TOH! L’OPUS DEI RIABILITA IL SUBLIME \"PAP’OCCHIO” DI ARBORE E BENIGNI: “TUTT’ALTRO CHE BLASFEMA, SEMMAI APOSTOLICA” - GIÀ, CON IL VATICANO-ANA-ANO TRAVOLTO DALLA ’PRETE-FILIA’, ORA è FACILE PERDONARE. MA ALL’EPOCA IL FILM FU SEQUESTRATO NON SOLO DALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA MA FU SOSTANZIALMENTE ABBANDONATO AL SUO CESTINO DA PARTE DELLE COSIDDETTA CINE-CRITICA MILITANTE, TROPPO IMPEGNATA A DIFENDERE LE SUE PIPPE A PUGNO CHIUSO PER INTERESSARSI A UNA \"GOLIARDATA\"...

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Michele Anselmi per \"il Riformista\"

IlIl PapOcchio RENZORENZO ARBORE IL GRANDE

Già nel 1998, diciotto anni dopo l\'uscita tempestosa con tanto di sequestro per «vilipendio alla religione di Stato», \"Il Pap\'occhio\" di Renzo Arbore veniva perdonato dalla Chiesa. Derubricato da «discutibile» a «futile». Il film «è improntato a toni beffardi e burleschi, ma non raggiunge toni dissacratori, irriverenti o blasfemi», aggiungeva la valutazione pastorale. Un modo per chiudere la questione, benché girasse voce che Wojtyla sin dall\'inizio non avesse sgradito la commedia.

Vero o no, \"Il Pap\'occhio\" arriva ora in dvd, in una versione rimasterizzata, con l\'aggiunta di uno special di 70 minuti, a cura di Fabrizio Corallo, zeppo di interviste e curiosità. Nell\'occasione Pippo Corigliano, portavoce dell\'Opus Dei, auspica addirittura che il film possa «andare su Raiuno alle nove e mezza di sera: lo trovo tutt\'altro che blasfemo, semmai apostolico, pervaso da autentico spirito cristiano».

benignibenigni

Arbore incassa i complimenti, ma in cuor suo, lui che si dice «cattolico, apostolico, foggiano», l\'ha sempre saputo. Tuttavia nell\'ottobre 1980, tre settimane dopo l\'uscita, l\'implacabile procuratore aquilano Donato Massimo Bartolomei ordinò il sequestro. Durò quaranta giorni, poi il film venne \"liberato\", alla fine incassò 5 miliardi di lire. Nel 1982 la Corte d\'appello archiviò la denuncia con la formula un po\' ambigua dell\'amnistia. Né assolto né condannato.

PIPPOPIPPO CORIGLIANO - Copyright Pizzi

«Così, nel dubbio, la Rai, che pure aveva prodotto il film, non lo mandò mai in onda, relegandolo in una sorta di limbo», spiega oggi Arbore. In realtà, grazie a un blitz di Carlo Freccero, \"Il Pap\'occhi\"o una volta è passato in tv, su RaiSat Extra, nel giugno 2008, in piena notte. Rivisto oggi, trent\'anni dopo, viene quasi da sorridere a sentir parlare di scandalo. Mentre Moretti gira a Cinecittà il suo \"Habemus Papam\" con Michel Piccoli dei panni di un pontefice depresso, che si sente inadeguato al compito, e Crozza sfotte su La 7 papa Benedetto XIX imitandone la pronuncia germanica, ci si chiede come quella che Arbore definisce «una bonaria satira del catechismo » possa aver causato tanti malumori.

IlIl PapOcchio Benigni GiovanniGiovanni Paolo II

D\'accordo, Benigni era reduce dalla tirata su «Wojtylaccio » dal palco di Sanremo, ma il film non faceva altro che capitalizzare il successo della strampalata brigata dell\'\"Altra Domenica\", immaginando che Arbore e i suoi sodali fossero ingaggiati dal papa polacco, comunicativo e atletico, per dar vita a una spigliata tv vaticana. «Che fanno i giovani di oggi invece di pensare alla Chiesa?

IlIl PapOcchio Benigni Arbore IlIl PapOcchio VAticano

Suonano la chitarra e fumano spinotti» (intende spinelli), si lamenta il pontefice col cardinale Richelieu, che trama nell\'ombra contro ogni proposito modernista. «Non è esattamente grande cinema, in compenso, anche oggi, un gran divertimento», scrisse nel 1998 Irene Bignardi. Mentre il \"Mereghetti\", pur concedendo solo una stellina e mezza, parla di una «simpatica rimpatriata con i protagonisti di una delle più indimenticabili trasmissioni della Rai».

In effetti c\'erano tutti, in una chiave tra il musical stravagante, la satira goliardica e il gioco in famiglia: Arbore, Isabella Rossellini col marito Martin Scorsese, Benigni, le sorelle Bandiera, Andy Luotto, Mario Marenco, Silvia Annichiarico, Fabrizio Zampa, Otto & Barnelli, Mimma Nocelli e Milly Carlucci stuzzicanti suorine, Luciano De Crescenzo nel ruolo dell\'Altissimo, Diego Abatantuono, più lo sfortunato Manfred Freyberger come sosia del papa. «La marachella c\'era, ma si rispettava il senso religioso popolare », assicura Arbore, che forse oggi non farebbe un film su Papa Ratzinger.

IlIl PapOcchio Benigni

E pensare che Bartolomei parlò di «cinica trama dissacratoria finalizzata alla propaganda dell\'ateismo». Ma dove? Al contrario il film è un\'innocente raccolta di gag, molte delle quali resistono all\'usura del tempo. Fa ridere Wojtyla che, nella disperazione del suo insegnante, prende lezioni di italiano (dice «umìli», «accenderanno il regno dei cieli », «noi credimmo»).

IlIl PapOcchio Benigni Arbore

Così come il coro degli spernacchiatori che rifà per intero \"Azzurro\" di Conte; i jazzisti nell\'Orto dei Jazzemani, invece che dei Getsemani; la canzone patetica \"Non correre papà\" che anticipa la tv del dolore; la composizione dell\'Ultima Cena con Arbore che, di fronte un chitarrista napoletano di nome Gallo, ammonisce: «Prima che questo Gallo canti qualcuno di voi mi tradirà».

IlIl PapOcchio Benigni

Ci sono citazioni dichiarate da Io ti salverò e Prova d\'orchestra; riferimenti a Craxi, Andreotti e Pertini; Mariangela Melato che si prende in giro inscenando il dannunziano \"La figlia di Iorio\" (l\'ignorante Arbore la prende per una raccomandata, figlia di un potente). Ma soprattutto c\'è una stupenda tirata di otto minuti con Benigni, comunista gramsciano e dispettoso, faccia a faccia col Giudizio Universale.

Pap\'occhioPap\'occhio

Lasciato a ruota libera, non ancora venerato maestro, il comico di Vergaio improvvisa un monologo dei suoi: mette insieme lavandaie e fenici, faraoni egizi e terzini della Sampdoria, Eddy Mercks e Carlo Marx, per approdare infine alla consapevolezza che il filosofo ha copiato Dio sui temi dei poveri. La punizione? Farà il portiere, rispondendo ogni volta: «Dio non c\'è».

 

 

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