“MIA MADRE MI PICCHIA SE NON CHIEDO L’ELEMOSINA” – LA STORIA DI CORAGGIO DI UN RAGAZZINO ROM DI 11 ANNI CHE HA DENUNCIATO LA MADRE 47ENNE AI CARABINIERI DI SAN BASILIO, A ROMA: “NON MI MANDA PIÙ A SCUOLA, VUOLE CHE LAVORI TUTTO IL GIORNO. E SE MI FERMO PER RIPOSARE MI RIEMPIE DI BOTTE” – SOTTO INDAGINE ANCHE IL FRATELLO, CHE AVREBBE PARTECIPATO AI PESTAGGI, E UN AMICO DI FAMIGLIA CHE AVREBBE ABUSATO SESSUALMENTE DEL BIMBO QUANDO…

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Rinaldo Frignani per il “Corriere della Sera”

 

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«Lavora scemo, sennò ti picchio». E giù botte. Schiaffi, pugni. Colpi anche alla schiena di un ragazzino di 11 anni, colpevole solo di voler andare a scuola invece di passare le giornate a svuotare i cassonetti alla ricerca di ferro da rivendere negli sfasci. Così è andata avanti almeno dal 2017; poi nel luglio scorso il ragazzino ha deciso che non era più possibile andare avanti in questo modo: si è presentato dai carabinieri di San Basilio e ha chiesto aiuto. «Mia madre non mi manda più a scuola, vuole che lavori tutto il giorno. E se mi fermo per riposare mi riempie di botte», la denuncia del minore rom, che vive nel campo di Colli Aniene, alla periferia Est della Capitale.

 

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Un racconto ritenuto credibile, confermato dai lividi sul corpo riscontrati dai medici del pronto soccorso. Ecchimosi recenti e più datate che non hanno lasciato dubbi. La donna, di 37 anni, è stata così arrestata per maltrattamenti e lesioni aggravati su minorenne. Ma le indagini dei carabinieri non sono ancora concluse, perché ai pestaggi nel campo nomadi potrebbe aver partecipato anche il fratello maggiore dell'11enne, mentre alla madre potrebbero essere contestati altri reati, come appunto quello di aver impedito al ragazzino di frequentare la scuola dell'obbligo.

 

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Una storia drammatica, uno spaccato di quello che accade ancora nei campi nomadi della Capitale, sia in quelli «ufficiali»; sia in quelli «tollerati» (come quello di Colli Aniene, che si sviluppa anche attorno a un edificio abbandonato), che stanno subendo negli ultimi tempi chiusure e bonifiche. Il padre del ragazzino è in carcere a Velletri. Non sembra per il momento coinvolto nella vicenda; mentre un amico di famiglia, chiamato «zio Rocco», sarebbe sotto indagine per i suoi rapporti con il minorenne, che frequentava la sua abitazione a San Basilio.

 

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Un rifugio per il giovane, per sfuggire ai maltrattamenti della madre, ma che talvolta si sarebbe rivelato una trappola di abusi sessuali. Di cui la madre potrebbe aver pure beneficiato economicamente (ma su questo punto le indagini sono in corso). La donna, secondo il gip Paolo Andrea Taviano, che ne ha disposto l'arresto all'inizio di agosto (anche se la notizia è stata resa nota solo l'altro ieri da Leggo ), avrebbe in ogni caso dimostrato «un'indole violenta e incline a delinquere, nonché un discutibile senso materno vista la sua opposizione alla prosecuzione del percorso scolastico» del figlio.

 

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Nella casa famiglia dove è stato accompagnato dopo la denuncia, l'11enne ha subito ritrovato l'umanità che gli era mancata negli ultimi anni. Sentito in audizione protetta, con la presenza di una psicologa, ha raccontato di essere stato picchiato in una circostanza anche perché aveva cercato di salvare dalle botte il fratellino di due anni, colpito dalla madre solo perché aveva rotto un piatto. La presidente della commissione parlamentare per l'Infanzia e l'Adolescenza Licia Ronzulli chiede «di fare luce su ciò che accade in quel campo» e la leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni che la madre «paghi duramente».

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