IN MORTE DI UN PROFESSORE LIBERO – CHI ERA SAMUEL PATY, IL PROFESSORE DI 47 ANNI, SGOZZATO DA UN 18ENNE IN UN SOBBORGO DI PARIGI: L’INSEGNANTE DI STORIA AVEVA MOSTRATO UNA CARICATURA DI MAOMETTO IN CLASSE. PER NON OFFENDERE LA SENSIBILITÀ DEGLI STUDENTI MUSULMANI LI AVEVA INVITATI A USCIRE, MA UNA RAGAZZA ERA RIMASTA E AVEVA RACCONTATO QUELLO CHE AVEVA VISTO, SCATENANDO LA RABBIA DI ALCUNE FAMIGLIE – IL PROF ERA STATO MINACCIATO, ALCUNI NE AVEANO CHIESTO LA SOSPENSIONE E LUI… - VIDEO

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Leonardo Martinelli per "La Stampa"

 

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Perché? Se lo chiedevano tutti ieri sera per le strade di Conflans-Sainte-Honorine, lontano e calmo sobborgo parigino di 35mila abitanti. E in quel grappolo di villette a schiera senza storia che si allunga intorno alla scuola media «Bois d'Aulne». Uno dei docenti di Storia di quell'istituto pubblico è stato decapitato selvaggiamente per strada. Perché? Subito è emersa una strana storia, di un corso sulla libertà d'espressione, dove erano state mostrate vignette di Maometto. Era successo una settimana prima, il venerdì 9 ottobre.

 

Ieri Rodrigo Arenas, presidente della principale associazione dei genitori degli allievi della scuola, ha ricordato che «il padre di uno studente, particolarmente arrabbiato, aveva segnalato che in classe erano state mostrate delle caricature di Maometto». Sì, proprio durante una lezione di Samuel P., 47 anni. Secondo Arenas la vittima dell'attentato aveva comunque «invitato gli allievi di fede musulmana a uscire dalla classe, prima di mostrare una vignetta del profeta accovacciato per terra e con una stella disegnata sul sedere, con sopra le parole: è nata una stella».

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Nordine Chaoudi, genitore di uno degli studenti di Samuel P., intervistato dall'agenzia France Presse, ha aggiunto altri elementi riguardo a quell'episodio: «Mio figlio si trovava in classe quel giorno. Mi ha raccontato che il professore ha fatto uscire i ragazzi musulmani, annunciando che avrebbe mostrato una caricatura di Maometto. Tra di loro c'è solo una ragazza che è rimasta. In seguito avrebbe raccontato che la vignetta mostrava la foto di un uomo nudo». Secondo questo genitore, comunque, «il docente non lo ha fatto per provocazione o per cattiveria.

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E voleva, appunto, che i ragazzi di fede islamica non fossero scioccati, che non la prendessero male». Chaoudi ha ricordato Samuel P. come «una persona super gentile, estremamente cortese». La decisione di mostrare le caricature, però, aveva scatenato polemiche nell'istituto. Samuel P. aveva ricevuto diverse minacce. E alcuni genitori di allievi musulmani lo avevano criticato in maniera pesante sui social.

 

Secondo il sito del «Figaro», il docente avrebbe sporto denuncia in commissariato, mentre alcune famiglie di allievi avevano chiesto che il professore fosse allontanato dalla scuola. Ieri pomeriggio, dopo la fine dei corsi, è uscito, camminando verso il suo triste destino. Dopo l'eccidio, diversi ragazzi sono usciti dalla scuola e hanno visto il corpo martoriato del loro professore.

 

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Alcuni avevano il cellulare tra le mani, dove potevano vedere la foto scattata da parte dell'attentatore della sua vittima decapitata, poi postata su Twitter. «Mi sento così male. È una pazzia, è incredibile, - ha sottolineato tra i ragazzi Chaoudi, che è musulmano e padre di quattro figli -. Tutti i profeti, anche Gesù, si sono sempre fatti insultare da duemila anni a questa parte. Non c'è nulla di nuovo, non c'è di nulla di male».

 

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Leonardo Martinelli per "La Stampa"

 

È stato aggredito vicino alla scuola media dove insegnava Storia, per strada. Un professore francese è stato sgozzato e decapitato da un giovane di diciotto anni. Erano le 17 di ieri, un pomeriggio all'apparenza come gli altri, a Conflans-Sainte-Honorine, una cinquantina di chilometri a Nord-Ovest da Parigi, una tranquilla area residenziale della vasta regione della capitale.

 

Lui, l'aggressore, ha gridato «Allah Akbar» e poi ha agito: con ferocia, con determinazione. Subito dopo ha fotografato la testa insanguinata del docente per terra e ha postato quell'immagine ferocemente cruenta su Twitter. È poi fuggito, ancora armato di un coltello, per poche centinaia di metri, prima di essere individuato dalla polizia, che era già stata chiamata prima dell'assalto, perché quel giovane strano, che vagava intorno alla scuola, aveva destato dei sospetti.

 

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Gli hanno gridato di abbassare l'arma a terra. Lui non voleva farlo, si mostrava aggressivo. Alla fine i poliziotti lo hanno ucciso. Tutto è scaturito da un corso tenuto in classe una settimana fa dal professore (sono noti il suo nome, Samuel, e l'iniziale del cognome, P.), che in quell'occasione aveva parlato della libertà di espressione e mostrato delle caricature di Maometto, le stesse pubblicate da Charlie Hebdo. Dai primi elementi, il giovane sarebbe di origini cecene e di fede musulmana, ed è nato a Mosca diciotto anni fa.

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L'inchiesta è stata affidata alla Procura nazionale anti-terrorismo. In uno dei messaggi su Twitter avrebbe scritto: «A Macron, capo degli infedeli, ho giustiziato uno dei tuoi cani dell'inferno». L'uomo, che avrebbe anche rivendicato l'attacco a nome del gruppo Al Ansar, faceva parte di una banda di Eragny, il comune dove è stato ucciso.

 

Uno dei componenti della banda è schedato come islamista radicale. Ieri, in una Francia sotto choc, sul posto sono arrivati Emmanuel Macron e Jean-Michel Blanquer, il ministro dell'istruzione, che su Twitter ha postato queste parole: «Questa sera è la Repubblica ad essere attaccata con il vile assassinio di uno dei suoi servitori». L'omicidio del professore arriva dopo che, tre settimane fa, un giovane di 25 anni, originario del Pakistan, era andato, in piena Parigi, davanti all'edificio, che un tempo ospitava la redazione di Charlie Hebdo. E lì aveva assalito due giovani, ferendoli gravemente.

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Credeva fossero giornalisti del settimanale satirico e che la sua sede si trovasse ancora lì. Proprio in questi gironi nella capitale francese è in corso il processo contro i complici degli attentatori che effettuarono le stragi nella redazione di Charlie Hebdo e nel supermercato Hyper Cacher nel gennaio 2015.

 

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All'inizio del processo il giornale aveva deciso di pubblicare di nuovo le caricature di Maometto, all'origine dei problemi di Charlie Hebdo e dell'odio scatenato dagli estremisti islamici a livello planetario. Quella decisione aveva spinto folle di musulmani, in Iran e in Pakistan, a scendere in strada. E a promettere vendetta contro i giornalisti e tutti gli occidentali responsabili di blasfemia.

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