CHI HA AMMAZZATO DIABOLIK? IL NOME DEL KILLER NELLE CHAT - C'È UN IDENTIKIT DELL'UOMO CHE HA SPARATO AL CAPO ULTRÀ DELLA LAZIO - LE RIPRESE AUDIO-VIDEO REGISTRATE NEGLI UFFICI DELL'IMPRENDITORE GIANLUCA IUS, L’ULTIMA PERSONA A VEDERE VIVO PISCITELLI - ROMPE IL SILENZIO FILIPPO MARIA MACCHI, ACCUSATO DA FABIO GAUDENZI: "NON SONO IL MANDANTE DELL’OMICIDIO DIABOLIK"

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Foto di Ferdinando Mezzelani per Dagospia

Alessia Marani per il Messaggero

 

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C'è un identikit dell'uomo che ha sparato a Fabrizio Piscitelli, alias Diabolik, nel parco degli Acquedotti a Roma. E gli inquirenti nelle ultime settimane stanno raccogliendo elementi preziosi per stringere il cerchio attorno al killer, a partire dalle riprese audio-video registrate dalle telecamere dell'edificio di via Tiburtina che ospita gli uffici di Gianluca Ius, imprenditore già noto per le vicende dell'inchiesta di Mondo di mezzo (fu indicato come il custode del tesoro nero di Carminati, accusa che non trovò alcun riscontro) e implicato con il commercialista Marco Iannilli nella bancarotta Arc Trade, società già coinvolta nell'inchiesta Enav Finmeccanica.

 

 

LA BARCA AD ANZIO

É Ius l'ultima persona a vedere vivo Piscitelli il pomeriggio del 7 agosto, prima dell'appuntamento con la morte in via Lemonia. «Fabrizio venne a trovarmi intorno alle 17,30 - racconta - si intrattenne per un'oretta ed era in compagnia del suo autista cubano. Non mi era sembrato preoccupato, solo stanco. Mi diceva che non vedeva l'ora di andare in vacanza, al mare, ma non sapeva a chi lasciare i suoi cani».

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Ius ricorda che «Fabrizio stringeva il telefonino in mano, non mi pare avesse ricevuto chiamate ma si stava scambiando dei messaggi con qualcuno. A un certo punto ha detto al cubano: Dai andiamo a sto appuntamento così poi partiamo per Anzio. In serata, infatti, doveva raggiungere dei nostri amici ormeggiati in porto per festeggiare un compleanno, in barca, direzione Ponza. Io gli dissi che non sarei andato perché dovevo lavorare. E lui mi prese in giro: Lavori troppo. Eravamo rimasti che ci saremmo rivisti venerdì o sabato. Invece la sera, un amico mi ha mandato un messaggio: Gianlu' hai visto? Hanno sparato a Diabolik. Io risposi che non era possibile: Ma se l'ho visto solo mezz'ora fa!».

 

I MESSAGGI SU TELEGRAM

Gli agenti della Squadra Mobile hanno acquisito le immagini, che hanno anche l'audio, del passaggio di Diabolik nei corridoi e negli atri dell'azienda di Ius. «Mi aveva detto che aveva un appuntamento, ma non con chi - aggiunge Ius - ma da come parlava non mi sembrava che temesse qualcosa. Altrimenti avrebbe preso delle precauzioni, come minimo si sarebbe portato altra gente dietro, era uno attento».

 

bruciata la panchina dove fu ucciso diabolik bruciata la panchina dove fu ucciso diabolik

Gli investigatori sono alla ricerca di una parola sfuggita e captata dall'audio o di un'immagine che inquadri la schermata del telefonino, che possa fare capire con chi il capo ultras degli Irriducibili avesse appuntamento nel parco di Cinecittà. Il mistero dell'ultimo appuntamento, infatti, finora non è venuto fuori dall'esame dei cellulari, indecifrabili. Ma se fosse stato concordato solo via messaggi potrebbe comunque rimanere un mistero dopo l'analisi degli apparecchi perché Diabolik utilizzava Telegram che cancella il contenuto in automatico.

 

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LE IPOTESI

Gianluca Ius aveva conosciuto Piscitelli qualche anno fa, «presentato da amici comuni», spiega. «Eravamo vicini ideologicamente, entrambi di destra, e credo che mi volesse davvero bene. Lui aveva il suo mondo, sia chiaro, io il mio. Ma mi chiedeva consigli imprenditoriali». Come anche il 7 agosto. «Venne da me perché era intenzionato a fare crescere la sua radio, la Voce della Nord - aggiunge il manager, in passato anche patron dell'Ancona calcio -, gli suggerii di arricchirla con programmi e notiziari. Gli dissi che avrebbe dovuto cominciare a raccogliere le sponsorizzazioni sfruttando le tante e importanti conoscenze di cui godeva. Di farsi le ferie e buttarsi nel nuovo progetto da settembre».

 

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Ma chi può avere ammazzato Piscitelli? «Chi lo ha fatto ha voluto destabilizzare un ambiente - la teoria di Ius - o rafforzare paradossalmente l'idea che a Roma ci sia una mafia da sconfiggere alla vigilia della sentenza di Cassazione del 16 ottobre su Mondo di mezzo». E i video di Gaudenzi, la pista dell'oro? «A vederlo, pare che abbia parlato sotto dettatura, un delirio. Di sicuro dopo la morte di Fabrizio, in tanti hanno paura. Se sono riusciti a fare fuori lui, in molti si sentono in pericolo. Nessuno si fida più di nessuno».

 

 

FILIPPO MACCHI

Da www.ilmessaggero.it

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Altro che mandante dell'omicidio di Fabrizio Piscitelli. «Non conosco né lui né Maurizio Terminali» ed «è vero che non ho mai restituito i 30 mila euro a Massimo Carminati ma al mio rientro dal Brasile, Carminati era stato già arrestato. Per quanto avessi avuto delle difficoltà economiche, 30 mila euro costituiscono un importo che avrei potuto restituire ma sono una cifra inaudita per giustificare qualunque atto lesivo nei confronti di una persona, anzi non c'è somma che possa giustificare un omicidio». Rompe il silenzio Filippo Maria Macchi, l'imprenditore accusato da Fabio Gaudenzi di aver avuto un ruolo nell'omicidio del capo ultrà della Lazio.

 

Secondo lo zoppo quest'uomo, classe 1988, lo avrebbe truffato al termine di un viaggio in Africa per l'acquisto di 3 quintali d'oro. Gaudenzi sarebbe riuscito come lo stesso ha poi raccontato ai pm della Dda, Giovanni Musarò e Nadia Plastina a farsi prestare 60 mila euro da Carminati e dai fratelli Bracci per permettere a Macchi di raggiungere la cifra necessaria ad avviare l'operazione africana ma poi sarebbe rimasto senza oro, senza ricompensa e con un debito da rimettere da solo giacché Macchi si sarebbe reso irreperibile, scappando prima in Brasile e negandosi poi una volta rientrato in Italia.

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Gaudenzi avrebbe chiesto prima a Maurizio Terminali e poi a Fabrizio Piscitelli di rintracciarlo e per questo sarebbero morti. Ora Macchi, assistito dall'avvocato Giuseppina Chiarello, respinge ogni accusa. E non lo fa soltanto a parole. Oggi depositerà una denuncia contro lo zoppo per calunnia e diffamazione: «Gaudenzi mi attribuisce comportamenti che sia da un punto di vista logico che per la mia natura io non avrei mai potuto avere.

 

Con questa vicenda non ho alcun rapporto e sono certo che gli organi di polizia troveranno i responsabili della morte del signor Piscitelli». Di più, Macchi non possiede nessuna barca, men che meno ad Anzio dove secondo Gaudenzi, Diabolik l'avrebbe trovato dicendoglielo poche ore prima di morire.

 

Ma partiamo dall'inizio, da quando Filippo Maria Macchi è ancora un 14enne che conosce Gaudenzi perché il padre gli regala una minicar.

 

I RAPPORTI

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I due iniziano a frequentarsi così: Macchi ancora ragazzino passa più di un pomeriggio nell'autofficina gestita a Roma Nord dalla famiglia Gaudenzi. I due, quando Macchi diventa maggiorenne (è il 2006), si perdono di vista ma otto anni più tardi si rincontrano per caso a piazza Euclide. Gaudenzi ha cambiato vita: da impiegato nella rimessa-officina di famiglia veste i panni dell'agente immobiliare e propone a Macchi di entrare in affari per un'operazione che sta svolgendo alle Bahamas. Ma a Macchi non interessa il mattone, punta invece ad accreditarsi agli occhi del padre che in quel periodo era amministratore delegato della Graziella luxury, una società con sede ad Arezzo che tratta e lavora preziosi.

 

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Macchi tramite la conoscenza di una reporter che partirà poi con lui, Gaudenzi e un'ex militare alla volta del Gambia, inizia a pensare di acquistare oro grezzo da rivendere a questa società. Nasce così l'operazione Africa che costerà, solo per l'organizzazione, 360 mila euro: Macchi ne parla a Gaudenzi e quest'ultimo si offre di dargli una mano. La prima fase, tuttavia, sfuma tristemente perché i venditori dell'oro all'ultimo non autorizzano il carico della merce sull'aereo di Macchi e lui, come Gaudenzi, resta senza nulla. I due vengono in sostanza fregati. Ma non si perdono d'animo: stando in Africa ci riprovano tramite la mediazione di un'altra conoscenza del Macchi una donna siciliana con un ampio portfolio di rapporti in Kenya partendo per il Burundi.

 

In gioco, nella seconda operazione, entra un'altra persona: un uomo australiano che in cambio di 200 mila euro pagati dal Macchi , si offre come tramite tra il gruppo e i nuovi venditori d'oro ma anche in questo caso a vincere sono i secondi. Complice l'inesperienza, alla fine Macchi spenderà più di 600 mila euro per nulla. Insieme a Gaudenzi ha pagato il rischio imprenditoriale per un'operazione che non frutterà alcun utile ma solo perdite mentre per il denaro chiesto in prestito a Carminati e a Bracci se per il primo Macchi non è mai rientrato, per il secondo ha coperto il debito di 30 mila euro con 2 orologi.

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Ma perché allora lo zoppo avrebbe raccontato questa storia agli inquirenti? La risposta: «Forse Gaudenzi ha pensato che la sua incolumità fosse in pericolo per aver probabilmente fatto qualche sgarbo a qualche personaggio malavitoso e costituendosi alla polizia si è garantito la sopravvivenza».

 

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