MORODER CELEBRATION - IL PADRE DELLA DISCO (“E MENO MALE CHE NON MI CHIAMANO IL NONNO”) RACCONTA IL SUO PRIMO TOUR TEATRALE EUROPEO A 78 ANNI SUONATI: “QUANDO I BAFFI NON MI CRESCERANNO PIÙ, ANDRÒ IN PENSIONE. MA POI, PERCHÉ? MORRICONE È SEMPRE IN GIRO: IO SONO UN GIOVANOTTO AL CONFRONTO” -"DONNA SUMMER? ABBIAMO SEMPRE AVUTO LO STESSO PROBLEMA": ECCO QUALE – IL MUSICAL E LA DELUSIONE FLASHDANCE - VIDEO

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Fiamma Sanò per “il Messaggero”

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Per prima cosa, bisogna levarsi le scarpe. Solo così si può entrare in casa di Giorgio Moroder. Affacciata su Ortisei (ormai vive più qui che a Los Angeles), moquette e tende verde mela stile Anni Settanta, ritratti di famiglia ovunque. Il produttore-compositore, padre della disco music «e meno male che non mi chiamano il nonno» - Moroder ci accoglie con calzettoni a pois e camicia a scacchi per raccontare il suo primo tour teatrale europeo, al via da aprile (il 17 Milano, il 18 Firenze, il 19 Roma).

 

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PENSIONE? NO, GRAZIE È un debutto che arriva a 78 anni suonati (79 il 26 aprile) e si chiama The Celebration of the 80s. «Quando i baffi non mi cresceranno più, andrò in pensione», dice ridendo. «Ma poi, perché dovrei? Ennio Morricone è sempre in giro: io sono un giovanotto al confronto».

 

Sul palco Moroder canterà pure, accompagnato da sintetizzatori e supergruppo. Lo show ripercorrerà i momenti salienti della carriera. Con qualche aneddoto, «ma non vorrei stancare la gente, come Zimmer che tra un pezzo e l' altro parla anche 5 minuti... Magari qualcosina su David Bowie, per esempio». O la genesi di I feel love di Donna Summer, il pezzo del 1977 cui è più legato: «Normalmente compongo suonando il piano, cantando, registrando. Quella volta affittai un Moog. Cominciammo col basso: dissi al tecnico di darmi un do, un sol, un si bemolle e poi fu lui a propormi di mettere il delay».

 

IL SUONO Così è nato il suono che ha cambiato la disco. «Donna Summer? Abitavamo nello stesso condominio di Los Angeles, e abbiamo sempre avuto lo stesso problema: la dieta. Poi a un certo punto lei iniziò a dimagrire. Ma come fai?, le dissi.

 

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Donna mi faceva vedere dei beveroni con arancia e non so che. Aveva già il cancro, non lo sapeva nessuno, solo la famiglia». Dopo anni di prototipi di macchine, programmi per la tv tedesca e campi da golf, da quando «i Daft Punk mi hanno resuscitato mi è tornata la voglia di esibirmi». Ma non come dj: «I viaggi stancano troppo, meglio cantare dal vivo, come 40 anni fa al Cantagiro». Da allora non l' aveva più fatto: «Non avevo la voce e non mi ricordavo mai i testi.

 

Adesso mi aiuta la tecnologia e le parole grandi sullo schermo». C' è già pronto un altro sogno: il musical. «Partiremo a maggio da Bolzano, nel 2020, e sarà una specie di Mamma Mia. In scaletta vecchi successi e pezzi nuovi».

 

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LA DELUSIONE L' argomento gli brucia ancora: «Dopo due anni passati a comporre la musica per Flashdance, spendendo un sacco di soldi per l' opzione, la Paramount mi avvisa che non hanno i diritti...». Poi qualcun altro l' ha messo in scena con la sua What a Feeling, «ma senza il mio nome compaia mai». La fama conta? «Poco. Essere riconosciuto non mi importa. Sui social network fa tutto mia moglie. Stiamo insieme da 29 anni, sposati da 28, l' età di nostro figlio. Io sono contento, lei è contenta».

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