MOSTRI DEL CINEMA - PER VENEZIA, MÜLLER VUOLE BERTOLUCCI PRESIDENTE DI GIURIA E BELLOCCHIO LEONE D’ORO ALLA CARRIERA - SICCOME SONO ENTRAMBI TARGATI POLITICAMENTE IN SENSO ANTIBERLUSCONIANO, IL VIGILE BARATTA, IN SCADENZA COME MULLER A FINE ANNO, ESITA PRIMA DISOTTOPORRE LA QUESTIONE IN CDA. NON VOLEVA URTARE BONDI. CON GALAN, LA QUESTIONE CAMBIA: DA EX GOVERNATORE DEL VENETO, È UNO DEGLI SPONSOR DI BARATTA, INVISO A BONDI - COSÌ ALLA FINE MULLER RESTA ALTRI QUATTRO ANNI A VENEZIA. NIENTE ALE-DANNO E POLVERINI...

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Michele Anselmi per \"il Riformista\"

MarcoMarco Muller

L\'accoppiata artistica è indiscutibile. Incontestabile. Alla prossima Mostra del cinema di Venezia, forse l\'ultima da lui diretta, ma non è detto, Marco Müller vuole Bernardo Bertolucci presidente di giuria e Marco Bellocchio Leone d\'oro alla carriera.

MarcoMarco Muller

Due registi che danno lustro all\'Italia, diversamente bravi, entrambi esponenti di spicco di un cinema d\'arte, sperimentale e innovativo, capace di confrontarsi con il pubblico popolare.

Purtroppo siamo in Italia, dove tutto scade in politichetta, sicché anche una schietta scelta cultural-festivaliera si carica di significati diversi, rischiando di apparire quasi una provocazione \"di sinistra\" agli occhi del ministro ai Beni culturali.

bertoluccibertolucci bernardo

Sandro Bondi c\'è e non c\'è, da mesi non si presenta a via del Collegio Romano eppure continua a far nomine ed emettere comunicati (spesso di fuoco nei confronti del suo stesso governo).

BellocchioBellocchio

Ricorderete. A settembre 2010, appena conclusasi tra qualche strepito contro Quentin Tarantino la Mostra veneziana, il ministro fece sapere tramite \"Panorama\", e la settimana dopo confermò, che \"siccome i finanziamenti alla Biennale sono dello Stato, d\'ora in poi intendo mettere becco anche nella scelta dei membri della giuria del festival di Venezia\".

Una dichiarazione di guerra nei confronti dell\'autonomia della Biennale, tanto maldestra quanto arrogante, al punto che pure i giornali di centrodestra, sempre zelanti nel difendere l\'indifendibile ministro, espressero timidamente qualche riserva.

GIANCARLOGIANCARLO GALAN MICHELA VITTORIA BRAMBILLA

Sette mesi dopo Bondi frigge su quella sedia, non vede l\'ora di andarsene, Ora l\'ora sembra arrivata. Al suo posto arriva, forse già oggi, Giancarlo Galan, che bene conosce la Biennale per esserne stato, in qualità di governatore, uno dei cinque consiglieri d\'amministrazione.

SANDROSANDRO BONDI E MANUELA REPETTI

Ma finché resta in piedi l\'editto bondiano sul \"metter becco\", deve aver pensato il presidente Paolo Baratta, in scadenza a fine anno, meglio non rinfocolare le polemiche in materia di cinema e dintorni presentando al ministro quella coppia di nomi.

Una delicatezza diplomatica? Una mossa psicologica? Qualcosa del genere. Capita infatti che Bertolucci e Bellocchio siano considerati, negli ambienti del centrodestra, non dei bravi registi ma due campioni di un certo antiberlusconismo militante.

Una roba ridicola, s\'intende, come se il complesso cinema dei due autori settantenni (Bertolucci festeggia i 70 proprio oggi, Bellocchio si avvia verso i 72) potesse essere ridotto a una vieta formuletta politica di segno antigovernativo.

PAOLOPAOLO BARATTA MARCO MULLER

Eppure succede, nell\'Italia odierna. Tanto più dopo le ultime notizie riguardanti il crollo del finanziamento pubblico alla Biennale: 40 per cento in meno rispetto allo scorso anno. Cifre da doccia fredda. Lo stesso Baratta venerdì scorso, a margine dalla conferenza stampa di presentazione della Biennale arte, ha spiegato in un mix di pessimismo e sarcasmo:

\"Sono qui con un maglioncino alla Marchionne a sottolineare che faccio di tutto per ridurre i costi. Colgo anche le mele più alte dell\'albero con la scala, ma se mi tolgono la scala... C\'è una quota del finanziamento statale al di sotto della quale non attraggo più nemmeno gli sponsor\".

E quindi? \"Io, senza una certa somma, la prossima Mostra del cinema non la posso fare, non ho scelte, dovrei ammainare alcuni pezzi\".

GIANNIGIANNI ALEMANNO

Per esser chiari, sono percentuali fornite dallo stesso sottosegretario Francesco Giro, allo stato attuale la 68ª Mostra cinematografica (31 agosto-10 settembre) potrà contare su appena 4 milioni di euro rispetto ai 7 e spiccioli del 2010. Magari alla fine 2 o 3 milioni in più si troveranno, specie se Galan farà la voce grossa, ma questa è l\'aria che tira attorno alla più autorevole istituzione culturale d\'Italia.

È in tale contesto, delicato perché il futuro ravvicinato della Biennale dipende in buona misura dalle scelte ministeriali, che la doppietta Bertolucci-Bellocchio rischia di urtare politicamente qualche sensibilità. Sebbene Müller abbia sostanzialmente incassato il sì dei due registi, il presidente Baratta ha preferito non inserire l\'argomento - presidente di giuria e Leone alla carriera - nell\'ordine del giorno dell\'ultimo cda. Tutto rinviato ad aprile, probabilmente.

RENATARENATA POLVERINI

Anche perché non sarebbero del tutto quieti i rapporti tra Müller e Baratta: si parla di frizioni in merito alla ristrutturazione della sala principale del Palazzo del cinema, di punti di vista dissonanti sulle competenze manageriali del direttore artistico. E certo le voci, non solo giornalistiche, che vorrebbero Müller pronto nel 2012 ad approdare al Festival di Roma, col doppio incarico di presidente e direttore artistico, non hanno giovato.

\"Ho a cuore solo la prossima edizione di Venezia, che si annuncia storica. Di tutto il resto parleremo a suo tempo\" ha scandito il direttore sinologo al \"Messaggero\", senza smentire nulla. Tuttavia non è un segreto che il tandem Polverini-Alemanno, nonostante certe intemperanze del recente passato e quella lontana firma pro-Cesare Battisti, vorrebbero Müller al posto di Gianluigi Rondi e Piera Detassis.

Sempre che Baratta, una volta ottenuto dal nuovo ministro il reincarico per altri quattro anni a Ca\' Giustinian, non decida di rinnovare la fiducia al suo direttore-cinema. In fondo sarebbe la scelta più ragionevole e meno indolore (anche perché l\'interessato non ha affatto voglia di tornare a fare il produttore).

 

 

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