IL CINEMA DEI GIUSTI - ''NOI RUBAVAMO, MA PERCHÉ PRIMA C'ERANO I SOLDI''. LA BATTUTA MIGLIORE DI ''BENTORNATO PRESIDENTE'', SEQUEL SEMPRE CON BISIO, MA DIRETTO DAL PIÙ ESPERTO RICCARDO MILANI - CI SONO TUTTI: SIMIL RENZI, SALVINI, DI MAIO, CONTE - “LA GENTE SI VUOL SENTIR DIRE LE PAROLE CHE SENTE LA MATTINA AL BAR”, PERCHÉ, QUANDO MANCANO I SOLDI, “SE SEI DI DESTRA CACCI I NERI, SE SEI DI SINISTRA URLI AI FASCI” - IL PROBLEMA È CHE LA REALTÀ ORMAI SUPERA LA PARODIA

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Marco Giusti per Dagospia

 

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“Noi rubavamo, ma perché prima c’erano i soldi”, dice il simil Fiorito di Massimo Popolizio al neo Presidente del Consiglio Claudio Bisio riferendosi al momento politico attuale. E’ la battuta migliore del film, Bentornato Presidente, commedia di satira politica diretta con brio da Giancarlo Fontana e Giuseppe Stasi, sequel di Benvenuto Presidente sempre con Bisio impavido protagonista, sempre scritto da Fabio Bonifacci su soggetto del produttore Nicola Giuliano, ma diretto dal più esperto Riccardo Milani.

 

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Se nel primo film, ormai lontanissimo, si cercava di cogliere la confusione di un momento politico con l’Italia divisa tra 5stelle, bersaniani e destra alla ricerca di un Presidente della Repubblica fuori dai giochi, anche in questo caso si cerca di fotografare la realtà politica del paese governato da Salvini-Di Maio-Conte otto anni dopo. C’è tutto. Va detto. Il Decreto Sicurezza. La fabbrica delle Fake News, Il quasi Salvini di Paolo Calabresi che digrigna i denti a favore di telecamere e sui social. Il quasi Di Maio di Guglielmo Poggi con la sua arietta di ragazzino saputello.

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Il quasi Renzi, Marco Ripoldi, che si ritrova un partito diviso in 54 correnti, Un vecchio Presidente della Repubblica, Antonio Petrocelli, che cerca di salvare il salvabile. Uno spin doctor barbuto, Pietro Sermonti. I servizi segreti. I poteri forti che giocano sullo spread. E un Presidente del Consiglio, che si chiama Giuseppe Garibaldi, interpretato da Claudio Bisio, capitato lì per caso, richiamato dalla sua Caprera a far da burattino ai due viceministri. Anche se lui, più che alla politica, pensa a come riconquistare sua moglie, Sarah Felberbaum, e non più Kasja Smutmiak, che lo ha lasciato perché nella loro villetta al Nord si sentiva come schiava di Mauro Corona.

 

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Così ritorna a Roma, a far da simil Conte fra il simil Salvini e il simil Di Maio. Che si limitano a sbruffonate, “La gente si vuol sentir dire le parole che sente la mattina al bar”, perché, quando mancano i soldi, come dice Popolizio, “se sei di destra cacci i neri, se sei di sinistra urli ai fasci”. Si salva solo il weekend, perché “il weekend è come Roma… eterno”. I registi, Fontana e Stasi, reduci dal curioso Metti la nonna in freezer, fanno cosa possono per ravvivare la situazione con musiche moderne, riprese e montaggi azzardati, anche troppo. Bisio è bravo e simpatico, il Salvini di Paolo Calabresi fa parecchio ridere, hanno purtroppo poco spazio il Fiorito di Popolizio, ma anche il Bersani di Ivano Marescotti, mentre Gigio Morra si limita a una particina. Magari circola un filo di qualunquismo.

 

Ma il vero problema rimane il fatto che la realtà dei veri Salvini-Di Maio-Renzi-Toninelli è imbattibile quanto a carica comica-parodistica rispetto alla satira. Per quanto intelligente ti sforzi di farla diventare. Detto questo, il film si vede con piacere. Qualche battuta buona c’è: “Per quest’anno, perché non paghiamo tutti le tasse?”, “La lotta alla mafia? La faremo…”. In sala da giovedì 28 marzo. 

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