LOMBARDIA CANAGLIA - IL “SISTEMA” DI TANGENTI HA PORTATO 12 ARRESTI E 90 INDAGATI CON L’IMPRENDITORE DEL SETTORE AMBIENTALE, DANIELE D’ALFONSO, ACCUSATO DI AVER AGEVOLATO LA ‘NDRANGHETA, CHE SI VANTA: “HO SEMINATO TALMENTE TANTO! IO A TUTTI QUANTO HO DATO DA MANGIARE!” - SISTEMI FEUDALI, PIACERI, CONTRORICHIESTE, FACILITATORI E QUELLA TANGENTE IDEATA SU UNA SENTENZA DI CONDANNA PER TANGENTI…

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1 - LE TANGENTI SCUOTONO LA LOMBARDIA

L.Fer. per il “Corriere della sera”

 

Pietro Tatarella Pietro Tatarella

Uno è nella lista di Forza Italia per le elezioni europee, ma adesso Pietro Tatarella (consigliere comunale milanese e vicecoordinatore regionale di Forza Italia) è in carcere con l' accusa di associazione a delinquere, condivisa con l'uomo forte varesino del partito Gioacchino Caianiello. Ai domiciliari per corruzione finisce il forzista Fabio Altitonante, consigliere regionale e sottosegretario della Regione Lombardia all' area Expo nella giunta del governatore leghista Attilio Fontana, a sua volta indagato per abuso d' ufficio.

 

Alla Camera dei Deputati il gip chiede di autorizzare l' arresto per finanziamento illecito del parlamentare azzurro Diego Sozzani, ex presidente della Provincia di Novara e già consigliere regionale in Piemonte dove è vicecoordinatore del partito. E un nugolo di contestazioni raggiunge dirigenti di municipalizzate e Comuni lombardi, tra i quali per abuso d' ufficio l' attuale direttore (Franco Zinni) del settore Urbanistica nel Comune di Milano del sindaco Beppe Sala, e per turbativa d' asta il responsabile operativo (Mauro De Cillis) dell' Amsa che gestisce i rifiuti del capoluogo lombardo.

TANGENTI IN LOMBARDIA - GIOACCHINO CAIANELLO TANGENTI IN LOMBARDIA - GIOACCHINO CAIANELLO

 

Sono alcune delle letture giuridiche che i pm Bonardi-Furno-Scudieri - tra 12 arresti in carcere, 16 ai domiciliari, 15 obblighi dimora, e in tutto 90 indagati - danno ai rapporti diretti o mediati con l' imprenditore del settore ambientale Daniele D' Alfonso (Ecol-Service srl), l' unico al quale è contestata anche l' aggravante d' aver agevolato il clan di 'ndrangheta dei Molluso di Buccinasco facendone lavorare uomini e mezzi negli appalti vinti pagando tangenti.

 

Fabio Altitonante Fabio Altitonante

Il che fa additare alla gip Raffaella Mascarino «uno scenario di bassissima valenza sociale» dietro il finto «fiore all' occhiello di un certo modo lombardo di "fare sistema"». L' imprenditore che ha a libro paga Tatarella (5.000 euro al mese come consulente per il «posizionamento sul mercato», viaggi, carta di credito e uso di tre auto), che versa 10.000 euro a Sozzani, che scommette 10.000 euro sul futuro consigliere regionale forzista Angelo Palumbo, che su richiesta di Andrea Grossi (figlio dello scomparso plurindagato re delle bonifiche) fa versare 10.000 euro a Fratelli d' Italia, e che per conto del top manager Luigi Patimo della multinazionale spagnola Acciona Agua anticipa 20.000 euro per la campagna elettorale di Altitonante, è infatti lo stesso D'Alfonso che con la propria azienda si presta a fare la faccia pulita del movimento-terra del clan del condannato per associazione mafiosa Giosefatto Molluso (9 anni e 3 mesi nel processo Infinito). Con due tossici risultati per il gip.

 

TANGENTI IN LOMBARDIA - GIOSEFATTO MOLLUSO TANGENTI IN LOMBARDIA - GIOSEFATTO MOLLUSO

«Pesanti ripercussioni su gestione del denaro pubblico, libertà dei mercati, e corretto espletamento delle elezioni». E «tutta la fitta rete di collusioni intessuta da D' Alfonso con l' ambiente politico finisce con il convogliare parte delle risorse illecite, ottenute attraverso la perpetrazione di reati contro la P.A. proprio a favore di esponenti della criminalità 'ndranghetista che continuano a operare nell' hinterland».

 

2 - IL FEUDO, LE SOMME, L' AMBULATORIO «HO DATO DA MANGIARE A TUTTI»

Luigi Ferrarella per il “Corriere della sera”

 

La tangente aguzza la metafora. «Ho seminato talmente tanto! Io a tutti quanto ho dato da mangiare!», si vanta (ignaro di essere intercettato) l' imprenditore dele bonifiche Daniele D' Alfonso, che con una mano finanziava i politici per gli appalti e con l' altra poi vi faceva lavorare il clan di 'ndrangheta Molluso.

Pietro Tatarella Pietro Tatarella

 

Certo bisogna però essere persone «educate», per lavorare a Milano, se per educazione si intende la disponibilità a ungere le ruote: è tutta una questione di rapporti, spiega D'Alfonso a un interlocutore, «a Milano vanno da un costruttore, il costruttore più forte, vanno e gli dicono "lui è mio amico, lo fai lavorare per favore?". Quello magari ha fatto un favore, lui gli ha fatto un favore a quello che dice "va bene... piuttosto che far lavorare un estraneo, faccio lavorare Daniele, Daniele mi sta simpatico, si fa voler bene, è una persona educata, lo faccio lavorare"».

 

Del resto non è che dall' estero diano lezioni migliori. D' Alfonso, ad esempio, agisce come tramite di Luigi Patimo (top manager della multinazionale spagnola Acciona Agua) nell'anticipare 20.000 euro di finanziamento alla campagna elettorale del consigliere regionale forzista Fabio Altitonante, che poi però deve darsi da fare (con le sue conoscenze al Comune di Milano quali il direttore dell' Urbanistica) per far ottenere un permesso (nonostante alcuni vincoli paesaggistici) di ristrutturare un immobile della moglie del top manager.

FABIO ALTITONANTE FABIO ALTITONANTE

 

Il passo è breve da qui a un «sistema feudale», come lo chiama la giudice quando nelle intercettazioni ascolta parlare proprio di «decima» in relazione alla regola del 10%, fotografata nella realtà di Varese dove «i pubblici funzionari posti a capo di importanti società partecipate (Accam spa, Alfa srl e Prealpi servizi srl) o con ruoli chiave in Comuni (Gallarate) hanno ricevuto la loro investitura dal dominus dell' intero sistema politico e dell' imprenditoria pubblica della provincia», il forzista Gioacchino Caianiello.

 

«I pubblici ufficiali non hanno quindi bisogno di essere "avvicinati" dal "facilitatore" per essere messi in contatto con il privato corruttore, ma sanno "ab origine" di dover rispondere a determinate logiche corruttive e clientelari»: perché, «come accadeva nel sistema feudale, l' investitura non è elargita a titolo gratuito, ma comporta il pagamento della "decima" in favore del dominus. Che neppure ha l' onere di andarla a raccogliere, in quanto i suoi vassalli si premurano di consegnargliela direttamente nel luogo da cui esercita il suo potere».

 

TANGENTI TANGENTI

Che, mentre a Milano è il ristorante accanto alla Regione già teatro nel 2011 di una consegna di tangente ad un assessore, e che gli indagati chiamano sarcasticamente «la mensa dei poveri», a Gallarate è un bar dove Caianiello riceve questuanti e complici, e che con humour chiama perciò «l' ambulatorio».

 

Il picco di surrealtà, nell' indagine della Dda guidata dal procuratore aggiunto Alessandra Dolci con i pm Silvia Bonardi, Luigi Furno e Adriano Scudieri, viene toccato con la scoperta di una tangente ideata su una sentenza di condanna per tangenti. Nel 2005 l' imprenditore edile Emilio Paggiaro, per un cambio di destinazione a supermercato dell' area ex Maino a Gallarate (Varese), si era visto pretendere 250.000 euro da Caianiello, vicenda per la quale a fine 2017 il politico varesino di Forza Italia (lo stesso poi protagonista dell' istigazione alla corruzione del governatore leghista Fontana nel 2018) era stato condannato in via definitiva per concussione a 3 anni di pena e 125.000 euro da risarcire alla parte civile concussa. I 3 anni non erano un gran problema per lui, perché coperti da indulto.

CORRUZIONE CORRUZIONE

 

Ma il risarcimento sì, sia perché ingente sia perché (se non saldato) impediva a Caianiello di chiedere l'agognata riabilitazione funzionale a tornare ad assumere ruoli formali in FI. E così il medesimo imprenditore concusso nel 2005, avendo ora di nuovo interesse a un altro cambio di destinazione urbanistica che Caianiello gli garantisce, per questo promesso favore accetta di concordare con il suo concussore politico del 2005 una transazione (che costa gli arresti domiciliari anche all' avvocato Stefano Besani), in cui finge di aver da Caianiello ricevuto il risarcimento di 125.000 euro fissato dalla sentenza e gli rimborsa pure 36.000 euro di spese legali. Corruzione sulla sentenza per concussione: la tangente al quadrato, questa ancora mancava nell' hit parade post Mani pulite.

 

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