SESSO, BUGIE E RICATTI – LA STORIA DEL PIANISTA SICILIANO GIANFRANCO PAPPALARDO FIUMARA, CHE HA CHIESTO 5MILA EURO AL PRETE CON CUI AVEVA AVUTO UNA RELAZIONE SESSUALE MINACCIANDOLO DI DIFFONDERE IN CURIA LE FOTO DEI LORO RAPPORTI, ED È FINITO AI DOMICILIARI – IL MUSICISTA E IL SACERDOTE SI SONO CONOSCIUTI IN UNA CHAT ONLINE E SI SONO INCONTRATI ALMENO DUE VOLTE, MA IL PRETE NON AVEVA RIVELATO LA SUA IDENTITÀ. QUANDO PAPPALARDO FIUMARA HA SCOPERTO LA VERITÀ…

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1 – PAPPALARDO FIUMARA, ECCO L'ESTORSIONE DEL PIANISTA: UN RICATTO SESSUALE AL PARROCO DI TREPUNTI

Mario Barresi per www.lasicilia.it

 

giovanni pappalardo fiumara giovanni pappalardo fiumara

Finora s’era parlato di un tentativo di estorsione «maturato all’interno della sfera personale e non nell’ambito della sua attività professionale». Siti e giornali hanno pure rivelato il coinvolgimento del parroco di San Matteo, a Trepunti, frazione di Giarre. Ma il blitz che aveva portato in carcere il pianista Gianfranco Pappalardo Fiumara, giovedì scorso all’uscita della chiesa, è rimasto un mistero.

 

Adesso il gip di Catania, Carlo Cannella, nel convalidare l’arresto di Pappalardo Fiumara (per lui disposti i domiciliari) ha messo nero su bianco la ricostruzione della vicenda. L’artista è stato arrestato «in flagranza di reato», perché i carabinieri, appostati nella canonica, lo hanno ascoltato mentre chiedeva 5mila euro a don Luigi Privitera, parroco di Trepunti, in cambio della cancellazione di foto e video su una loro relazione sessuale.

 

don luigi privitera 2 don luigi privitera 2

«Se non vieni all’appuntamento io scrivo al vescovo allegando le foto» è l’ultima minaccia che convince il prete a denunciare la vicenda ai carabinieri il 31 maggio. Confessando anche i contorni di una vicenda delicata. Che proviamo a raccontarvi con la semplice citazione “depurata” delle carte.

 

Don Privitera, nella stazione dell’Arma di Santa Venerina, racconta tutto. A partire dal fatto di aver conosciuto Pappalardo Fiumara «circa due mesi addietro tramite una chat social». Ma il prete «non forniva la sua reale identità», raccontando invece «di essere un insegnante, di essere coniugato, ma che al momento la moglie si trovava al nord e che lui viveva da solo». Dopo qualche scambio di messaggi i due fissano il primo appuntamento, nell’abitazione del pianista, il 29 marzo, «con l’intento di conoscersi». Ma «immediatamente», si legge nell’ordinanza, l’indagato «palesava le sue reali intenzioni, ossia trasformava la visita in un incontro a carattere sessuale».

 

don luigi privitera don luigi privitera

Nell’ordinanza viene descritto nei dettagli il gioco erotico, che vi risparmiamo perché ininfluente rispetto alla ricostruzione dei fatti. Ma un p articolare è decisivo: Pappalardo Fiumara «faceva delle foto e video che ritraevano i loro rapporti omosessuali, che avrebbe utilizzato per ricattarlo negli incontri successivi».

 

Secondo la ricostruzione del giudice i due si rivedevano il 2 e il 5 aprile. Sulla prima occasione don Privitera racconta che Pappalardo Fiumara «maneggiava un coltello per intimidirlo, estorcendogli la somma di 2.000 euro per poi costringerlo» a un certo tipo di prestazione. Il prete, si legge nell’ordinanza, «per timore di gravi ritorsioni ossia la minacciata pubblicazione delle foto scattate a sua insaputa, si procurava immediatamente tra le sue disponibilità» la somma. «Se non vieni ci saranno delle gravi conseguenze», è l’avvertimento con cui l’arrestato ottiene il secondo incontro. In quest’occasione avrebbe chiesto altri 7mila euro per poi «accontentarsi» di 500 euro «come parziale acconto» per «cancellare le foto dalla memoria del suo cellulare». Il prete, come risulta anche dall’informativa dei carabinieri, preleva al bancomat la somma.

giovanni pappalardo fiumara 2 giovanni pappalardo fiumara 2

 

Ma a un certo punto Pappalardo Fiumara scopre la vera identità del prete. «Se non vieni all’appuntamento io scrivo al vescovo allegando le foto», dice al parroco di San Matteo. Inoltre, «a rinforzare la grave minaccia», via WhatsApp «gli inviava una foto ritraente l’ingresso della canonica». Così la vittima «presa dallo sconforto» se «intimorita dalla minaccia che l’alto prelato possa venire a conoscenza dei fatti» si confidava «con un confratello che - scrive il gip Cannella - lo convinceva a presentare la denuncia».

 

Scatta la trappola per Pappalardo Fiumara. Un altro appuntamento, stavolta nella canonica della chiesa di Trepunti, alle 14 di giovedì scorso. Ma stavolta i due non sono più soli: i carabinieri sono «nascosti nelle varie stanze». E così, si legge nell’ordinanza, i militari «ascoltavano qualche passaggio» del dialogo fra il prete e il pianista, «apprendendo che il Pappalardo chiedeva la somma di 5.000 per chiudere la faccenda, mentre il Privitera offriva 300, ma il Pappalardo rifiutava tale proposta dicendo che avrebbe dovuto dare una somma più consistente perché lui cancellasse foto e video».

giovanni pappalardo fiumara 4 giovanni pappalardo fiumara 4

 

Semmai non bastasse la ricostruzione dei carabinieri nascosti in canonica, in un’annotazione di polizia giudiziaria c’è anche la trascrizione di un audio registrato dal prete durante l’incontro. Dal file Mp3 «emerge chiaramente» come il parroco «avesse contestato al suo interlocutore di aver pagato la somma di 2.500 euro» e che «gli avesse detto che non voleva più avere a che fare con lui e di chiudere del tutto i loro rapporti», ma anche - annota il gip - come il musicista «volesse proseguire la relazione e che in mancanza avrebbe chiesto del denaro», 5mila euro.

 

Interrogato nell’udienza di convalida dell’arresto, Pappalardo Fiumara, difeso da Enzo Guarnera, ammette «gran parte dei fatti» ma nega «di avere ricevuto del denaro». Fornendo una versione diversa sulla liason: sarebbe iniziata nel gennaio 2019 e basata «prevalentemente su rapporti sessuali, oltre che di carattere omosessuale, di tipo feticistico con perversioni estreme».

 

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L’indagato riconosce di «aver reagito» perché don Privitera «voleva interrompere il rapporto» e «soprattutto dopo aver scoperto che si t trattava di un sacerdote». Confessa anche di aver ricattato la vittima minacciando di mostrare foto e video al vescovo, «persona che conosco benissimo». Eppure Pappalardo Fiumara si difende sostenendo che «lo aveva fatto a scopo provocatorio al solo fine di mantenere il rapporto basato sul sesso e sul feticismo e che non avrebbe mai fatto tale rivelazione». Infine riconosce il contenuto dell’audio dell’incontro del 6 giugno».

 

Nell’ordinanza si attesta la «piena attendibilità» del racconto del parroco, confermato fra l’altro dalle prove raccolte dai carabinieri in canonica. Per il gip «sussistono gli elementi costitutivi del reato di estorsione», pur «depurato il fatto da tutte le vicende relative al rapporto fra i due», le quali «ovviamente non assumono rilevanza penale».

 

giovanni pappalardo fiumara don luigi privitera giovanni pappalardo fiumara don luigi privitera

Il ricatto c’era prima, quando l’indagato credeva di avere una relazione con un insegnante e c’è anche dopo, quando, scoperta la verità, «rilanciava, rendendosi conto di avere molte più frecce al proprio arco» minacciando il prete anche «grazie alle sue conoscenze, dovute probabilmente alla sua prestigiosa attività artistica, con il Vescovo».

 

Per il giudice, invece, non c’è il reato di tentata violenza sessuale, trattandosi di «una relazione omosessuale del tutto condivisa e voluta», anche perché «da nessun passaggio emerge» che don Privitera «sia stato costretto a intrattenere rapporti sessuali» con Pappalardo Fiumara, «neppure sotto forma di tentativo».

 

Perciò l’arresto è stato convalidato. A Pappalardo Fiumara «in relazione alla personalità dell’indagato e del contesto in cui è scaturita la vicenda», è stato risparmiato il carcere. Pur avendo ancora molte cose da spiegare.

 

2 – ESTORSIONE O GIOCO SESSUALE? PARLA L’AVVOCATO DEL PIANISTA GIANFRANCO PAPPALARDO FIUMARA

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Erika Giacira per www.lurlo.news

 

Foto piccanti in atteggiamenti espliciti, una finta copertura e un gioco perverso: sono queste alcune delle caratteristiche che rendono complessa la presunta estorsione effettuata dal pianista Gianfranco Pappalardo Fiumara. La vittima del ricatto sarebbe il parroco Don Luigi Privitera, parroco di Trepunti frazione di Giarre.

 

Il parroco e il pianista, infatti, avrebbero intrattenuto una relazione di natura esclusivamente sessuale sfociata secondo l’accusa in piccoli e continui ricatti. La dinamica del rapporto viene raccontata alla nostra redazione da Enzo Guarnera, legale di Gianfranco Pappalardo Fiumara.

 

L’incontro in una chat gay

Il primo approccio tra Don Luigi Privitera e Gianfranco Pappalardo Fiumara si sarebbe consumato in chat gay, dove il parroco si presentava come un insegnante d’arte con una moglie lontana.

 

«La prima cosa che va detta è che il contatto lo cercherà sempre il prete con Pappalardo-Fiumara e non viceversa. Il prete era iscritto ad una chat per gay e all’interno di questa incontra il profilo del pianista,  prendendo contatti con lui. Inizialmente si presenta come un professore d’arte, sposato con moglie lontana e figli al Nord Italia. Successivamente gli propone degli incontri che, in totale, saranno tre e tutti a casa di Gianfranco Pappalardo Fiumara. Dunque, è colui che non si presenta come prete che andava a trovarlo. Dopo il terzo incontro il pianista gli dice che non vuole più continuare mentre il parroco insiste e questa insistenza determina degli screzi», spiega Enzo Guarnera.

prete prete

 

La scoperta

Il prete, evidentemente, non è così bravo a nascondere la sua vera identità. I problemi arrivano, infatti, quando il pianista scopre la “doppia vita” del proprio amante.

 

«Pappalardo Fiumara scopre che quest’uomo è un prete casualmente. Mentre passa davanti alla chiesa di Trepunti vede uscire “l’insegnate” ma con la toga. Inizialmente rimane interdetto perché pensa che forse si sia sbagliato. Ma quando gli si avvicina lui nega la sua doppia identità. Dopo aver capitolato, tra il parroco e GianfrancoPappalardo Fiumara nascono ulteriori incomprensioni. La dinamica è affidata alla descrizione di entrambe le parti», puntualizza Guarnera.

 

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«Non esiste una prova oggettiva di come effettivamente il loro rapporto si sia sviluppata. Tutto si basa sulle ricostruzione dei due. Pappalardo Fiumara afferma che nel rapporto il parroco gli disse di voler avere una posizione subordinata, quindi di essere schiavizzato. Nel corso di incontri il parroco registrerà ogni colloquio tra i due. Ma non solo: anche nel corso dei rapporti risalenti a prima che lui svelasse la propria identità  registrava tutto con il cellulare. Bisogna capire perché. All’interno di questo rapporto particolare, al prete piaceva impersonare lo schiavo. È vero che gli offriva dei soldi ma solo perché, per il parroco, era un modo per punirsi.  Quest’ultimo dunque gli offrì dapprima duemila euro. A ciò Pappalardo Fiumara rispondeva sempre a mo’ di gioco. Ogni conversazione ed ogni rapporto veniva filmato e registrato dal prete, a insaputa del pianista, che amava farsi fotografare in atteggiamenti “intimi”», prosegue l’avvocato.

 

PRETE RELAZIONE PRETE RELAZIONE

Pare, però, che questo gioco perverso si sia fatto sempre più intenso dopo la scoperta del pianista della doppia identità del parroco. E che dunque, Gianfranco Pappalardo Fiumara abbia formulato dei ricatti, affermando che se Don Luigi Privitera non avesse pagato avrebbe rivelato la loro relazione al vescovo.

 

 

“Io non lo avrei mai fatto. Era solo un modo per intimidirlo ma faceva parte del gioco anche se mi ero arrabbiato dopo aver scoperto le sue bugie circa la sua identità”, avrebbe rivelato il pianista al proprio avvocato.

 

«Tutte queste espressioni sono registrate perché ci sono gli audio. Infatti, Pappalardo Fiumara non smentisce ma afferma di non aver mai preso soldi. Tutto il processo si basa sulla credibilità delle due parti. La vera domanda è un’altra. Quando Pappalardo chiede soldi che il prete avrebbe già offerto, è una richiesta finalizzata a estorcere denaro o era all’interno di questo gioco distorto e perverso come lo definisce così lui stesso?», chiarisce Guarnera.

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L’ultimo incontro tra Gianfranco Pappalardo Fiumara e Don Luigi Privitera.

A far scattare le manette per il pianista di fama internazionale sarebbe stato l’ultimo incontro nel corso del quale sono stati coinvolti anche i Carabinieri di Riposto.

 

«Nel corso dell’ultimo incontro il prete avvisò i carabinieri. Ma gli andò male perché Pappalardo Fiumara non prese il denaro. Quando il pianista uscirà dalla chiesa, infatti, gli agenti non gli trovarono addosso neanche un euro. Il prete sostiene, probabilmente poiché si intimorì davvero che il pianista potesse rivolgersi al vescovo, di avergli dato 2500 euro. Ma Pappalardo Fiumara risponde di non aver mai avuto niente poiché quei discorsi erano frutto semplicemente di intimidazioni verbali, come gioco. Ma nulla di più», afferma il legale Enzo Guarnera.

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L’avvocato seguirà il caso fino al Tribunale del Riesame, la cui istanza da presentare sarà preparata in settimana. Per ora il Gip ha ritenuto valido il racconto del prete, disponendo così gli arresti domiciliari per il pianista. Enzo Guarnera, fondatore di tre associazioni anti estorsione, ritiene che non ci siano le condizioni per parlare di estorsione classica come definito dal Gip e dal Pm. Proprio per questo motivo, almeno fino al riesame continuerà a sostenere il pianista. Potrebbe ripensarci solo qualora venissero a galla elementi in contrasto con le proprie scelte etiche.

 

Si attendono ulteriori risvolti circa i provvedimenti di cui potrebbe essere destinatario il prete.

 

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