1. TUTELIAMO IL PREMIO STREGA: È L’UNICA ZONA DELL’ANTICA SINISTRA RIMASTA INTATTA SOTTO IL MALDESTRO TRAVESTIMENTO RENZIANO. MA SE UN GIORNO VORRETE MOSTRARE AI VOSTRI FIGLI COS’ERA IL VECCHIO PD DOVE LI PORTERETE SE NON AL NINFEO? 2. NELL’ALLEGRA PALUDE DEL NINFEO, TRA I COMPLETI SUDATI DEI BUROCRATI, LA SCOLLATURA PREPOTENTE DELLA COSTAMAGNA, IL SORRISO BEATO DEL SINDACO MARINO, LE VECCHIE SIGNORE CON LA VELETTA E I BOSS EDITORIALI, VINCE FRANCESCO PICCOLO 3. DI PICCOLO, IL SAGGIO VOLTAIRE DIREBBE: “GLI DO IL MIO VOTO: È UN UOMO PULITO E BENEDUCATO. CONTRO DI LUI CI SONO SOLTANTO LE SUE OPERE, MA SONO COSÌ IRRILEVANTI!” 4. IL MECCANISMO CLIENTELARE DELLO STREGA È DI UN’ANTICHITÀ E DI UNA RAFFINATEZZA TALE DA FARE SEMBRARE IMBERBI E INGENUE LE COOP E GLI APPALTI DELL’EXPO

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  • Foto di Luciano Di Bacco per Dagospia

    Gli Stregati 2014: il Ninfeo di sinistra

    Video di Veronica Del Soldà per Dagospia

     

    DAGOREPORT

     

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    Tuteliamo il Premio Strega: è l’unica zona dell’antica sinistra rimasta intatta sotto il maldestro travestimento renziano. Ma se un giorno vorrete mostrare ai vostri figli cos’era il vecchio Pd dove li porterete se non al Ninfeo?

     

    Il papà indicherà col dito un personaggio di Piccolo calibro: “Guardate quello è il vincitore designato. Non è una meraviglia? Lo sanno tutti da mesi ma guarda quanto sono bravi a fare finta di niente!”

     

    Il meccanismo clientelare dello Strega è di un’antichità e di una raffinatezza tale da fare sembrare imberbi e ingenue le Coop e gli appalti dell’Expo. E non è che la chiusura al nuovo sia totale, anzi un po’ di cipria renziana è molto apprezzata, purchè non intacchi il rosso bersani o il bordeaux Sel di fondo. Ormai si misurano le percentuali di renzismo con la stessa minuziosità con cui un tempo si contavano i quarti di nobiltà.

    walter pedulla walter pedulla

     

    Una delle tante leggende che fioriscono all’ombra dello Strega vorrebbe che l’assenza quasi completa degli uffici stampa delle case editrici alla votazione della cinquina fosse dovuta a una capillare presenza di angeli indicatori che a casa degli anziani e spesso inamovibili e internet inetti anziani votanti offrivano il loro aiuto disinteressato al voto elettronico. Incredibile, è vero, potremmo giurare che stavano tutti al bar sotto casa Bellonci per non dare nell’occhio.

     

    Voltaire diceva: “Gli do il mio voto: è un uomo pulito e beneducato. Contro di lui ci sono sono solo le sue opere, ma sono così irrilevanti!”. Ma noi siamo progrediti e vogliamo qualcosa di più.

     

    Visto che lo Strega non si basa, per motivi d’equità, sul valore dei libri in gara, cerchiamo di individuare altri criteri di valutazione. Per esempio Se l’aereo su cui viaggiate con la cinquina dovesse cadere in una zona arida con chi vi sfamereste? Col magro Scurati o col florido Piccolo? Questa è la cultura in grado di nutrire il suo pubblico!

    vittorio sgarbi vittorio sgarbi

     

    Inoltre alla faccia di tutti gli scontenti come l’anziano marchese Abbate, bisogna riconoscerlo: Piccolo batte tutti anche dal punto di vista tricologico, per l’abbondanza e la rigogliosità del pelo. E c’è chi assicura che anche sulla pancia ne è assai provvisto. L’unico che potrebbe competere con lui è Nesi che non ha caso ha vinto lo Strega nel 2011.

     

    Ma torniamo ai criteri del Premio dei Premi: se doveste andare a Rimini con chi andreste? Con Scurati che di sicuro starebbe vestito sotto l’ombrellone o con quel compagnone di Piccolo che è un po’ l’Abatantuomo della letteratura?

     

    Certo anche gli altri hanno i loro meriti, ma più settoriali. Se si dovesse andare a una gara di liscio la Cilento non sarebbe perfetta? Ma per la fiera della paiata con chi si festeggerebbe meglio che con Catozzella?

     

    Pecoraro invece è il partner ideale per una seratina a base di scopone scientifico. Incarna la figura ormai tradizionale dell’Anziano, anzi per dirla alla weltroniana, del senior, che non può mancare in un premio così esaustivo come lo Strega.

     

    villa giulia villa giulia

    Certo per altri tipi, più intensi di piacere si sceglierebbe senza esitazioni Scurati che sa quali massaggiatrici arrivano al dunque e se lo scrive due volte è solo per farlo sapere agli amici. “Poi la ragazza m’impose le mani. Voltato di schiena, mi persi nell’ebetudine del godimento. Un piacere lieve, a bassa intensità, ma proprio per questo terminale ed estremo. Le sue mani sui miei polpacci, sui miei fianchi, nel solco delle natiche. Mi mutavano in un uomo immacolato, in un animale marino, una foca, un tonno, un bambino.

    Riccardo Cavallero Silvia Truzzi Riccardo Cavallero Silvia Truzzi

    Poi mi fece voltare. Ero finalmente, propriamente supino.

     

    La sentivo sussurrarmi parole soavi: ‘Sei stanco? Tanto lavoro… poverino… tanto stress… Ora penso io… penso io…’.” Qui Piperno se ne sarebbe andato lasciando il conto alla Mondadori, invece Scurati continua: “Impugna il mio pene come prima impugnava le mie dita, le caviglie, l’osso scafoide. Senza cambiare presa, lo unge come aveva unto i lombi, i dorsali, le clavicole. Nessuna soluzione di continuità. Non è sesso, non è simbolo, ma solo un’escrescenza carnosa, un’altra qualsiasi parte del corpo, un tessuto cavernoso, una parte decisamente minore. Massaggia anche quella, ecco tutto.”

     

    vestita in giallo vestita in giallo

    Roba forte vero? E in più lotta contro la disoccupazione delle massaggiatrici, tanto ormai tutto rientra nel Pil. Insomma, non trascuratelo, Scurati, con quell’aria goffa e spelacchiata, la bonomia messa su all’ultimo perché non si sa mai, si sta specializzando nella parte dell’Eterno Secondo, indispensabile a un Premio stabile come lo Strega. Perché come ha scritto: Regrediamo verso rapporti non paritetici, verso sottomissioni benefiche, verso scompensi paradisiaci. La nostra vita adulta è, oramai, solo un ricordo d’infanzia.”

     

    E che dire dell’Einaudi? Se Pavese avesse letto “Il desiderio di essere come tutti” forse non si sarebbe suicidato, avrebbe capito l’antifona, come va il mondo. Il Joyce di Caserta ha inaugurato vittoriosamente il flusso di incoscienza, la selfie-fiction in cui non importa se c’è ben poco da inventare, è il frullato di ego, anzi di igo, come dicono gli americans, che conta.

    valeria licastro e flaminia patrizi valeria licastro e flaminia patrizi

     

    E la resistenza ai rosiconi: “Io non mollo mai. Io invece resto qui. Perché non mi voglio salvare.” E la salvezza è lì, tra la folla del Ninfeo, i completi sudati dei burocrati, la scollatura prepotente della Costamagna, il sorriso beato del sindaco Marino, le vecchie signore con la veletta e i boss editoriali che si muovono lentamente come gloriosi galeoni nell’allegra palude.

     

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