'L'ANELLO', ULTIMO MISTERO DELLA PRIMA REPUBBLICA (di andreotti) - un servizio segreto nato per ostacolare l'avanzata delle sinistre - 'avrebbe potuto liberare moro, fece fuggire Kappler, intervenne direttamente nella vicenda Cirillo'...

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1 - L'ANELLO, ULTIMO MISTERO DELLA PRIMA REPUBBLICA...
(Ansa) - Stefania Limiti, L'Anello della Repubblica (Chiarelettere, pag. 337 - 16,00 euro) Per mezzo secolo non s'e' avuta alcuna informazione nonostante i processi per le stragi, Gladio e le Brigate Rosse. L'esistenza di 'Anello' o 'noto servizio' e' emersa solo per caso quando nel' 96, grazie alla determinazione del giudice Guido Salvini che indagava sul terrorismo nero, lo studioso Aldo Giannuli scopri' in un deposito sulla via Appia a Roma degli scatoloni pieni di documenti dell'Ufficio Affari Riservati. In mezzo a quelle carte anche un documento con la spiegazione dell'esistenza di un servizio segreto nato per volonta' dell'ex capo del Sim (servizio segreto fascista) generale Roatta, con il compito di ostacolare l'avanzata delle sinistre.

L'anello della RepubblicaL'anello della Repubblica

Stefania Limiti, giornalista e studiosa, e' partita da li' per ricostruire la storia di 'Anello', il servizio coinvolto nella fuga del nazista Kappler dell'ospedale militare del Celio, nella liberazione, grazie ad un accordo con la camorra, dell'assessore democristiano Ciro Cirillo, sequestrato dalle Br, e nella trattativa del Vaticano con le Brigate Rosse per la liberazione di Aldo Moro.

Se la Procura di Roma ha chiuso l'inchiesta su 'Anello' ritenendo che e' in dubbio vi siano illeciti penali, un'altra, quella di Brescia, che ha indagato sulla strage di Piazza della Loggia (8 morti e un centinaio di feriti) e' intenzionata a fare chiarezza. Non a caso, proprio di 'Anello' s'e' parlato nella prima udienza del processo per la strage, tutt'ora in corso a Brescia.

Per le cose rivelate potrebbe sembrare un romanzo invece il libro e' il prodotto di un attento lavoro dell'autrice sui documenti e ogni capitolo e' arricchito da un ricco apparato di note. ''Il gioco degli specchi - ha scritto nella postfazione Paolo Cucchiarelli, giornalista e studioso di terrorismo nero e servizi segreti - e' stato infinito in Italia ma mai nessuno ha guardato in quello del 'noto servizio' fino in fondo, anche se potrebbe essere questo l'ultimo cassetto della Repubblica, il principale strumento dello stato parallelo. Questa inchiesta ha cominciato a farlo, ma e' solo l'inizio''.

''Questo libro - spiega Stefania Limiti - e' il frutto di un'inchiesta giornalistica. Ho messo insieme pezzo per pezzo di un grande puzzle. Anello, come ha scritto anche il professor De Lutiis nella prefazione, ha alterato gli equilibri politici e avvelenato la democrazia. Mi auguro che da qui si possano scoprire tutti gli agganci politici avuti''.

Aldo MoroAldo Moro

2 - IL MEDICO PEDRONI: I POLITICI SAPEVANO. MORO POTEVA ESSERE LIBERATO, POLITICA SBARRO' STRADA...
(Paolo Cucchiarelli per l'ANSA) -
''Si' guardi, Titta mi definiva 'il medico dell'Anello'. Curai Padre Zucca, il rude 'cappellano' del servizio segreto clandestino, ma anche Adalberto Titta, il capo operativo. Diciamo che sono stato proprio il medico de l'Anello''.

Giovanni Maria Pedroni, classe 1927, partigiano a Trieste, illustre chirurgo conosciuto in tutto il mondo, e' quanto di piu' lontano si possa immaginare da un uomo capace di dare notizie di prima mano sul mondo occulto dei servizi segreti ma e' anche l'unico, il primo, a parlare pubblicamente di questa struttura su cui da pochi giorni e' uscito un libro-inchiesta che Pedroni ha appena finito di leggere. ''Tutto esatto'', dice in un'intervista all'ANSA.

''Si legge come un romanzo ma e' cosi' che sono andate le cose. La gente comune non lo sa quanti fatti sono accaduti in Italia, come sono effettivamente andate certe cose. Pensa che si tratti di romanzi. Non e' cosi'. Anzi...'', quasi a sottintendere che c'e' ben altro ma che non e' il caso di insistere.

Aldo MoroAldo Moro

''L'Anello - aggiunge - avrebbe liberato molto facilmente Aldo Moro, fece fuggire Herbert Kappler, l'uomo delle Fosse Ardeatine per superiori esigenze di Stato, intervenne direttamente nella vicenda Cirillo'', dice parlando solo di alcuni dei temi toccati del volume edito da Chiarelettere, ''L'Anello della Repubblica'' , scritto da Stefania Limiti.

Pedroni parla chiaro e senza remore, diretto: fu proprio lui a visitare, mentre tutta l'Italia lo cercava, Herbert Kappler in fuga nell'agosto del '77. Lui ha ricevuto dirette confidenze da Padre Zucca e da Adalberto Titta, l'ex asso dell'aviazione di Salo' divenuto il capo operativo della struttura.

Suadente, gentile, Pedroni snocciola dati e denuncia la ''grande ipocrisia politica'' che pesa ancora su tutta la vicenda visto che il servizio clandestino inizia la sua vita nell'immediato dopoguerra e attraversa tutta la storia dell'Italia Repubblicana: ''C'e' una sacco di gente che sa di queste cose; soprattutto a livello politico. L'Anello era una struttura operativa che era riconosciuta ufficialmente dal governo. Il Viminale sapeva tutto. Tanti politici sapevano. Con una struttura segreta si potevano ottenere certi risultati senza che nessuno si scottasse le mani: questo era il compito dell'Anello. Ho sentito Padre Zucca chiamare al telefono, dalla mia clinica, ministri e sottosegretari e come scattavano. Ah, se scattavano. Era un ometto veramente particolare Padre Zucca''.

andreotti giulioandreotti giulio

Molti indizi portano a Giulio Andreotti, lei che ne dice? ''Se Andreotti parlasse veramente della sua vita crollerebbero le mura di Gerico''. Il servizio, diciamo, era stato fondato da un israeliano, Otimsky, ''una persona anziana che mandava avanti operativamente le cose ma era politicamente nelle mani di Giulio Andreotti'' .

A Pedroni sta a cuore soprattutto il capitolo Moro. ''Noi - scandisce - potevamo liberarlo, tranquillamente, senza problemi. La politica ci ha sbarrato la strada affinche' non intervenissimo. C'era un ordine 'superiore' di non intervenire, e potevamo farlo. Moro d'altra parte se l'e' proprio cercata. Nel 1962, a Napoli, vara il centro sinistra per isolare i comunisti e nel 1978 li porta al governo?! Un dato e' certo: alle cancellerie internazionali Moro non piaceva per nulla; Kissinger non lo poteva vedere. Aveva espressioni durissime per Moro che dava fastidio in Italia ma anche all'estero. Si scelse di non intervenire, lasciando le cose al loro destino. Lasciando che Moro venisse ucciso. Chi fa fuori Moro? Le Br? Mah... Non lo so'', aggiungendo dubbi a dubbi sull'ultimo atto dei 55 giorni.

Una cosa e' certa - dice - ''dopo quello stop imposto all'Anello tutto si e' fermato. Padre Zucca propose un ingentissimo riscatto per salvare Moro ma da solo non poteva nulla. Avrebbe potuto far molto se avesse potuto utilizzare la 'longa manus' de l'Anello. Zucca sapeva benissimo questo ma cerco' lo stesso di darsi da fare. Andreotti era contro.

KAPPLER HERBERTKAPPLER HERBERT

C'erano i soldi ma non poterono far nulla. Quando si vuole le cose si fanno: si fa qualunque cosa volendo. Si e' deciso di lasciare morire Moro: le ragioni e il perche' riguardano pero' la politica. Tutti i servizi italiani e stranieri si mossero per cercare di utilizzare tutto cio' che era utile a risolvere la questione. Alla fine non fu cosi'. Moro pensava di essere vicino ad una soluzione positiva per se'. Sapeva pero' benissimo chi erano gli oppositori alle sua linea in Italia e all'estero. E' una storiaccia''.

Ancora tutta da raccontare? ''Ancora. Moro fu lasciato morire. Questo lo sanno tutti. E nessuno parla'', replica il Professore soppesando le parole. E Pedroni conferma tutto anche sul ruolo giocato dal servizio clandestino nel rapimento Cirillo. ''Titta parlo' piu' volte in carcere con Cutolo. Anzi il Sisde e il Sismi si misero da parte per chiamare proprio l'Anello. Ad Ascoli Piceno Titta prende Cutolo dal carcere e lo porta fuori, a Napoli, e si arriva ad un accordo. Quando si stava per concludere l'intesa con i brigatisti e sembrava tutto fatto ecco sbucare fuori all'improvviso polizia e carabinieri e quelli li', i brigatisti, schizzano via e quasi li acchiappano. E' stata una cosa particolare: un contesto politico... Sa...''. Pedroni ridacchia, sospira, e saluta. Molto gentilmente, come sempre.

 

 

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