BOJO RISIN – BORIS JOHNSON PUNTA IL DITO CONTRO LE “TASSE SUI PECCATI”, IL SOVRAPPREZZO IMPOSTO DAL GOVERNO SU BEVANDE ZUCCHERATE, CIOCCOLATA, DOLCI E PATATATINE CONSIDERATI DANNOSI PER LA SALUTE. MA NON TUTTI SONO D’ACCORDO - “È ARRIVATO IL MOMENTO DI DARE UN’OCCHIATA ALL’INSINUARSI DELLO STATO-BALIA E CHIEDERSI SE QUESTE TASSE CAMBINO LE ABITUDINI. SE VOGLIAMO CHE LA GENTE PERDA PESO, DOVREMMO…” – VIDEO

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Gaia Cesare per “il Giornale”

 

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Meno venti al D-Day, il giorno in cui il mondo scoprirà chi guiderà il Regno Unito dopo Theresa May. E il favorito, Boris Johnson, rivela quale sarà la sua linea una volta approdato a Downing Street. Non solo Brexit, che secondo Boris è ormai una questione di vita o di morte per il Paese: do or die, realizzarla entro il 31 ottobre, con o senza accordo, oppure morire.

 

L' ex sindaco di Londra non ha dubbi: con lui al governo, la Gran Bretagna dirà addio al «nanny State», lo «Stato balia» o «Stato tata», espressione usata per indicare la pretesa di interferire sulle scelte personali dei cittadini, cercando di orientare le loro abitudini, da quelle alimentari a quella alcoliche, che incidono sulla salute e quindi sulla spesa pubblica per l' assistenza. La prima battaglia di Boris comincerà proprio dalle «tasse sui peccati», cioè dal sovrapprezzo imposto dal governo su prodotti come bevande zuccherate, cioccolata, dolci e patatine, considerati dannosi per la salute.

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Le tasse imposte su questo genere di prodotti «bastonano» soprattutto chi non può permettersi cibi più salutari per ragioni economiche, è la spiegazione che dà Johnson, anche perché colpiscono, in proporzione, molto di più le fasce deboli.

 

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Ma il problema, per Boris, è anche di principio. Per questo il lo solleva alla vigilia del voto cruciale con cui i 160mila iscritti al Partito conservatore decideranno il loro nuovo leader e futuro premier inglese. Johnson difende un' agenda più liberale, che lasci ai cittadini decidere del proprio destino e non metta il naso sulle scelte personali. Più responsabilità e meno controllo.

 

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Una linea in controtendenza rispetto alla premier uscente Theresa May e al suo predecessore David Cameron, che sul solco di una strategia già avviata dai Laburisti, hanno voluto orientare i cittadini con tasse che scoraggiano i consumi poco salutisti.

 

L' obiettivo: risparmiare sulle spese del Sistema sanitario, costretto ad affrontare il dilagare di obesità e diabete e «a rischio bancarotta, se non si interverrà in maniera radicale», spiega il gruppo Action on Sugar.

 

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L' anno scorso il governo ha imposto la cosiddetta «sugar tax» sulle bevande a basso tasso alcolico, una sorta di tassa sugli zuccheri delle bibite frizzanti che ha fatto lievitare il costo dei drink di 8 pence, 8 centesimi di sterlina per i prodotti che superano i 5 grammi di zucchero ogni 100 millilitri. Nelle intenzioni del governo uscente, c' era anche la volontà di tassare i prodotti troppo zuccherati a base di latte, tanto che si parla ormai di «tassa sul milkshake». Campagne simili sono state intraprese in passato contro le sigarette e hanno portato il tasso dei fumatori nel Paese al secondo livello più basso in Europa.

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«È arrivato il momento di dare una seria occhiata al continuo insinuarsi dello Stato-balia e chiedersi se le tasse sui vizi davvero cambino le abitudini». No a un intervento a gamba tesa sulle scelte personali - è la linea di BoJo - piuttosto un incoraggiamento verso scelte di vita più oculate. «Se vogliamo che la gente perda peso e viva in modo più salutare, dovremmo incoraggiare le persone a camminare, andare in bicicletta e muoversi di più», dice Johnson, famoso per le sue sfrecciate in bicicletta per le strade di Londra. Ma l' annuncio, accolto con favore dall' industria delle bevande light, rischia di creare a Boris qualche ostacolo non da poco.

 

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Perché lo mette in contrasto proprio con l' attuale ministro della Salute Matt Hancock, papabile ministro delle Finanze di un eventuale governo Johnson, oltre che con la donna che si è auto-ribattezzata «capo-balia», Sally Davies, consigliera governativa sulla salute pubblica, che chiede la linea dura. Eppure per il think thank neoliberale Iea, che stila l' indice dei «Nanny State», il Regno Unito è quarto in Europa (l' Italia 23esima) per interventismo di Stato. D' altra parte, secondo i dati di Cancer Research UK, l' obesità nel Regno Unito è «un' epidemia» che rischia di superare il fumo fra le cause di cancro.

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