“NON FATELA VEDERE A NESSUNO” – LA PROCURA DI MILANO ORDINA DI NON FAR AVVICINARE NESSUNO AL CADAVERE DI IMANE FADIL – LA RAGAZZA, TESTIMONE CHIAVE DEL PROCESSO RUBY, È RISULTATA NEGATIVA ALL’ARSENICO E ALLA LEPTOSPIROSI – MA PERCHÉ NON È STATO MISURATO L’INDICE DI RADIOATTIVITÀ? E SOPRATTUTTO, COME È MORTA L’EX OLGETTINA?

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1 – IL MISTERO DELLA MORTE DI IMANE FADIL: IL MIX RADIOATTIVO CON CUI È STATA AVVELENATA È TALMENTE POTENTE DA METTERE A RISCHIO ANCHE I MEDICI CHE FARANNO L’AUTOPSIA

 

http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/mistero-morte-imane-fadil-mix-radioattivo-cui-198458.htm

 

2 – L’EX OLGETTINA MORTA AVVELENATA VIVEVA IN UNA CASA INFESTATA DA TOPI E NON AVEVA SOLDI, NONOSTANTE FOSSE SEMPRE IMPECCABILE QUANDO SI PRESENTAVA IN TRIBUNALE

http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/imane-peggio-ndash-rsquo-ex-olgettina-morta-avvelenata-viveva-198469.htm

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3 – IMANE FADIL: PM A OBITORIO, 'NON FARLA VEDERE A NESSUNO'

Da www.ansa.it

 

"Non farla vedere a nessuno". E' la scritta a mano che compare sul fascicolo dell'obitorio di Milano dove si trova il corpo di Imane Fadil, una delle testi chiave del processo Ruby, morta il primo marzo e nel pomeriggio di quello stesso giorno trasferita dalla clinica Humanitas all'obitorio.

silvio berlusconi silvio berlusconi

 

La frase apposta da uno degli addetti del Comune riporta l'ordine della Procura di non fare avvicinare nessuno, nemmeno amici e parenti, al cadavere della modella di 34 anni di origini marocchine da oltre due settimane 'blindato' in attesa dell'autopsia.

 

RUBY RUBY

La donna è risultata negativa anche ai test sui veleni più comuni, in particolare l'arsenico: è quanto risulta dalle cartelle cliniche ora in mano alla Procura di Milano che indaga per omicidio volontario. Cartelle da cui emerge che la modella non aveva nemmeno la leptospirosi. Le analisi per appurare al presenza di veleni sono state svolte dal Centro Antiveleni di Niguarda e per la leptospirosi dalla stessa Humanitas. Resta dunque il giallo sulla vicenda della modella marocchina teste del processo Ruby e che ieri l'ex premier Berlusconi ha negato di conoscere.

 

4 – FADIL NEGATIVA ARSENICO E LEPTOSPIROSI

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(ANSA) - E' risultata negativa anche ai test sui veleni più comuni, in particolare l'arsenico, Imane Fadil, una delle teste chiavi del processo Ruby, morta si ipotizza per avvelenamento lo scorso 1 marzo all'Humanitas di Rozzano. E' quanto risulta dalle cartelle cliniche ora in mano alla Procura di Milano che indaga per omicidio volontario. Cartelle da cui emerge che la modella non aveva nemmeno la leptospirosi. Le analisi nel primo caso sono state svolte dal Centro Antiveleni di Niguarda e nel secondo dalla stessa Humanitas.

 

5 – IMANE FADIL FU SOTTOPOSTA AI TEST PER L’ARSENICO E LA LEPTOSPIROSI, MA RISULTARONO NEGATIVI

Da www.lastampa.it

 

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È risultata negativa anche ai test sui veleni più comuni, in particolare l’arsenico, Imane Fadil, una delle testimoni chiave del processo Ruby, morta si ipotizza per avvelenamento lo scorso 1 marzo all’Humanitas di Rozzano. È quanto risulta dalle cartelle cliniche ora in mano alla Procura di Milano che indaga per omicidio volontario. Cartelle da cui emerge che la modella non aveva nemmeno la leptospirosi. Le analisi per appurare al presenza di veleni sono state svolte dal Centro Antiveleni di Niguarda e per la leptospirosi dalla stessa Humanitas. Secondo quanto ricostruito, gli esami per la leptospirosi sono stati effettuati all’Humanitas, l’ospedale dove la modella di 34 anni di origini marocchine si trovava in condizioni gravi.

 

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Quando lei, non molti giorni dopo il ricovero, raccontò ai medici di vivere in una cascina in campagna dove c’era anche qualche topo, si pensò anche a questa malattia infettiva ma poi, in seguito agli accertamenti, venne scartata. Quando invece una decina di giorni prima di morire rivelò che temeva di essere stata avvelenata, il personale prima la sottopose ad alcuni test per capire se avesse assunto stupefacenti `mal tagliati´ o altro. Poi si rivolsero al Centro di Niguarda per le ricerche dei veleni più comuni, in particolare l’arsenico. Anche in questo caso gli esiti sono stati negativi.

 

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Quindi l’invio dei campioni di materiale biologico al Centro Maugeri di Pavia che ha riscontrato la presenza di 4 metalli, tra cui il cobalto, ma in dosi di poco al di sopra della norma. La struttura pavese altamente specializzata, non ha però misurato l’indice di radioattività, anche perché non ha né le competenze né le attrezzature per farlo. Un’eventuale contaminazione radioattiva è comunque compatibile con i dati clinici e la grave patologia che aveva aggredito il midollo osseo della giovane.

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