Fabio Martini per La Stampa
Foto di Umberto Pizzi da Zagarolo
Sembra una delle solite, rituali riunioni all'insegna delle parole in codice, tra un intervento e l'altro Walter Veltroni fa pure lo spiritoso: «Fassino è andato oltre il tempo massimo in ragione della sua altezza, spero che sia controbilanciato da Enzo Bianco...», con allusione non simpaticissima alla statura dell'ex sindaco di Catania.
Si scherza fino a quando si prende la parola Giovanni Bachelet, figlio di Vittorio, il giurista ucciso dalle Br. Docente universitario di Fisica, cattolico democratico del filone idealista, uno che a 53 anni gira con lo zainetto e canta con la chitarra in chiesa, Bachelet non è un grande oratore, ma colpisce duro: «Bisognerebbe ammettere che questo Governo Ombra non ha funzionato: io faccio un gioco con tutti quelli che incontro nei circoli e gli chiedo: ditemi cinque nomi di ministri-ombra, ebbene a cinque non ci arriva nessuno! Questo Governo Ombra non so se convenga ripensarlo o azzerarlo... A me sembrano che in questo partito ci siano segni gravi di spappolamento».
Certo, Bachelet è un outisider, ma un'ora più tardi, quando prende la parola un altro personaggio fuori dal coro come Luca Sofri, figlio di Adriano, chiamato in Direzione da Walter, la musica è la stessa: «In giro nel partito si fanno battute su Veltroni ko, Veltroni addormentato, Veltroni sconfitto. E io mi chiedo: in mano a chi è questo partito? Quando si perde, come nelle squadra di calcio, si cambia l'allenatore anche se non è responsabile. Non parlo di Walter, ma i vertici si rimbocchino le maniche e se non ce la fanno, si spostino!».
Veltroni
E pure lui cala la scure sul Governo Ombra: «La cosa più fallimentare che ci siamo inventati». Bachelet e Sofri sono uno il contrario dell'altro, uno è cattolicissimo timido e anacronistico, l'altro è laicissimo e glamour, esprimono mondi lontani della galassia democratica non sono notabili di partito, non hanno pacchetti di tessere in tasca e non hanno l'ambizione di influire sull'esito formale della Direzione del Pd, conclusa da una applaudita replica di Walter Veltroni.
Ma la novità c'è. Proprio perché liberi da vincoli di componente, i due hanno rotto il tradizionale unanimismo della Direzione del Pd, portando umori e parole che si ascoltano nell'opinione pubblica vicina al Pd. Per la prima volta da quando esiste il Pd, in un organismo dirigente è stata intaccata l'intangibilità del segretario e oltretutto quella che sembrava un'invettiva del "solito" Parisi, il fallimento del Governo-Ombra, è diventato argomento di pubblico dibattito. Anche se alla fin fine per Veltroni la suggestione più insidiosa di tutte, rimbalzata tra un intervento e l'altro, è questa: caro Walter, dal punto di vista comunicativo Prodi è stato un disastro, ma anche tu non scherzi.
A tal riguardo, oltre a Sofri, le parole più taglienti le hanno pronunciate due professionisti della politica. Enzo Bianco: «Walter loro sono molto più bravi e più tosti rispetto al 1994 e al 2001, mandano messaggi che corrispondono a domande reali e questo è stato vincente rispetto all'Unione ma ora anche il Pd rischia di apparire incapace della necessaria capacità di decisione».
E Fassino: «Il loro messaggio decisionista entra in sintonia con lo smarrimento della società e io mi pongo il problema di come riusciamo a contrastare questa efficacia comunicativa». E chiede: «Il Pd alzi la qualità della sua opposizione». A parte Fassino, i notabili (da D'Alema in giù) sono rimasti in silenzio, Francesco Rutelli è andato via prima e quanto ad Arturo Parisi ha fatto diffondere un comunicato di protesta perché il vertice del partito continua ad ignorare una delibera dei Garanti che ha deliberato una sorta di "illegittimità" nelle modalità di elezione della Direzione.
Alfredo Raichlin
Un silenzio quasi corale che ha consentito a Veltroni di ignorato la fronda degli outsider e il segretario ha provato a parlare all'opinione pubblica più larga. Timori per una deriva girotondina? «Noi non imbracciamo la teoria del regime, è nota la mia fama di moderato, ma cosa pensano? Che siamo il club della pipa?». Il putinismo di Berlusconi? «Mica sto dicendo che ci sarà un colpo di Stato con Valerio Borghese, ma si stanno affievolendo le garanzie». Berlusconi? «Dice cose palesemente false, ha detto che ha preso un elicottero della Protezione civile per visitare un campo nomadi in Umbria, ma sappiamo tutti dove andato!», e cioè in un centro estetico.