Foto di Umberto Pizzi da Zagarolo
SILVIO BERLUSCONI
1 - PIPINO
F.d'E. per "Il Riformista" - «Sono Carlomagno». Berlusconi: «E io sono Pipino».
2 - STANCO, INCAZZATO E INQUISITORE IL TRIBUNALE INTERNO ASSOLVE MILIONI L'INCHIESTA DEL CAVALIERE INQUISITORE
Fabrizio d'Esposito per "Il Riformista"
Ci voleva Carlomagno per offuscare la stella, a dire il vero decisamente appannata di suo, di Silvio Berlusconi. Alla fine, il premier è stato costretto a metterci la faccia sul pasticcio delle liste del Pdl in Lazio e Lombardia. E nell'attesa conferenza stampa, nella sede del partito in via dell'Umiltà a Roma, è spuntato appunto Carlomagno. Che di nome fa Rocco e ha agitato la coda dell'incontro coi giornalisti.
PAOLO BONAIUTI
Rocco Carlomagno, qualificatosi come freelance e già noto per episodi del genere, ha contestato Berlusconi «sulle tangenti per gli appalti di Bertolaso» e si è scatenato il putiferio. Il più lesto a intervenire è stato Ignazio La Russa in veste di ministro dell'Attacco più che della Difesa. Prima ci ha provato con le buone, poi con le cattive. È finita con Carlomagno placcato dal ministro e cacciato dalla conferenza stampa.
MAURIZIO GASPARRI Carlomagno a parte, quello presentatosi ieri in via dell'Umiltà è stato un Cavaliere insolito e tradizionale allo stesso tempo. Uno strano cocktail di tardoberlusconismo, fatto del tipico linguaggio vetusto dell'imprenditore brianzolo (esempi: «inveritiere», «irato», «indubitabile») ma anche di parecchi errori (madornale quello sul Pdl, chiamato Pl, oppure lo scivolone sulle consonanti: «incontroversibile », con la "s" al posto della "t") che consegnano alla cronaca un premier stanco, incazzato più che scuro o nero in volto, tirato per la giacca a recitare una parte che stavolta si sarebbe sicuramente voluto risparmiare.
MARIELLA VENDITTI
Lo dimostra soprattutto un episodio accaduto durante il caos provocato da Carlomagno. Una ripresa tv mostra un assistente di Berlusconi che si avvicina a lui e gli dice di non esagerare. Testuale. Questa l'intera frase: «Presidente, non esageri. Le potrebbero fare queste domande. È uscita un'agenzia di Fini. Le ho fatto un'ipotesi di risposta ».
Un consiglio da cui trasudano preoccupazione e ansia per quello che potrebbe dire il premier, mai come questa volta. Il Caimano, però, sebbene appannato, è sempre in agguato. E così con uno scatto nel tono della voce, il Cavaliere per coprire i suoi uomini implicati nel pasticcio delle liste rilancia uno dei capisaldi della sua visione ad personam della politica e della realtà in generale: la colpa è sempre degli altri. Mai «mia». Mai «nostra».
MARIELLA VENDITTI Anzi: «Io sono qui, noi siamo qui per reagire alla assoluta disinformazione che è stata fatta sulla vicenda delle liste e per dare un ricostruzione fedele di quanto è accaduto». Esempio: non ho mai chiamato «un branco d'imbecilli » la classe dirigente del Pdl laziale. E per offrire la «ricostruzione fedele di quanto è accaduto », Berlusconi infrange due tabù. Il primo ha dell'incredibile. Il premier inquisitore. Questa la sua autodefinizione: «Ho fatto l'inquisitore. Mi sono occupato personalmente delle indagini per appurare cosa fosse accaduto».
IGNAZIO LA RUSSA ROCCO CARLOMAGNO
Risultato: la colpa è degli altri, ovviamente. Dei giudici dell'ufficio circoscrizionale e della gazzarra dei radicali: «Ci è stato impedito di presentare le liste. Non vi è stata da parte nostra nessuna responsabilità riconducibile ai nostri dirigenti ». Come in un vero e proprio processo a senso unico, il premier s'incarna in un tribunale monocratico del Popolo della libertà e rompe il suo secondo tabù: legge un testo scritto. Ossia la requisitoria contro giudici e radicali che al tempo stesso è anche difesa e assoluzione finale dei poveri rappresentanti del Pdl, perseguitati da un complotto dei comunisti.
IGNAZIO LA RUSSA ROCCO CARLOMAGNO
Il senso del ridicolo è messo a dura prova dai centimetri di Milioni, l'esponente del Pdl che non è riuscito a presentare nel Lazio la lista del primo partito italiano: «I nostri delegati del Pdl del Lazio sono arrivati in tempo e prima del termine previsto all'interno della cancelleria per presentare la liste con tutta la relativa documentazione. Fin dalle 11.40 erano davanti alla cancelleria. E sono rimasti lì fino alla gazzarra inscenata dai radicali».
IGNAZIO LA RUSSA ROCCO CARLOMAGNO
Ecco il clou: «Milioni e Polesi chiedevano l'intervento del magistrato ma con loro grande sorpresa, il dottor Diamanti, con l'aiuto di Anna Argento, decideva incredibilmente che erano esclusi, asserendo che si trovavano oltre una linea di un centimetro in questo grande salone».
DENIS VERDINI Berlusconi legge come costretto la meticolosa e noiosa «ricostruzione fedele», stilata con freddo linguaggio burocratico (l'esatto opposto del suo stile diretto) ma il punto d'arrivo è gridato con coraggio ai presenti: anche senza lista «raddoppieremo i nostri sforzi per fare vincere la Polverini. Vinceremo nonostante questa penalizzazione ingiustificata. Mi rendo conto che c'è stato un danno alla nostra immagine sia all'esterno che all'interno. Ma all'estero ho una grande considerazione da parte dei capi di Stato perché non sono solo un politico ma anche un tycoon». Ergo, non c'è alcuna ipotesi di rinvio delle elezioni ma solo un «cedimento» alla piazza per la manifestazione del 20 marzo.
DENIS VERDINI
BERLUSCONI Sul decreto cosiddetto «interpretativo » promette un'altra conferenza stampa. Però rivela: «Il sottosegretario Gianni Letta, durante la preparazione del provvedimento, ha anche telefonato al segretario del Pd Bersani e lo ha avvisato del progetto del governo». Nel finale, il Cavaliere ripete ad libitum il verbo prevalere, dal sapore biblico. Non prevarranno le porte degli Inferi. Lui sostituisce gli Inferi con un incomprensibile «maleficio». «Bisogna prevalere su ogni maleficio», sinonimo di delitto o di pratica magica contro qualcuno. Delle due l'una: i comunisti o sono criminali o sono maghi.
IGNAZIO LA RUSSA ROCCO CARLOMAGNO