E PER FINI DOPO LE PALLE DI VELLUTO ORA SONO DAVVERO CETRIOLI AMARI - DOPO LA SANTADECHÈ, SPARANO SUL LEADER DI AN ANCHE ISABELLA RAUTI (LADY ALEMANNO) E DONNA ASSUNTA ALMIRANTE: "TUTTI VOTANO APPRESSO A GIANFRANCO E POI GLI PARLANO DIETRO LE SPALLE".
Dopo il j'accuse violentissimo del più autorevole intellettuale della destra Marcello Veneziani, scendono in campo le due donne più significative della destra italiana contro Gianfranco Fini ed in difesa della Santadechè. Su "Libero" una pagina intera di Isabella Rauti, figlia di una delle bandiere del Msi e moglie del più intelligente colonnello del partito Gianni Alemanno e su "Il Secolo" la donna più amata della base nera, l'unica considerata con le palle, Donna Assunta Almirante.
Entrambe con toni e modi diverso contestano a Fini la mancanza di una vera democrazia interna nel partito. "Quando in An fanno le assemblee tutti votano appresso a Fini e poi gli parlano dietro le spalle". Per dirla alla Santadechè, palle di velluto. E poi la stilettata malvagia: "Quando c'era Giorgio si discuteva di più perchè si esprimevano diverse posizioni e si trovava un punto di accordo. Ma se tutti fanno finta di essere contenti e poi dietro fanno gli scontenti, queste riunioni, queste assemblee nazionali, sono sterili..."
E Isabella Rauti, una delle intellettuali più amate dalla destra affonda il dito nella piaga. " Il merito principale di questa vicenda è di aver portato in primo piano il tema della rappresentanza femminile e della democrazia interna dei partiti che ovviamente non riguarda solo An". Quello che maggiormente ha impressionato la Rauti , autorevole consigliere nazionale di parità del Ministero del Lavoro è la posizione compatta delle dirigenti "azzerate" del Dipartimento Pari Opportunità. " Che le componenti del dipartimento insorgessero con questa coesione e questo coraggio, diciamolo, non è facile nel partito...."
E per Fini dopo le palle di velluto ora sono davvero cetrioli amari.
2 - SANTANCHÈ E LE «NEMICHE»: «SBAGLIANO, AN È CON ME E POI IO BALLO DA SOLA»
Lorenzo Salvia per il "Corriere della Sera"
«Queste cose avrei preferito sentirle nelle tante riunioni che abbiamo fatto insieme».
Pugnalata alle spalle? (Sospiro). «Ma no, non giudico nessuno. Faccio il politico non il giudice». Diplomazia e sorriso sulle labbra. Ma poi quando le critiche escono dal mazzo una ad una, Daniela Santanché ha la risposta pronta. Come quando parlava di An «senza democrazia», di Fini «più temuto che amato», di «colonnelli con le palle di velluto».
Flavia Perina dice che lei è estranea alla cultura di An.
«Credevo di far parte di An, credevo ci fosse stata la svolta di Fiuggi. La storia del Msi, che rispetto, non l'ho vissuta. È vero, ma non me ne possono fare una colpa e attardarsi su posizioni superate».
Per Viviana Beccalossi lei vuole solo una corrente tutta sua.
«Una cara amica che si sbaglia di grosso».
L'elenco è lungo. Angela Tatarella dice che se ognuno va per conto suo è anarchia.
«Prendo nota. Mi limito ad osservare che non vado per conto mio perché non sono sola».
Tra i dirigenti nessuno l'ha difesa. Chi è con lei?
«Ad esempio le coordinatrici regionali per le pari opportunità: Fulvia Tombolini, Claudia Antonelli, Marina Baratti, Anna Sciangula, Anna Iacono e tutte quelle che con me hanno firmato la lettera aperta a Fini».
Non sono nomi di peso.
«Non lo sono nemmeno i tantissimi militanti che mi hanno scritto. Ma questa è la pancia del partito, quelli che la politica la fanno per passione e non per il potere. Se stanno con me è perché do voce ai loro sussurri».
E cosa dicono questi sussurri?
«Tutti lo sanno, nessuno lo dice. Raccontano la sorpresa, il malumore per tutti gli strappi di Fini: il referendum sulla fecondazione, il voto agli immigrati, il Corano nelle scuole».
Si sente isolata dal suo partito?
«No. Però sto raccogliendo le firme per il mio disegno di legge sul divieto del velo fino a 18 anni. Ci sono di Forza Italia, Lega, Udc, Margherita. Di An, per ora, nessuna».
Fini si è fatto sentire negli ultimi giorni?
«No».
E Berlusconi?
«No, nemmeno lui. Ma perché me lo chiede?».
C'è chi pensa che il vero obiettivo sia rovinare l'immagine di Fini leader della Cdl.
«(Ride) Non sono strumento di nessuno. Io ballo da sola».
Dagospia 19 Gennaio 2007
Entrambe con toni e modi diverso contestano a Fini la mancanza di una vera democrazia interna nel partito. "Quando in An fanno le assemblee tutti votano appresso a Fini e poi gli parlano dietro le spalle". Per dirla alla Santadechè, palle di velluto. E poi la stilettata malvagia: "Quando c'era Giorgio si discuteva di più perchè si esprimevano diverse posizioni e si trovava un punto di accordo. Ma se tutti fanno finta di essere contenti e poi dietro fanno gli scontenti, queste riunioni, queste assemblee nazionali, sono sterili..."
E Isabella Rauti, una delle intellettuali più amate dalla destra affonda il dito nella piaga. " Il merito principale di questa vicenda è di aver portato in primo piano il tema della rappresentanza femminile e della democrazia interna dei partiti che ovviamente non riguarda solo An". Quello che maggiormente ha impressionato la Rauti , autorevole consigliere nazionale di parità del Ministero del Lavoro è la posizione compatta delle dirigenti "azzerate" del Dipartimento Pari Opportunità. " Che le componenti del dipartimento insorgessero con questa coesione e questo coraggio, diciamolo, non è facile nel partito...."
E per Fini dopo le palle di velluto ora sono davvero cetrioli amari.
2 - SANTANCHÈ E LE «NEMICHE»: «SBAGLIANO, AN È CON ME E POI IO BALLO DA SOLA»
Lorenzo Salvia per il "Corriere della Sera"
«Queste cose avrei preferito sentirle nelle tante riunioni che abbiamo fatto insieme».
Pugnalata alle spalle? (Sospiro). «Ma no, non giudico nessuno. Faccio il politico non il giudice». Diplomazia e sorriso sulle labbra. Ma poi quando le critiche escono dal mazzo una ad una, Daniela Santanché ha la risposta pronta. Come quando parlava di An «senza democrazia», di Fini «più temuto che amato», di «colonnelli con le palle di velluto».
Flavia Perina dice che lei è estranea alla cultura di An.
«Credevo di far parte di An, credevo ci fosse stata la svolta di Fiuggi. La storia del Msi, che rispetto, non l'ho vissuta. È vero, ma non me ne possono fare una colpa e attardarsi su posizioni superate».
Per Viviana Beccalossi lei vuole solo una corrente tutta sua.
«Una cara amica che si sbaglia di grosso».
L'elenco è lungo. Angela Tatarella dice che se ognuno va per conto suo è anarchia.
«Prendo nota. Mi limito ad osservare che non vado per conto mio perché non sono sola».
Tra i dirigenti nessuno l'ha difesa. Chi è con lei?
«Ad esempio le coordinatrici regionali per le pari opportunità: Fulvia Tombolini, Claudia Antonelli, Marina Baratti, Anna Sciangula, Anna Iacono e tutte quelle che con me hanno firmato la lettera aperta a Fini».
Non sono nomi di peso.
«Non lo sono nemmeno i tantissimi militanti che mi hanno scritto. Ma questa è la pancia del partito, quelli che la politica la fanno per passione e non per il potere. Se stanno con me è perché do voce ai loro sussurri».
E cosa dicono questi sussurri?
«Tutti lo sanno, nessuno lo dice. Raccontano la sorpresa, il malumore per tutti gli strappi di Fini: il referendum sulla fecondazione, il voto agli immigrati, il Corano nelle scuole».
Si sente isolata dal suo partito?
«No. Però sto raccogliendo le firme per il mio disegno di legge sul divieto del velo fino a 18 anni. Ci sono di Forza Italia, Lega, Udc, Margherita. Di An, per ora, nessuna».
Fini si è fatto sentire negli ultimi giorni?
«No».
E Berlusconi?
«No, nemmeno lui. Ma perché me lo chiede?».
C'è chi pensa che il vero obiettivo sia rovinare l'immagine di Fini leader della Cdl.
«(Ride) Non sono strumento di nessuno. Io ballo da sola».
Dagospia 19 Gennaio 2007