SODANO TORNA E PARLA - "ME NE ANDAI DA CANALE 5 PERCHÉ ENTRAI IN GUERRA CON COSTANZO. LUI MINACCIÒ DI ANDARE IN RAI E CHIESE DI FARE IL DIRETTORE. GALLIANI DISSE "NON POSSIAMO DIRE DI NO". FECI IL DURO E PERSI."
Francesco Specchia per Libero
«Io stavo tanto bene al sole, tra i grilli e i passerotti. Sur trattore, ad arare i 13 ettari del poderello, a fà l'olio e godermi la pensione. Poi è arrivata 'sta telefonata: 'a Giampa' torna, a 'Giampà ciavemo bisogno. Allora mi sono chiesto: è giusto che uno co' l'esperienza mia, a 62 anni, si sottragga alla chiamata? É giusto che se ne fotta del bene del Paese?». Ennò che non è giusto.
Siccome in politica -come scriveva il viaggiatore André Suarès- la saggezza è non rispondere alle domande, ma l'arte di non lasciarsele fare, il 14 febbraio 2003, Giampaolo Sodano, novello Cincinnato abbronzato come un gladiatore sotto il cielo della Ciociaria, le domande se la fece da solo. Schiodarsi o no dall'azienda agricola («Per disintossicarsi da 10 anni di miasmi di viale Mazzini») alle pendici di Sutri, profondo viterbese, per ributtarsi in politica? Lasciare o no alla moglie urbanista Fabrizia i 6000 ulivi «piantati uno ad uno colle mie manine»?
Eppoi, per ricominciare da zero una carriera che l'aveva già visto sceneggiatore, giornalista, cinephile specializzato in Sordi e Alain Robbe Grillet, parlamentare, amministratore Sipra, direttore di rete, traversatore instancabile di savane e paludi della prima Repubblica? Diavolo. Se Gianni Letta, Fabrizio Cicchitto e Sandro Bondi -la sacra Trimurti azzurra-lo volevano coordinatore romano di Forza Italia, una ragione ci sarà stata. Sodano ci rimuginò su. Cinque minuti. Giusto il tempo di rassettare la chioma screziata dal tempo e dagli anticrittogramici; d'infilarsi blazer, polsini e scarpe in copale, e di preparare il suo piano anti -Walter Veltroni, ora sindaco di Roma, ma un tempo brufoloso cineoperatore che egli stesso raccomandò al primo posto di lavoro. La nemesi, praticamente.
Sodano è l'inaffondabile revenant. Come Albino Longhi alla Rai, Niels Liedholm nel calcio o Harvey Keitel nei film di Tarantino, ritorna quando le cose s'incasinano oltre il livello di guardia.
«Mi chiamano per normalizzare. Eppure io sono sempre stato un rivoluzionario. Appena mi insediai a Raidue nell'89 presentai la fiction "Il giovane Mussolini", e dissi che il fascismo aveva avuto i suoi anni felici, quelli del boom e quelli in cui i miei genitori si fidanzarono. Prima di Gianfranco Fini. Diciamo che ho anticipato pure "Il sangue dei vinti" di Pansa e il revisionismo di Mieli...».
Alt, direttore. Iniziamo da capo. Lei, geometra, figlio di madre orfana e di un controllore di volo a Centocelle, che abitava al Tuscolano...
«...una sola stanza più servizi, al 9° piano di un palazzone dormitorio; mi ricordo mio padre che mi ci portava in spalla. Infanzia povera ma onesta, come si dice. Dopo il diploma campavo recensendo film e libri su Paese sera grazie ad Antonello Trombadori: letteratura Usa e francese contemporanea, mica cavoli. Poi entrai in Rai per concorso, era il '66. Il mio esaminatore fu Angelo Gugliemi. Lo conoscevo perchè ero la mascotte del suo Gruppo '63»
Non era lei, agli inizi, che si spacciava per parente di Angelo Sodano, segretario di Stato vaticano?
«No. Però il Papa stesso, quando mi ricevette in udienza indicò il cardinale e mi disse: "Scusi, lei è parente di quello lì". Risposi: "Non credo Santità, io sono originario di Napoli, lui di Asti". E il Papa, dubbioso: "S'informi, chè un po' v'assomigliate..."»
Vabbè, niente raccomandazione dello Spirito Santo. Ma con quella di Craxi lei divenne direttore di Raidue.
«Bé era normale, me fanno ride i battibecchi ipocriti tra Cattaneo e Annunziata sulle nomine: ci sono sempre state. Inoltre io ero già stato deputato, e amico di Bettino, che è un Berlusconi con più tecnica. Ero con lui al Raphael il giorno che lasciò l'Italia, era in grande solitudine; attorno a lui solo qualche giovane: Luca Iosi, che ora fa il produttore tv, e pochi altri. Allora decisi di smettere anch'io con la politica»
Lo fece perché arrestarono suo cognato Sergio Cusani?
«Un grande dolore, ci trattavano come appestati. Ma è passata. Oggi non mi piacciano i professionisti di Tangentopoli come Travaglio o quelli come De Michelis che si buttano sui resti del Psi. Non incolpo i giudici, attori in una commedia dove mancava il ruolo dei ghigliottinatori. Ma la domanda è: com'è potuto accadere che il pubblico applaudisse ad ogni testa caduta?»
Con Parmalat è lo stesso?
«Uguale. Non sono i quattro soldi questuati a Tanzi; è la nostra industria che è da sempre cresciuta all'ombra della politica»
Non è chiaro perchè Forza Italia l'ha strappata al suo dorato esilio.
«C'è un problema di ripristinare il tessuto. Comunicazione. A Forza Italia, le parrà strano, ma sono scarsetti proprio nella comunicazione»
A me l'hanno detta diversa: lei sarebbe qui perché il piano regolatore di Veltroni è troppo attento agli interessi dei costruttori.
«Appunto, comunicazione. Tra loro c'è una comunicazione migliore»
Forza Italia, secondo i sondaggi, perde 10 punti rispetto all'Ulivo. Colpa sempre della comunicazione, o Berlusconi ha fatto qualche fesseria ?
«La seconda. Vede Silvio -con cui ho cenato da poco, a casa di Lino Jannuzzi- è un grande uomo di grandi virtù. Quindi devono essere grandi anche gli errori. Per esempio la Cirami, le donazioni, il conflitto d'interessi tutta robba giusta, per carità. Però se le faceva dopo era meglio. Il problema è che Berlusconi annunciò un anno meraviglioso e la gente ora pensa: "Ma come c'aveva detto che era 'na meraviglia, e 'anvedi mo' che schifo.»
Si rende conto che lei, da solo sta sputtanando il lavoro dell'intero staff di comunicazione del Premier, vero?
«Mai stato chinato con Craxi, figuriamoci ora che non devo far carriera...»
Sodano, lei lasciò la Rai nel '97, per un litigio con l'allora direttore generale Iseppi.
«Ero presidente della consociata Sacis, e mi intimò di non operare per conto dell'azienda»
A me dicono che lei aveva le mani bucate. Bravo, ma con le mani bucate.
«È una cazzata»
Dicono che si organizzava i Festival di cinema e cartoni animati ad Amalfi e Sorrento perchè era vicino a casa.
«È un'autentica cazzata. Non ho mai fatto andare i conti in rosso, semmai li ho risanati. E ora quei festival li fanno ancora, ma li fanno male»
C'è un mistero che non ha mai dipanato. Lei arrivò nel '97 alla direzione di Canale5 e Maurizio Costanzo la sostituì dopo pochissimo. E lei sparì senza dire nulla. Come andò?
«É ora di dirla tutta. Berlusconi in persona, mi chiamò ad Arcore e mi disse: "Giampaolo, bisogna rimettere a posto Mediaset, si sono creati dei potentati interni che mi stanno tagliando fuori. Tu che hai polso devi ripristinare il potere centrale". E io cominciai da Canale5»
Ricordo. Disse di "Striscia" «Vorrei che Ricci alzasse il bersaglio, che se la prendesse con Prodi, Ciampi, Veltroni». Una genialata, la sua...
«Non fu tanto Ricci. Me ne andai perché entrai in guerra con Costanzo. Lui allora minacciò di andare in Rai e chiese di fare il direttore. Galliani disse "Non possiamo dire di no". Feci il duro e persi. E pensare che la moglie Maria De Filippi cancellò un programma becerissimo su mio consiglio. Ora il mio compito, però, è passato a Piersilvio...»
In che senso, Piersilvio?
«Piersilvio Berlusconi sta avocando, giustamente, a sé il potere. Me lo ricordo da apprendista. Assisteva alle riunioni senza fiatare, aveva l'umiltà dell'intelligenza. Tutti pensavano, a Mediaset, che fosse il cretino della famiglia, e che la furba fosse la sorella. Io pensavo, ridete ridete, che mo' questo ve un culo così. Avevo ragione io»
Sodano, è vero che ha costretto suo figlio a studiare il cinese dall'età di 15 anni?
«Vero. Era per il suo bene»
Non mi pare carino.
«Ma è un investimento. Quando ero deputato Psi passai un mese a Pechino. Mi accolse il capo del partito comunista che, a cena, declamava a memoria i discorsi di Aldo Moro. Mi resi conto che avevano potenzialità pazzesche, avrebbero assaltato l'economia, scosso il libero mercato. Così c'ho mandato il mio Gabriele. Ora sta lì per conto di Diego Della Valle; e, ovviamente, io c'ho azzeccato 'n altra volta...»
Dagospia 06 Aprile 2004
«Io stavo tanto bene al sole, tra i grilli e i passerotti. Sur trattore, ad arare i 13 ettari del poderello, a fà l'olio e godermi la pensione. Poi è arrivata 'sta telefonata: 'a Giampa' torna, a 'Giampà ciavemo bisogno. Allora mi sono chiesto: è giusto che uno co' l'esperienza mia, a 62 anni, si sottragga alla chiamata? É giusto che se ne fotta del bene del Paese?». Ennò che non è giusto.
Siccome in politica -come scriveva il viaggiatore André Suarès- la saggezza è non rispondere alle domande, ma l'arte di non lasciarsele fare, il 14 febbraio 2003, Giampaolo Sodano, novello Cincinnato abbronzato come un gladiatore sotto il cielo della Ciociaria, le domande se la fece da solo. Schiodarsi o no dall'azienda agricola («Per disintossicarsi da 10 anni di miasmi di viale Mazzini») alle pendici di Sutri, profondo viterbese, per ributtarsi in politica? Lasciare o no alla moglie urbanista Fabrizia i 6000 ulivi «piantati uno ad uno colle mie manine»?
Eppoi, per ricominciare da zero una carriera che l'aveva già visto sceneggiatore, giornalista, cinephile specializzato in Sordi e Alain Robbe Grillet, parlamentare, amministratore Sipra, direttore di rete, traversatore instancabile di savane e paludi della prima Repubblica? Diavolo. Se Gianni Letta, Fabrizio Cicchitto e Sandro Bondi -la sacra Trimurti azzurra-lo volevano coordinatore romano di Forza Italia, una ragione ci sarà stata. Sodano ci rimuginò su. Cinque minuti. Giusto il tempo di rassettare la chioma screziata dal tempo e dagli anticrittogramici; d'infilarsi blazer, polsini e scarpe in copale, e di preparare il suo piano anti -Walter Veltroni, ora sindaco di Roma, ma un tempo brufoloso cineoperatore che egli stesso raccomandò al primo posto di lavoro. La nemesi, praticamente.
Sodano è l'inaffondabile revenant. Come Albino Longhi alla Rai, Niels Liedholm nel calcio o Harvey Keitel nei film di Tarantino, ritorna quando le cose s'incasinano oltre il livello di guardia.
«Mi chiamano per normalizzare. Eppure io sono sempre stato un rivoluzionario. Appena mi insediai a Raidue nell'89 presentai la fiction "Il giovane Mussolini", e dissi che il fascismo aveva avuto i suoi anni felici, quelli del boom e quelli in cui i miei genitori si fidanzarono. Prima di Gianfranco Fini. Diciamo che ho anticipato pure "Il sangue dei vinti" di Pansa e il revisionismo di Mieli...».
Alt, direttore. Iniziamo da capo. Lei, geometra, figlio di madre orfana e di un controllore di volo a Centocelle, che abitava al Tuscolano...
«...una sola stanza più servizi, al 9° piano di un palazzone dormitorio; mi ricordo mio padre che mi ci portava in spalla. Infanzia povera ma onesta, come si dice. Dopo il diploma campavo recensendo film e libri su Paese sera grazie ad Antonello Trombadori: letteratura Usa e francese contemporanea, mica cavoli. Poi entrai in Rai per concorso, era il '66. Il mio esaminatore fu Angelo Gugliemi. Lo conoscevo perchè ero la mascotte del suo Gruppo '63»
Non era lei, agli inizi, che si spacciava per parente di Angelo Sodano, segretario di Stato vaticano?
«No. Però il Papa stesso, quando mi ricevette in udienza indicò il cardinale e mi disse: "Scusi, lei è parente di quello lì". Risposi: "Non credo Santità, io sono originario di Napoli, lui di Asti". E il Papa, dubbioso: "S'informi, chè un po' v'assomigliate..."»
Vabbè, niente raccomandazione dello Spirito Santo. Ma con quella di Craxi lei divenne direttore di Raidue.
«Bé era normale, me fanno ride i battibecchi ipocriti tra Cattaneo e Annunziata sulle nomine: ci sono sempre state. Inoltre io ero già stato deputato, e amico di Bettino, che è un Berlusconi con più tecnica. Ero con lui al Raphael il giorno che lasciò l'Italia, era in grande solitudine; attorno a lui solo qualche giovane: Luca Iosi, che ora fa il produttore tv, e pochi altri. Allora decisi di smettere anch'io con la politica»
Lo fece perché arrestarono suo cognato Sergio Cusani?
«Un grande dolore, ci trattavano come appestati. Ma è passata. Oggi non mi piacciano i professionisti di Tangentopoli come Travaglio o quelli come De Michelis che si buttano sui resti del Psi. Non incolpo i giudici, attori in una commedia dove mancava il ruolo dei ghigliottinatori. Ma la domanda è: com'è potuto accadere che il pubblico applaudisse ad ogni testa caduta?»
Con Parmalat è lo stesso?
«Uguale. Non sono i quattro soldi questuati a Tanzi; è la nostra industria che è da sempre cresciuta all'ombra della politica»
Non è chiaro perchè Forza Italia l'ha strappata al suo dorato esilio.
«C'è un problema di ripristinare il tessuto. Comunicazione. A Forza Italia, le parrà strano, ma sono scarsetti proprio nella comunicazione»
A me l'hanno detta diversa: lei sarebbe qui perché il piano regolatore di Veltroni è troppo attento agli interessi dei costruttori.
«Appunto, comunicazione. Tra loro c'è una comunicazione migliore»
Forza Italia, secondo i sondaggi, perde 10 punti rispetto all'Ulivo. Colpa sempre della comunicazione, o Berlusconi ha fatto qualche fesseria ?
«La seconda. Vede Silvio -con cui ho cenato da poco, a casa di Lino Jannuzzi- è un grande uomo di grandi virtù. Quindi devono essere grandi anche gli errori. Per esempio la Cirami, le donazioni, il conflitto d'interessi tutta robba giusta, per carità. Però se le faceva dopo era meglio. Il problema è che Berlusconi annunciò un anno meraviglioso e la gente ora pensa: "Ma come c'aveva detto che era 'na meraviglia, e 'anvedi mo' che schifo.»
Si rende conto che lei, da solo sta sputtanando il lavoro dell'intero staff di comunicazione del Premier, vero?
«Mai stato chinato con Craxi, figuriamoci ora che non devo far carriera...»
Sodano, lei lasciò la Rai nel '97, per un litigio con l'allora direttore generale Iseppi.
«Ero presidente della consociata Sacis, e mi intimò di non operare per conto dell'azienda»
A me dicono che lei aveva le mani bucate. Bravo, ma con le mani bucate.
«È una cazzata»
Dicono che si organizzava i Festival di cinema e cartoni animati ad Amalfi e Sorrento perchè era vicino a casa.
«È un'autentica cazzata. Non ho mai fatto andare i conti in rosso, semmai li ho risanati. E ora quei festival li fanno ancora, ma li fanno male»
C'è un mistero che non ha mai dipanato. Lei arrivò nel '97 alla direzione di Canale5 e Maurizio Costanzo la sostituì dopo pochissimo. E lei sparì senza dire nulla. Come andò?
«É ora di dirla tutta. Berlusconi in persona, mi chiamò ad Arcore e mi disse: "Giampaolo, bisogna rimettere a posto Mediaset, si sono creati dei potentati interni che mi stanno tagliando fuori. Tu che hai polso devi ripristinare il potere centrale". E io cominciai da Canale5»
Ricordo. Disse di "Striscia" «Vorrei che Ricci alzasse il bersaglio, che se la prendesse con Prodi, Ciampi, Veltroni». Una genialata, la sua...
«Non fu tanto Ricci. Me ne andai perché entrai in guerra con Costanzo. Lui allora minacciò di andare in Rai e chiese di fare il direttore. Galliani disse "Non possiamo dire di no". Feci il duro e persi. E pensare che la moglie Maria De Filippi cancellò un programma becerissimo su mio consiglio. Ora il mio compito, però, è passato a Piersilvio...»
In che senso, Piersilvio?
«Piersilvio Berlusconi sta avocando, giustamente, a sé il potere. Me lo ricordo da apprendista. Assisteva alle riunioni senza fiatare, aveva l'umiltà dell'intelligenza. Tutti pensavano, a Mediaset, che fosse il cretino della famiglia, e che la furba fosse la sorella. Io pensavo, ridete ridete, che mo' questo ve un culo così. Avevo ragione io»
Sodano, è vero che ha costretto suo figlio a studiare il cinese dall'età di 15 anni?
«Vero. Era per il suo bene»
Non mi pare carino.
«Ma è un investimento. Quando ero deputato Psi passai un mese a Pechino. Mi accolse il capo del partito comunista che, a cena, declamava a memoria i discorsi di Aldo Moro. Mi resi conto che avevano potenzialità pazzesche, avrebbero assaltato l'economia, scosso il libero mercato. Così c'ho mandato il mio Gabriele. Ora sta lì per conto di Diego Della Valle; e, ovviamente, io c'ho azzeccato 'n altra volta...»
Dagospia 06 Aprile 2004