IL BRUNELLO DI MONTEBAFFINO – IL MAGO D’ALEMIX (CON I FIGLI FRANCESCO E GIULIA) SI DÀ ALLA PRODUZIONE VINICOLA SULLE COLLINE D’UMBRIA (\"libero\": GUARDA CASO LA REGIONE AMICA ELARGISCE I FONDI EUROPEI) – MA UN BICCHIERE DI TROPPO DEVE AVER DATO ALLA TESTA AL LEADER MAXIMO E ALL’ENOLOGO VIP COTARELLA (SUO MALGRADO FINITO A LAVORARE PER PRODUTTORI IN ODORE DI MAFIA): PIANTANO VITIGNI VIETATI CHE VANNO ESTIRPATI…

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LE VIGNE IN UMBRIA, L\'EUROPA FINANZIA I VINI DI D\'ALEMA...
Roberta Catania
per \"Libero\"

MASSIMOMASSIMO DALEMA

I vitigni sono stati impiantati la settimana scorsa e ieri c\'è stata la prima irrigazione. L\'azienda vinicola ha preso il via e già domani - si dice - Massimo D\'Alema arriverà a Otricoli per vedere di persona come procedono le operazioni che da qui a cinque anni metteranno in bottiglia il suo rosso doc.

Suo ma con i fondi della Comunità europea che gli sono stati erogati tramite la Regione, \"rossa\" anch\'essa. Il 5 maggio scorso, infatti, l\'ente ha elargito 57.500 euro alla società dei figli di Baffino: il terzo contributo economico su 74 aziende agricole. Nel paese di duemila anime non si parla d\'altro: il presidente del Copasir ha deciso di realizzare in Umbria l\'altro sogno (dopo la barca a vela), quello di produrre vino.

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E non un vino qualsiasi, tanto che per non sbagliare il lider Maximo ha lasciato il timone a Riccardo Cotarella, l\'enologo di fama mondiale che in passato aveva già deliziato i palati di Silvio Berlusconi, George Clooney e Roman Abramovich. Ebbene, Cotarella decide, ma ad occuparsene attivamente è l\'agronomo Andrea Bonino, che risulta anche essere il socio amministratore del \"La Madeleine\", la società di Francesco e Giulia D\'Alema (i figli di Baffino).

dalemadalema allo stadio con figlio francesco

COMPRAVENDITE
Il 9 novembre 2005 la società viene costituita da due bergamaschi, che per comprare i terreni accendono un mutuo di 440mila euro con la Banca Popolare di Bergamo. Il 28 ottobre di tre anni dopo vendono tutto a Filippo Vinci, pugliese del \'64,e a una donna, per 5mila euro. La famiglia di Baffino subentra sette mesi dopo. Il primo a mettere un piede nella proprietà è Francesco, classe 1990, che per 58.400 euro acquisisce il 40% de \"La Madeleine\", lasciando il 60% a Vinci.

Il 2 marzo scorso viene messo ordine, soprattutto in casa D\'Alema, facendo entrare nell\'affare anche la primogenita, Giulia, dell\'86. Dagli atti notarili risulta che Vinci vende il 49% alla ragazza, il 9% al fratello (che la raggiunge con un altro 49%) e l\'1% all\'agronomo orvietano. Così anche lui, il tramite delle operazioni, rimane con un altro1%. Il costo totale dell\'operazione è di 191.357 euro, ai quali andrebbero tolti i 3.243 euro di Bonino. Così si arriva a una spesa di 188.114euro, che sommati ai 58.400 del 2008, danno il prezzo del regalo di papà D\'Alema: 246.514 euro.

D\'AlemaD\'Alema in barca

L\'EDIFICABILITÀ
Certo la spesa è stata consistente, soprattutto se si pensa che su quel terreno Max non può costruire neanche una piccola struttura per andare a rilassarsi la domenica in campagna. Il 2 ottobre 2009, infatti, \"La Madeleine\" fa un accordo con il comune di Narni che prevede una «costituzione di vincolo di destinazione ».

In poche parole l\'unica costruzione ammessa è «l\'alloggio da destinare al salariato incaricato di condurre il fondo», con l\'ulteriore precisazione che «solo» il \"guardiano\" o i suoi familiari «per i 15 anni successivi alla fine dei lavori, potrà occupare l\'immobile». Addio domeniche di relax, perciò: D\'Alema potrà gustare i frutti del quarto di milione seminato solo tra cinque anni, quando Max potrà stappare la prima bottiglia di vino.

riccardoriccardo cotarella jpeg

La settimana scorsa, infatti, i contadini del Lider Maximo hanno impiantato i vitigni. Nella parte alta del terreno si dividono in 35 file di Pinot nero. In quella bassa sono state messe 42 file di Cabernet Franc, 28 di Marselan e altre 28 di Tannat. Tutte uve scure, che però al momento della produzione (se non verrà messa la buccia nel macero) potrebbero dare vita anche a vini bianchi. Una scelta che Baffino si riserva di prendere più avanti. Almeno tra tre anni, quando sarà fatta la prima vendemmia.

SOLDI DALLA UE
La Società \"La Madeleine\"aveva già chiesto i fondi europei per l\'agricoltura, ma nel 2005 le furono negati. All\'epoca la proprietà era puramente bergamasca, che ha ceduto le prime quote solo nell\'ottobre 2008. Nel maggio scorso, invece, i soldi sono arrivati: 57.500 euro, una delle cifre più alte del prospetto. Di più hanno ottenuto solo la \"Antinori società agricola\" e la \"Fondazione per l\'istruzione agraria di Perugia\".

2 - D\'ALEMA SBAGLIA ENOLOGO E UVA NELLA SUA AZIENDA IN UMBRIA MAX HA PIANTATO VITIGNI VIETATI...
Gianluigi Nuzzi
per \"Libero\"

I vigneti di Massimo D\'Alema sono stati appena irrigati, l\'ex presidente del Consiglio, grembiulone e stivali di gomma, ancora deve tagliare i primi grappoli per bottiglie da palati raffinati ma già arrivano le prime grane. La sua nuova esperienza in Umbria, in provincia di Terni, di viticoltore nostrano di vini prelibati parte con il piede sbagliato.

RiccardoRiccardo Cotarella

D\'altronde, si sa, il vino appanna, può anche dare alla testa. Andando a verificare le varietà scelte da D\'Alema per i suoi appezzamenti di terra si scopre infatti che metà degli impianti che ha scelto sono proibiti. In altre parole quei vitigni devono essere estirpati. Insomma, deve ancora stappare la prima bottiglia ma già vengono serviti i primi calici amari. Tutta colpa delle file impiantate nella parte bassa del terreno dove se ne contano ben 28 di Marselan e altrettante di Tannat.

Ecco si tratta di due varietà proibite sia in provincia di Terni che in quella di Perugia. Infatti, andando a consultare le apposite liste di varietà autorizzate o raccomandate provincia per provincia non si tarda a scoprire che sia il vitigno Tannat sia il Marselan è bandito dalle dolci colline della zona.Una distribuzione scientifica che è legge in tutta Italia per equilibrare le produzioni in modo armonico.

Non è infatti possibile impiantare qualsiasi vitigno dove si vuole. I rischi sono alti. Le file delle varietà proibite vengono estirpate e la produzione vinicola distrutta con delle pene accessorie pecuniarie non esigue.

I contadini del Lider Maximo nella parte alta del vitigno avevano impiantato 35 file di Pinot nero e appena sotto altre 42 di Cabernet Franc. E su questo nulla da ridire. I dubbi arrivano però poche decine di metri più a valle quando appunto troviamo Marselan e Tannat, uve che servono per rendere il vino imbattibile ma che escono dai criteri seguiti dai viticoltori della zona.

Il Tannat, tra l\'altro, è un vitigno autorizzato in pochissime province perché crea colore, struttura senza passare per le varietà italiane. La pena, come detto, è quella dell\'estirpazione. Un\'umiliazione per il buon Massimo, che sicuramente si è affidato a tecnici e non conosce nei dettagli i rigidi parametri che regolano la vita dei vitigni. Meglio quindi se ci ripenserà.

La soluzione più conveniente è quella di estirpare oggi le piante piuttosto che vedersi distruggere la produzione alla prima vendemmia. Ma non basta. Il secondo cruccio per la nuova passione di D\'Alema riguarda l\'enologo al quale ha affidato la cura della cantina. Si tratta di Riccardo Cotarella, uno tra i tecnici più qualificati e autorevoli sul mercato che proprio di recente è inciampato in un incidente spiacevole.

Da tempo Cotarella era infatti l\'enologo della cantina siciliana \"Abbazia Santa Anastasia\" finita nel mirino della magistratura perché ritenuta in mano a Cosa Nostra. Sia chiaro: Cotarella non è un mafioso né fa parte di quei manager della cantina finiti indagati o arrestati perché in odore di mafia. Ma il suo datore di lavoro, l\'ingegnere Francesco Lena, titolare della cantina, è finito dietro le sbarre con l\'accusa di associazione mafiosa.

La figura rimediata da Cotarella ha fatto il giro del mondo tra produttori, tecnici e appassionati di un buon bicchiere. E impone forse qualche prudenza per un politico di primo piano. Ma D\'Alema non deve esser andato per il sottile né si è voluto fermare alle apparenze.

Del resto, questo è un sogno coltivato da tempo. In segreto. Secondo Winenews, due i motivi che hanno portato il leader della minoranza a improvvisarsi vignaiolo, oltre alla grande passione per il vino: «la nostalgia di una vecchia casa che aveva il padre nel cuore di Montefalco» e le origini in terra di Puglia, «terra fortemente legata al vino».

Solo qualche giorno fa durante una tavola rotonda era intervenuto da esperto e conoscitore dei segreti delle bottiglie: «La qualità crescerà dappertutto -aveva esordito -, basta pensare a come sta crescendo l\'America Latina con il vino.

Quest\'anno abbiamo esportato più vino della Francia, primato che abbiamo festeggiato poco, raggiunto anche grazie alla nostra tradizione, ma io non sono così contrario alla moderata innovazione di prodotto, perché è stata proprio la Toscana che cominciando a mettere qualche vitigno internazionale nel nostro Sangiovese ha inventato un ciclo di vini, dal Sassicaia in giù, che hanno sbancato sul mercato mondiale e hanno cambiato anche l\'immagine tradizionale». Nulla da eccepire, signor (ex) presidente, ma per favore, l\'innovazione non faccia a pezzi le regole. Quei vitigni li estirpi, magari bevendoci sopra. Salut.

 

 

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politica

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