ALLE 22,30 DI STASERA WIKILEAKS FARÀ TREMARE MEZZO MONDO, IN PRIMIS BERLUSCONI - 1- DALLA CORRISPONDENZA DELL’AMBASCIATA DI ROMA E IL GOVERNO DI WASHINGTON POTREBBE SPUNTARE UN RAPPORTO SEGRETO CHE AGLI USA SAREBBE ARRIVATO DA AMBIENTI GEORGIANI, DOVE SI IPOTIZZA UN INTERESSE ECONOMICO PERSONALE (NEL SENSO DI AZIONARIO) SIA DI PUTIN CHE DI BERLUSCONI NEL GASDOTTO RUSSO SOUTHSTREAM DA CUI L’ITALIA SI RIFORNISCE CON L’IMPEGNO ATTIVO DI ENEL, ENI E FINMECCANICA - 2- CI SONO ALTRE DUE VICENDE ITALIANE. LA PRIMA SEMBRA RIGUARDARE UN MISTERIOSO VIAGGIO IN MONTENEGRO DI DUE PARLAMENTARI PDL CON UN FERMO ALLA FRONTIERA E IL SEQUESTRO DI UNA VALIGETTA. IL SECONDO: IL SEQUESTRO SUL TRENO PER CHIASSO DI OLTRE 100 MILIARDI DI DOLLARI IN BUONI DEL TESORO AMERICANI DEGLI ANNI ’30

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1- QUI SALTA BERLUSCONI (ALTRO CHE CASETTA A MONTECARLO)
Fosca Bincher (Franco Bechis) per Libero

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La verità sarà scoperta solo questa sera dopo le 22, quando Wikileaks metterà in rete i dossier riservati della diplomazia americana che stanno facendo tremare mezzo mondo.

wikileaks-manning,wikileaks-manning, analista Pentagono che ha consegnatoi i codici di accesso ad Assange

Non sono molti i documenti che riguardano l\'Europa (il 5% del totale), e ancora meno quelli sull\'Italia: qualche centinaio di mail e rapporti riservati in gran parte datati all\'epoca del governo guidato da Romano Prodi, mentre quelli che agitano l\'esecutivo attuale sono relativi solo al 2008 e a parte del 2009.

Non c\'è nulla dunque - come ipotizzava ieri la Stampa - che possa riguardare il caso Ruby Rubacuori, esploso nel 2010. Come d\'altra parte è da escludere che nei rapporti diplomatici si faccia riferimento ai gossip o alle vicende private del presidente del Consiglio, che poco influenzano i rapporti fra gli Stati e che vengono prese in considerazione solo se utili alla analisi sulla stabilità del governo.

BerlusconiBerlusconi e Putin

Non dovrebbero esserci nemmeno documenti particolari sulla crisi fra Berlusconi e Fini, anche perché gli episodi più importanti sono esplosi in data successiva a quella del trafugamento della documentazione dalla rete diplomatica americana.

Bisogna tenere presente che i rapporti dell\'ambasciata di Roma debbono essere ritenuti di qualche rilevanza per la segreteria di Stato per essere classificati e archiviati nella banca dati centralizzata della segreteria di Stato.

Detto questo, secondo le prime indiscrezioni circolate sono soprattutto due i dossier diplomatici che riguardano l\'attuale premier. Il primo è relativo ai suoi rapporti con il primo ministro russo Vladimir Putin, il secondo quelli con il leader libico Mohammar Gheddafi.

Nessuno dei due è una vera e propria sorpresa, perché in un caso e nell\'altro la diplomazia americana ha espresso anche pubblicamente la propria preoccupazione e su singole vicende anche la propria contrarietà. Sui rapporti con Putin la documentazione riguarda due vicende principali: il ruolo avuto da Berlusconi all\'epoca della guerra con la Georgia e il caso Southstream, il gasdotto russo da cui l\'Italia si rifornisce con l\'impegno attivo di Enel, Eni e Finmeccanica.

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Wikileaks si infila dunque fra le lenzuola del lettone di Berlusconi e Putin. Ma il succo del disappunto americano su questa vicenda è ben noto. Tanto che l\'attuale ambasciatore a Roma, David H. Thorne, andando al di là del protocollo appena insediato non l\'aveva certo mandata a dire. E in un\'intervista aveva affermato: «Anche se Usa e Italia cooperano strettamente su numerosi temi, ci sono, comunque, alcune posizioni della politica estera italiana che continuano a preoccuparci ».

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Quanto a Southstream aveva aggiunto: «Ci preoccupa la dipendenza energetica non solo dell\'Italia, ma di tutta l\'Europa». Fra la corrispondenza dell\'ambasciata di Roma e la segreteria di Stato potrebbe spuntare anche un rapporto segreto e non verificato che agli Usa sarebbe arrivato proprio da ambienti georgiani, dove si ipotizza un interesse economico personale (nel senso di azionario) nel gasdotto sia di Putin che di Berlusconi.
Ma il documento avrebbe la forma di un brogliaccio.

JulianJulian Assange Fondatore di Wikileaks

Ci sono altre due vicende italiane di questi ultimi due anni oggetto della corrispondenza riservata fra le strutture diplomatiche Usa. La prima sembra riguardare un misterioso viaggio in Montenegro di due parlamentari PdL con un fermo alla frontiera e il sequestro di una valigetta. Del secondo episodio ha riferito anche Libero nelle sue cronache: si tratta del sequestro sul treno per Chiasso di oltre 100 miliardi di dollari in buoni del tesoro americani degli anni \'30.

Ufficialmente quei titoli di Stato sono stati ritenuti falsi, ma inquietò che fra i due portatori figurasse un giapponese nipote dell\'ex vicedirettore generale della Banca centrale nipponica. Un caso in cui sicuramente è stata coinvolta la diplomazia americana, e che potrebbe creare qualche imbarazzo: se quei titoli fossero stati veri per la legge italiana bisognava applicare una sanzione di molti miliardi di euro, che da sola valeva 4 volte le risorse sullo sviluppo inserite nell\'attuale finanziaria.

BERLUSCONIBERLUSCONI NON ASCOLTA PIU GHEDDAFI

2- WIKILEAKS, RISCHIO \"IMBARAZZO DIPLOMATICO PLANETARIO\"
Repubblica.it

L\'amministrazione Obama esclude qualsiasi negoziato con il sito fondato da Julian Assange \"sulla diffusione di materiale riservato ottenuto in maniera illegale\". Ieri sera per errore, il sito del settimanale tedesco Der Spiegel ha pubblicato un articolo, poi scomparso dalla rete, in cui si dice che il materiale verrà diffuso stasera alle 22.30 e che si tratta di 251.287 \"cablogrammi diplomatici\" inviati al dipartimento di Stato a Washington dalle ambasciate, dai consolati e dalle rappresentanze diplomatiche americane in tutto il mondo, oltre a 8.000 \"direttive\" del ministero degli Esteri Usa alle sedi diplomatiche in tutto il mondo. Tra la mole di documenti in possesso di Wikileaks, sarebbero tuttavia solo 4.330 i documenti \"esplosivi\".

3- PERPLESSITÀ SU BERLUSCONI E LE SUE RELAZIONI CON GHEDDAFI E PUTIN - \"OBAMA ABBRONZATO\". L\'AMERICA SI ARRABBIÒ
Maurizio Molinari per La Stampa

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Per comprendere la genesi dell\'operazione di «diplomazia preventiva» con cui Washington sta tentando di disinnescare l\'impatto delle rivelazioni di Wikileaks bisogna partire dal metodo con cui ambasciate, consolati e Dipartimento di Stato comunicano fra loro. Si tratta di telegrammi su singole notizie, documenti di analisi su fatti avvenuti e previsioni sull\'immediato futuro che richiedono agli estensori di mettere nero su bianco tutte le informazioni a loro disposizione, non solo quelle pubbliche e politicamente corrette ma anche indiscrezioni raccolte da informatori, gossip di vario genere, dettagli sulla vita privata dei personaggi più noti, veleni politici, battute gergali e quant\'altro possa consentire a chi legge di farsi un\'idea chiara su cosa sta avvenendo.

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L\'errore più serio che un diplomatico può compiere è astenersi dall\'includere un dettaglio che, nel breve o lungo termine, potrebbe rivelarsi decisivo. Il fine è di far confluire più informazioni possibili a Washington, dove sono poi gli alti funzionari a elaborarle per trarre conclusioni che finiscono sul tavolo del Segretario di Stato e, a volte, del Presidente.

SILVIOSILVIO BERLUSCONI DORMIENTE

Di conseguenza, leggendo tali documenti, si può trovare di tutto. Sono uno specchio della vita pubblica nei singoli Paesi, con il vantaggio di essere confezionati con il contributo di fonti di notevole rilievo, che adoperano ogni sorta di espressioni. Per tutelare tali fonti il governo americano le secreta ma WikiLeaks è riuscita ad avere i testi originali. Di qui le preoccupazioni dilaganti, testimoniate dalle anticipazioni di alcuni funzionari britannici sugli «insulti ai francesi spesso presenti nelle comunicazioni con gli americani».

Nel caso dell\'Italia i documenti potrebbero contenere i commenti negativi alle frasi di Silvio Berlusconi - in almeno due occasioni - sull\'«abbronzatura» di Barack Obama e della moglie Michelle. Quando il premier ricorse a tale terminologia, in Via Veneto fecero un sobbalzo, il Dipartimento di Stato ne venne subito informato e vi furono ulteriori scambi di comunicazioni.

PutinPutin e Berlusconi

La Casa Bianca decise però di non far trapelare la vivace irritazione per non incrinare i rapporti con un alleato molto importante su più scacchieri, dal Libano all\'Afghanistan. È sufficiente varcare la soglia del Dipartimento di Stato per rendersi conto che la vicenda ha lasciato il segno, al punto che alcuni diplomatici si spingono fino a descrivere il premier italiano come «ad alto rischio», perché «chi vi si avvicina non ha idea di cosa può avvenire, delle conseguenze politiche possibili».

Il rischio è che Wikileaks metta a nudo la contraddizione fra la scelta pragmatica del quieto vivere con Berlusconi e le perplessità che circolano nell\'Amministrazione sui rapporti di Roma. Anche a causa dei legami italiani con più nazioni difficili: dall\'apertura delle banche agli investimenti di Gheddafi alla moltiplicazione degli scambi commerciali con Teheran fino al flirt energetico con la Turchia.

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Ma forse il capitolo che può riservare più sorprese è quello del legame personale fra Berlusconi e Putin. Non è un mistero che Washington da tempo cerca di capire cosa vi sia alla base dell\'intesa personale fra i due e, in occasioni conviviali a Roma come Washington, è frequente imbattersi in funzionari che ipotizzano interessi personali di Berlusconi negli accordi energetici.

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Argomenti off-limits, di cui nessun diplomatico americano parlerà mai ufficialmente, ma nelle note diplomatiche se ne discute. Come nel 2007, in occasione del rapimento del giornalista Daniele Mastrogiacomo in Afghanistan, con una tempesta nelle relazioni fra l\'Amministrazione Bush e il governo Prodi che vide i rispettivi ministri degli Esteri, Condi Rice e Massimo D\'Alema, protagonisti di una cena all\'«Aquarelle» di Washington che, anziché risolvere gli equivoci sulla trattativa italiana con i capi dei taleban, finì per moltiplicarli.

 

 

 

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