IMPRENDITORI PARTITI PER LA TANGENTE - LA PROCURA DI MILANO CONTESTA ALLA SOCIETÀ BRIANZOLA "LATTONEDIL SPA" IL PAGAMENTO DI MAZZETTE A ESPONENTI DEL GOVERNO VENEZUELANO, A CAVALLO TRA HUGO CHAVEZ E NICOLAS MADURO - I SOLDI SAREBBERO SERVITI PER OTTENERE NEL 2013-2014 DUE COMMESSE DI 13.500 PANNELLI DEL COMPLESSIVO VALORE DI 71 MILIONI: ORA I PM HANNO DISPOSTO IL SEQUESTRO DI 42 MILIONI ALL'AZIENDA...

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Luigi Ferrarella per il "Corriere della Sera"

 

perquisizione alla lattonedil perquisizione alla lattonedil

Decine di milioni di tangenti pagate da un gruppo italiano all'ente petrolifero di Stato e agli dooropeners (agli «apritori di porte») nel Venezuela a cavallo tra Hugo Chavez e Nicolas Maduro.

 

Le contesta la Procura di Milano che, riprovando a imboccare la strada della corruzione internazionale dopo i processi sfociati nelle assoluzioni dell'Eni per commesse in Algeria nel 2009 e Nigeria nel 2011, ha ottenuto ieri dall'Ufficio Gip il sequestro preventivo di 42 milioni di euro di profitto a carico della Lattonedil Spa dei fratelli Giulietto e Sergio Bettio: cioè del gruppo brianzolo dei pannelli per l'edilizia (ma da 220 milioni di fatturato con dieci stabilimenti in Italia, Germania, Spagna, Francia e Bosnia) accusato di aver pagato tangenti agli allora presidente e direttore generale di Pdvsa-Petroleos de Venezuela Industrial Sa per ottenere nel 2013-2014 due commesse di 13.500 pannelli del complessivo valore di 71 milioni.

 

lattonedil lattonedil

Come sempre in queste vicende, anche nell'inchiesta della Squadra mobile di Milano centrale è il ruolo di due mediatori ingaggiati dall'azienda italiana, il messicano Sergio Lujambio e lo spagnolo Jorge Cardellas, quest'ultimo autore di una galeotta tabella - trovata in un computer durante una perquisizione a Barcellona e denominata «Cronograma entrega retornos» e «Retornos 4.506 kits madera» - che riepiloga in maniera analitica i «ritorni»: cioè le percentuali e le somme destinate a pubblici ufficiali venezuelani, tra cui con l'1% del valore della commessa il direttore generale della Pdvsa, Carlos Andres Medina, e invece con il 27% otto società messicane schermo di esponenti governativi che i mediatori spagnoli nelle mail sequestrate chiamavano di volta in volta «Gruppo V» (Venezuela), dooropeners (apritori di porte) attraverso i quali «abbiamo potuto accedere al cliente venezuelano», «quelli vicini a chi governa e che ci hanno aiutato a rendere possibile questa commessa» o «i banditi» per le loro fameliche pretese.

 

nicolas maduro nicolas maduro

Burocrati e politici venezuelani che - a differenza di Medina per 580.000 euro (fino al 2018) e dell'allora presidente dell'ente petrolifero statale Ower Manrique - non sono stati sinora identificati a causa delle risposte tardive o parziali del Messico alle rogatorie italiane sulle società beneficiate da 22 milioni di dollari.

 

la lattonedil la lattonedil

Lattonedil Spa aveva già avuto una verifica fiscale (conclusa nel settembre 2020 con adesione ai rilievi su 8 milioni di evasione nel 2013-2014 in fatture per operazioni inesistenti) nella quale si era dichiarata ignara di tangenti. Ora, però, dal sequestro disposto dalla gip Giusi Barbara su richiesta del pm Paolo Storari nel pool affari internazionali del procuratore aggiunto Fabio De Pasquale, emerge che Cardellas, interrogato a Milano, ha consegnato un memorandum d'intesa sottoscritto il 6 ottobre 2013 in qualità di rappresentante di Lattonedil, nel quale concordava con il messicano Carlos Hernandez («l'uomo di fiducia della squadra venezuelana di apritori di porte») il versamento del famoso 27%.

 

hugo chavez hugo chavez

Ma soprattutto lo stesso direttore finanziario della società italiana, Fabio Gino Merli - il quale già in una mail del 2014 poneva «il tema delicato del differenziale del prezzo da corrispondere a non so ancora quale società» - parla di «tangenti» il 3 luglio 2018 quando, intercettato dopo le prime perquisizioni, racconta a un interlocutore che in effetti «io ero informato delle... dell'ammontare delle tangenti, delle tangenti, delle commissioni, delle provvigioni che (i mediatori, ndr ) hanno pagato».

 

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