MUSULMANI IN CACIARA - A BANGALORE, IN INDIA, SCOPPA LA RIVOLTA DELLA COMUNITÀ MUSULMANA PERCHÉ IL NIPOTE DI UN POLITICO LOCALE HA PUBBLICATO SU FACEBOOK UN POST SU MAOMETTO CONSIDERATO “BLASFEMO” - TRE PERSONE SONO MORTE NEGLI SCONTRI CON LA POLIZIA, 60 AGENTI SONO STATI FERITI - L’AUTORE DEL POST E’ STATO ARRESTATO E LA CASA DI SUO ZIO INCENDIATA - GLI APPELLI DEI LEADER ISLAMICI PER FERMARE LE VIOLENZE

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Raimondo Bultrini per www.repubblica.it

 

bangalore rivolta della comunita musulmana 8 bangalore rivolta della comunita musulmana 8

Un intero quartiere e parecchie strade adiacenti sono state il teatro di un’esplosione d’inaudita violenza nella capitale indiana dell’HiTech, Bangalore, con tre morti e decine di feriti tra i quali molti sono ancora in gravi condizioni. A scatenare martedì sera una folla di oltre 600 musulmani, che si sono raccolti in massa dopo una serie di messaggi via social media, è stato un post su Facebook attribuito al nipote di un parlamentare del partito del Congresso che conteneva frasi offensive contro il profeta Maometto.

 

Un gruppo ha assaltato la stazione di polizia dell’area di Pulakeshinagar dando alle fiamme numerose auto e moto delle forze dell’ordine per chiedere l’arresto del responsabile, P. Naveen. Contemporaneamente altre centinaia di persone armate di bastoni, sassi e bottiglie incendiarie devastavano e mettevano a fuoco la casa del politico Akhanda Srinivasa Murthy al grido di Allah è grande e Nara-e-Taqbeer, un inno al “giorno di grandezza” celebrato ogni anno in Pakistan per ricordare il primo esperimento atomico del Paese islamico.

 

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Secondo i cronisti presenti sul posto e colpiti a loro volta dai manifestanti che hanno distrutto telecamere e telefonini, ad accrescere la rabbia dei musulmani sarebbe stato il tentativo della polizia di disperderli con promesse considerate “troppo vaghe” di un’indagine per punire l’autore del post “blasfemo”, anche se il nipote del parlamentare ha negato di averlo scritto lui giurando che si era trattato dell’opera di un hacker.

 

Negli attacchi che a dire di alcuni funzionari erano stati pre-organizzati, la folla ha iniziato a tirare sassi contro la polizia ferendo almeno 60 agenti e un commissario giunto sul posto per tentare di calmare gli animi prima di essere portato in salvo. Le forze dell’ordine messe alle strette hanno iniziato a lanciare lacrimogeni e – sostengono fonti ufficiali – hanno sparato in aria prima di abbassare il tiro contro i manifestanti che non intendevano disperdersi.

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È in questa fase della rivolta attribuita da alcune fonti ai leader locali del partito islamico Sdpi, che tre uomini sono rimasti uccisi mentre le strade attorno continuavano a riempirsi di gente infuriata e centinaia di passanti fuggivano in preda al terrore. Solo dopo più di due ore l’intervento di altri poliziotti di rinforzo, l’imposizione delle leggi d’emergenza contro gli assembramenti e un severo coprifuoco hanno riportato la situazione sotto controllo con l’arresto di oltre 100 persone. Le autorità hanno anche annunciato l’avvenuta cattura di Naveen e su tutti i media una serie di appelli alla calma sono stati lanciati da leader religiosi islamici e politici, tra i quali lo zio del presunto autore del post, la cui casa è stata gravemente danneggiata dall’incendio.

 

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“Mi rivolgo a tutti i miei fratelli musulmani – ha detto Murthy - affinché mantengano la pace e non si lascino deviare dalle voci e dalle parole dei miscredenti. Che si tratti di un indù o di un musulmano, siamo tutti uguali. Chiunque stia cercando di rompere l'armonia (alludendo al suo stesso nipote) sarà punito dalla polizia secondo la legge. Ma non ricorriamo a questa violenza”.

 

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La circoscrizione di Pulikeshinagar dove è stato eletto il deputato del Congresso è abitata a maggioranza da Fuoricasta dalit e musulmani. La tensione è sempre più palpabile da quando le aree di Bilal Bagh e DJ Halli nei mesi scorsi hanno assistito come a Delhi alle proteste contro le leggi sulla cittadinanza del governo di Narendra Modi, considerate discriminatorie contro gli islamici. Temendo una nuova esplosione di violenza i commercianti hanno infatti chiuso tutti i negozi solitamente affollati nell’ora degli ultimi incidenti che si sono estesi poco dopo le 7 di sera fino a Bharatinagar, Commercial Street, Tannery Road, Shampura, Davis Road, Frazer Town e Coles Park.

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Ad accrescere preoccupazione e allarme delle autorità è stata la constatazione che nessuno dei manifestanti indossava mascherine contro l’infezione da coronavirus, nonostante la diffusione del virus tra parecchie centinaia di cittadini. Proprio all’inizio della pandemia nel Karnataka, la regione di cui Bangalore è la capitale, altre violenze erano esplose a Padarayanapura quando i residenti che erano entrati in contatto con un paziente deceduto di Covid-19 si rifiutarono di seguire l’ordine di entrare in quarantena. Anche in quel caso una folla circondò la stazione di polizia e 126 persone furoro arrestate. Successivamente in quella stessa area vennero riscontrati numerosi casi di contagio tra cittadini e forze dell’ordine.

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