ITALIA A LUCI ROSSE - DA MILANO A PALERMO, NON C’E’ UNA CITTA’ SENZA UNA ZONA HARD - IN AUMENTO IL NUMERO DELLE LUCCIOLE, VOLA IL FATTURATO DELLA PROSTITUZIONE - I RESIDENTI PROTESTANO, INUTILI I DIVIETI DEI SINDACI E LE LEGGI PER REGOLAMENTARE IL SETTORE SONO FERME AL PALO - LA SINDACA RAGGI HA SUPERATO TUTTI IN CREATIVITÀ: HA PROPOSTO CORSI PER PLACARE I BOLLENTI SPIRITI DEI CLIENTI…

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Lucia Esposito per “Libero quotidiano”

 

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È il mestiere più antico del mondo ma non dimostra né rughe né stanchezza. La crisi non è mai arrivata sui marciapiedi pieni di prostitute che ormai da tempo non chiamiamo più "belle di notte" perché lavorano a pieno ritmo anche di giorno. Sono circa 80mila tra italiane e straniere di ogni età - alcune vittime degli sfruttatori altre della necessità di far soldi - che muovono un giro d' affari di quattro miliardi di euro l' anno. Più o meno quanto i soldi che produce il business del calcio.

 

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Nel periodo della crisi economica, secondo il Codacons, il fatturato della prostituzione è cresciuto del 26% e il numero delle lucciole è aumentato del 28%. Nessuno le vuole sotto casa, tutti si dicono disturbati dalla loro presenza e, come nel paesino di Sant' Ilario della Bocca di rosa di De André, spesso le comunità si mobilitano indignate ma ci sono tre milioni di maschi che comprano sesso. Sposati, preti, anziani, malati. Insospettabili che alimentano un fiume carsico di soldi.

 

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Niente fattura (eppure ora c' è quella elettronica e basterebbe un clic...) e, quindi, zero tasse. I sindaci si lanciano in ridicole crociate con le solite ordinanze-spauracchio: dalla foto della targa dell' auto che viene recapitata a casa e finisce in mano alle mogli, ai cartelli di divieto fino alla costruzione di barricate. La sindaca Raggi ha superato tutti in creatività: ha proposto corsi per placare i bollenti spiriti dei clienti. Ha ottenuto solo sfottò. La verità è che non cambia nulla.

 

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Le prostitute si spostano di qualche metro senza contraccolpi sugli incassi. In Parlamento riposano in pace 12 disegni di legge per regolamentare la professione e tra le stesse donne molte chiedono più trasparenza. Efe Bal, la trans più famosa d' Italia, da anni si batte con spogliarelli di protesta per poter pagare le tasse.

 

Cinquant' anni fa la legge Merlin ha chiuso le case di tolleranza creando un paradosso tutto italiano: non è illegale prostituirsi, ma è reato lo sfruttamento della prostituzione. In mezzo secolo le nostre strade si sono trasformate in bordelli en plein air. Senza controlli né sanitari né fiscali. Grazie al web sono aumentate le prostitute che lavorano in casa. Si chiamano escort e le loro prestazioni sono molto più care. Esercitano anche tante minorenni e la cronaca ci consegna storie di ragazzine che si vendono per comprare la borsa griffata. Un' Italia divisa da reddito di cittadinanza, lavoro, tasse, immigrati ma unita dalle strade a luci rosse che, in fondo, nessuno vuole davvero spegnere. Per ipocrisia. O per convenienza.

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2 - STRADE E COMUNI. ECCO L'ITALIA A LUCI ROSSE

Simona Pletto per “Libero quotidiano”

 

C'è chi ci ha provato con cartelli anti-prostitute, chi con multe anche salate staccate ai clienti, e chi addirittura ha tentato (invano) di bloccare le aree di servizio creando piccole barricate con la terra rimossa dai vicini campi. Ma nulla da fare: al sesso non si comanda.

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Così loro, le rappresentanti del piacere rapido e fugace, sono sempre lì, notte e giorno, pronte a vendersi in strada in nome di un mestiere che non conosce tramonto.

 

Per colpire il fenomeno a pugno duro, invocando task force dal sud al nord Italia, si sono mossi genitori stanchi di dover assistere agli scambi carnali sotto casa, ma anche sindaci, questori, prefetti. Ma nonostante ordinanze e regolamenti, i risultati fin qui ottenuti non sono proprio eclatanti. Come è successo di recente a Senigallia, dove le belle di notte (ma da tempo anche di giorno) si sono spostate da Cesanella a Cesano, dopo la pioggia di lettere di protesta inviate al sindaco in nome del decoro.

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Sono tante le strade ribattezzate del piacere. In Lombardia c' è la Nazionale dei Giovi a Lentate, dove ad ogni ora puoi trovare africane e donne dei paesi dell' Est. Altra zona hot è a Vercelli, nella strada che da Masserano porta a Rovasenda, oppure a Carisio, dove nella "battutissima" via San Damiano il fenomeno della prostituzione ha spinto anche qui il sindaco a mettere cartelli in zona per vietare il sesso a pagamento in strada. Ai Piani di Bolzano, ancora, altra zona "rossa", il luogo preferito delle lucciole sono diventate le fermate dei bus, dove sostano oramai H24.

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Anche qui si è ricorso alle multe, 170 quelle staccate nel 2017. Altra zona ad alta intensità di battone, è la Strada Statale 13 Pontebbana che porta a Treviso e Perganziol.

chilometri di offerte Proprio in quest' ultima cittadina, colonizzata da rumene (ne hanno contate cento concentrate in 13 chilometri), il sindaco è arrivato a minacciare di inviare le multe a casa per cercare di inchiodare alla poltrona i mariti-clienti. Alcune famiglie hanno messo un simpatico cartello in via Antonio Rosso che cita: «Si avvertono prostitute e clienti magnaccia che le scorribande e i vari servizi sessuali sotto casa non sono più tollerati: verrete fotografati». Torino ha la sua via Ala Stura, dove impazzano albanesi, rumene e signorine del centro Africa.

 

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Anche a Firenze, nota per la sua area hot alle "Cascine", si è ricorsi alle sanzioni anti-prostitute. A Bologna c' è la famosa via Stalingrado stracolma di prostitute ad ogni angolo. Anche la prima periferia di Piacenza negli ultimi tempi è divenuta terra di conquista di puttane (come è accaduto a Trapani); ma la palma d' oro (pardon, rossa) dell' Emilia Romagna è assegnata da tempo ai viali Kennedy e Principe di Piemonte, dove impazzano le belle soprattutto dell' Est e dove la scorsa estate si è battuto il record: una multa ogni ora. Sempre qui le lucciole si sono inventate un escamotage per sfuggire alle sanzioni: lasciano fugaci il loro biglietto da visita con numero di telefono. Così dribblano le multe (dai 25 ai 500 euro).

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Scendendo al sud e tralasciando la recente proposta anti-battone della sindaca di Roma Raggi, che mirava a ridimensionare la multa staccata ai clienti a patto che questi seguissero un corso per raffreddare i bollenti spiriti, possiamo citare Lecce, con le sue note vie della perversione notturna: Monteroni, Marinosi e Adriatica. Anche a Salerno a nulla è valsa la recentissima task force anti-prostitute: via dello Stadio, via Leonardo e via Allenda restano marciapiedi colonizzati da africane e bulgare. A Palermo, per combattere il contestato fenomeno in auge in centro storico, il portavoce dell' Udg Filippo Virzì ha proposto di creare aree dedicate fuori dal contesto urbano.

 

IN UN CASSETTO In Italia ci sono circa 80mila prostitute. La maggior parte di loro sono concentrate tra Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Lazio, Toscana, Campania, Puglia e Marche. Tra le province più popolate di puttane c' è Verona (il 72% sono nigeriane), seguita da Firenze, Monza, Brianza, Bologna, Napoli e Piacenza.

 

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«Ci sono almeno dodici disegni legge fermi in un cassetto», lamenta Vincenzo Cristiano, presidente dell' associazione Ala di Milano che si occupa di prostituzione, «perché in realtà questo è un problema che si fa finta di voler risolvere. È inutile mettere cartelli di divieto di fermata per approcci sessuali in strada, oppure fare multe: così il fenomeno non si elimina, ma si sposta e basta. Basterebbe regolarizzare l' esercizio della professione che non riguarda solo le lucciole in strada. A Milano, per esempio, abbiamo 4mila escort che si prostituiscono tra hotel, appartamenti, discoteche, a fronte di 700 colleghe in strada».

 

Per ora le uniche arme di difesa restano le multe e i cartelli di divieto di fermata nelle strade ad alta concentrazione di mignotte. Non senza equivoci. Lo sa bene un 60enne di Arezzo, beccato a Valdichiara con i calzoni abbassati mentre amoreggiava in auto con una 29enne nigeriana. È stato multato con un verbale di 600 euro. Peccato però che alla fine si è scoperto che quella era la sua moglie.

 

C'è poi la storia di "Susanna in bicicletta", multata per la bellezza di 33mila euro per aver girato con il sedere troppo scoperto. Le storie sono infinite. Chiudiamo con quella simpatica di un 75enne romagnolo sorpreso a Cervia di Ravenna a contrattare una prestazione sessuale a bordo della sua Apecar.

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Per evitare la multa ha borbottato al carabiniere: «Stavo proponendo di mangiare insieme un frutto». Dell' amore, appunto.

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