ROMA BRUCIA! - UN ATTICO DEL QUARTIERE AURELIO È ANDATO A FUOCO: MORTO CARBONIZZATO FRANCO ROSATI, UN 75ENNE DISABILE CHE ERA A LETTO E NON RIUSCIVA AD ALZARSI - L’INCENDIO SAREBBE DIVAMPATO PROPRIO NELLA STANZA DELLA VITTIMA: LA MOGLIE ERA IN CUCINA CON I NIPOTI E IL FIDATO BADANTE - MA COME È PARTITO IL ROGO? L’UOMO NON FUMAVA E NON AVEVA LA BOMBOLA D’OSSIGENO

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Raffaella Troili per “il Messaggero”

 

FRANCO ROSATI - LUOMO MORTO NELL INCENDIO DEL QUARTIERE AURELIO A ROMA FRANCO ROSATI - LUOMO MORTO NELL INCENDIO DEL QUARTIERE AURELIO A ROMA

È morto incapace di potersi difendere, nel sul letto avvolto dalle fiamme, Franco Rosati, 75 anni tra un mese malato di Alzheimer. Una tragedia ancora inspiegabile quella avvenuta ieri pomeriggio al quinto piano di una palazzina all'Aurelio in via Anastasio II, 139.

 

L'incendio sarebbe divampato proprio nella stanza della vittima, allettata, mentre la moglie Rosaria era in cucina con i nipoti di 10 e 16 anni e il fidato badante Aristotele era uscito per le due ore di pausa.

 

Prima dell'arrivo dei vigili del fuoco un altro pompiere di passaggio secondo quando raccontano i vicini è entrato nell'appartamento e ha messo in salvo sul balcone i ragazzi. Le fiamme rapide e violente hanno impedito a chiunque di salvare invece il signor Franco un uomo grande e grosso ma incapace purtroppo di alzarsi da solo e scappare per via della sua malattia. «Ho provato a tirarlo giù dal letto ma pesava non ci sono riuscita si disperava la moglie ricoverata sotto choc all'ospedale San Carlo.

incendio attico quartiere aurelio roma 7 incendio attico quartiere aurelio roma 7

 

La donna ha seguito tutte le operazioni gridando disperata «vi prego salvate mio marito». L'uomo era steso nella camera da letto quando per cause ancora ignote sono divampate le fiamme. Non fumava, non aveva la bombola d'ossigeno, l'attico è distrutto, i carabinieri intervenuti hanno appena iniziato a raccogliere testimonianze.

 

Le fiamme hanno coinvolto due piani, l'attico e il superattico, lo stabile è stato temporaneamente evacuato. Solo in serata gli inquilini sono potuti rientrare, sotto choc, nelle loro case. Solo la moglie del signor Franco, dimessa dall'ospedale, è voluta rimanere da sola e non è rimasta a casa della figlia che abita nello stesso comprensorio. Ha scelto di andare in albergo, di chiudersi nel suo dolore così.

 

LA PAURA

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Tanta la paura, alcuni inquilini sono stati soccorsi con l'autoscala e messi al sicuro. Presente nella zona anche personale del 118, di Italgas e di Acea, oltreché i carabinieri della compagnia San Pietro, la scientifica per i rilievi e la polizia di Stato. «Abbiamo visto le fiamme nella casa, poi il fumo ha reso la palazzina irrespirabile», raccontavano i vicini, sconvolti dalla tragedia.

 

Il signor Franco, la cui malattia era degenerata negli ultimi tempi stava sulla sedia a rotelle, era molto accudito dalla moglie e da Aristotele che da tutto fare di casa era diventato anche il suo badante fidato. Purtroppo ieri era andato via e non sarebbe tornato presto, visto che doveva anche passare in farmacia a prendere le medicine per Franco Rosati. Una serie di circostanze che hanno reso impossibile salvarlo, «alla fine ho pensato a salvare i bambini» ha detto la moglie disperata.

 

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I vigili del fuoco intervenuti con lautoscala hanno messo tutti in salvo, spento l'incendio, poi tra il fumo si sono trovati davanti i resti di quel povero uomo nel letto. Solo lui mancava all'appello. Sotto il comprensorio, in tanti si sono avvicinati commossi ad Aristotele il badante fidato di Franco Rosati. Chissà forse lui sarebbe riuscito a tirarlo su, a portarlo lontano dalle fiamme.

 

Sono tutti sotto choc. «Abbiamo visto quella enorme casa avvolta dalle fiamme, poi un uomo, abbiamo scoperto un vigile del fuoco di passaggio si è introdotto in casa e messo in salvo sul balcone i ragazzini. Piangevano disperati e noi gridavamo loro da sotto: state tranquilli adesso arrivano a salvarvi, non dimenticheremo mai le loro grida d'aiuto».

 

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Tutti sono stati messi in salvo, purtroppo il signor Franco nonostante la moglie abbia tentato da sola di tirarlo su non ce l'ha fatta. L'attico al quinto piano è distrutto, Aristotele, peruviano, ricorda in lacrime: «Lavoravo da loro da sei anni, mi diceva tu sei amico mio era tanto bravo. Mi auguro sia morto d'infarto subito e non abbia sofferto» scuote la testa mentre tutti lo accarezzano con affetto. Un omone ricordano «lo vede quel pompiere, era come lui?» indicano per far capire che non era facile tirarlo su.

 

IL GIALLO

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«Non ci spieghiamo cosa possa aver scatenato l'incendio, abbiamo pensato a tutto anche alle tende con il motore elettrico». Il signor Franco stava riposando sul suo letto per disabili «fosse stato sulla sedia a rotelle», sotto casa amici e vicini non si danno pace tutto è andato come non doveva andare.

 

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Il badante nella pausa, la moglie indaffarata con i nipoti, ognuno dice la sua, ma in fondo traspare un grande dolore e un grande affetto per tutta la famiglia. «Ho pensato a salvare i bambini, quando ho visto che non riuscivo ad alzare mio marito» ha ripetuto la signora Rosaria.

 

Tutti lo ricordano con amore, la malattia mentale degenerativa aveva preso corpo da poco, lui nel cortile era comparso in carrozzina, con Aristotele, ma era dalla moglie che si faceva accudire, uniti come sempre. «Un corto circuito non è possibile, non sappiamo come è morto, vogliamo saperlo, poi dobbiamo pensare a Rosaria, a starle vicino, lei di fronte al dolore vuole stare da sola...».

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