FOGLIETTA AVVELENATA - LA CONDUTTRICE DEL DOPOFESTIVAL SILURA LA “LEGGEREZZA” DI BAGLIONI: “QUESTO SANREMO MI HA DELUSO. MI SAREBBE PIACIUTO CHE LA QUESTIONE DEI MIGRANTI AVESSE PIÙ SPAZIO - AVREI VOLUTO PIÙ SPINE, NON UN CUSCINO COMODO. TUTTI ABBIAMO PAURA OGGI A ESPRIMERE OPINIONI NON ALLINEATE. È UMANO, MA SE NON LO FACCIAMO NOI ARTISTI...”

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Piero Negri per “la Stampa”

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Sono una donna che ha sempre aspettative molto alte - premetta Anna Foglietta, conduttrice del DopoFestival con Melissa Greta Marchetto e Rocco Papaleo - ma questo Festival mi ha un po' deluso».

 

Signora Foglietta, protagonista di tanto cinema italiano («Perfetti sconosciuti», «Che vuoi che sia», «Il premio», «Diva!», «Un giorno all' improvviso» i titoli più recenti, «Palloncini» la prossima uscita), si spieghi meglio.

«Capisco che la tv è molto complicata da fare, che Sanremo è un' istituzione, che il DopoFestival per forza di cose è allineato al Festival, ma sono riuscita solo in parte a essere quello che sono davvero. Avrei voluto essere più incisiva».

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Cosa non le è piaciuto?

«La settimana è iniziata in maniera molto polemica, ma si è subito spenta. Mi aspettavo un po' più di ironia. La polemica è sterile, l' ironia no. Mi sarebbe piaciuto che la questione dei migranti avesse più spazio. È nelle canzoni dei Negrita e di Motta, ma se n' è parlato poco, avrei voluto farlo di più anch' io. Avrei voluto più spine, non un cuscino comodo».

 

Forse si sente il bisogno di evadere un po' dall'attualità.

«È un periodo incredibile dal punto di vista politico. Se la musica, l arte, lo spettacolo non lo rispecchiano, si perde un' occasione. Un giorno ce ne chiederanno conto».

 

Motta esitava perfino a dire che l'idea per «Dov'è l'Italia» l'ha avuta a Lampedusa. È un grido ascoltato una notte da un barcone.

«Ecco, vede? Tutti abbiamo paura oggi a esprimere opinioni non allineate. È umano, ma se non lo facciamo noi artisti... Ho apprezzato invece il monologo di Claudio Bisio sul rapporto con i figli, molto coraggioso, molto complicato. Questo deve fare la tv, educare attraverso la parola. Se continuiamo ad allinearci alla logica degli hashtag è finita».

 

C'è una parte del Paese, non così minoritaria, che non si sente più rappresentata.

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«In politica soprattutto: l'opposizione oggi critica, al limite sbeffeggia chi governa, ma non propone nulla. Tanti italiani oggi non vedono luci nel buio. Sono preoccupati per l'economia, per i rapporti con gli altri Paesi, per l'incapacità di relazionarsi con i grandi problemi del mondo, per il declino della classe media, non sono ossessionati dai migranti come Salvini».

 

Cosa le è piaciuto al Festival?

«Tante cose, tante canzoni: Ultimo, una conferma, ha capacità di sintesi ed è sempre poetico; Ghemon, un ragazzo dolce; Loredana Bertè che va dritta per la sua strada; Arisa; poi BoomDaBash; Mahmood che al DopoFestival ha fatto un' incredibile Via con me di Paolo Conte; Achille Lauro e naturalmente Daniele Silvestri».

 

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Dopo il duetto dell'anno scorso con Luca Barbarossa, l'abbiamo sentita cantare ancora: c'è qualche progetto?

«Ce ne sono tantissimi, alcuni hanno a che fare con la musica. Canto l' ho studiato alla scuola di teatro, ma forse una certa attitudine viene dalle origini napoletane. Vivo immersa nella musica, l' ho detto a Diodato quando è venuto da noi: a casa nostra è il numero uno. Va forte anche Ghali».

 

Si è divertita a Sanremo?

«Molto, il DopoFestival è stato una jam-session. C'era un forte senso di appartenenza. È arrivato senza che lo desiderassi e l' ho vissuto fino in fondo».

 

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L'anno prossimo torna a Sanremo, magari all'Ariston?

«Mi piacerebbe. Sono felice di esserci stata. Dicono che è un frullatore ed è vero: ci sono stati momenti di tensione, ma ora ho solo tanto sonno e niente stress».

 

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