LE CIANCE DI CIANCIMINO - TUTTE LE CONTRADDIZIONI DI CIANCIMINO JR SUL BANANA - IL BLOGGER SCOVA-BUFALE METTE A CONFRONTO VERBALI, DEPOSIZIONI E INTERVISTE DEL FIGLIO DI DON VITO E SCOVA IL TRAPPOLONE DELLA LETTERA (TAROCCATA) DI COSA NOSTRA A BERLUSCONI - A GIORNI IL LIBRO SU INTERNET - LA CORSA ALL’ACQUISTO DI AVVOCATI, PM, SBIRRI E PROFESSIONISTI D’ANTIMAFIA…

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cianciminociancimino

Gian Marco Chiocci e Mariateresa Conti per \"Il Giornale\"

Ricordate la letterina indirizzata al premier Silvio Berlusconi e a Marcello Dell\'Utri e portata in aula al processo Mori da Massimo Ciancimino, il figlio dell\'ex sindaco mafioso di Palermo Vito, a riprova dell\'origine mafiosa di Forza Italia? Letterina in cui don Vito avrebbe minacciato il Cavaliere di spiattellare, Ciancimino junior dixit, l\'origine di Forza Italia? Che fosse una mezza bufala, guardando le versioni contraddittorie date da Massimo in più interrogatori precedenti al debutto d\'aula l\'8 febbraio del 2010, si capiva. Ma è molto probabile che si tratti di una bufala intera. O, almeno, di un testo manomesso (da chi?) che non era affatto indirizzato a Berlusconi e che soprattutto aveva chissà quale scopo.

A ricostruire la vicenda, individuando anche la prova delle menzogne che il figlio di don Vito avrebbe raccontato ai giudici, un libro-inchiesta, presto scaricabile on line o acquistabile in rete, «Prego dottore! Le lettere della mafia a Silvio Berlusconi nella mitopoiesi di Massimo Ciancimino».

BERLUSCONIBERLUSCONI DELL UTRI

A scriverlo Enrico Tagliaferro, Enrix, un blogger attento ai temi di mafia che già nei mesi scorsi aveva sollevato sul suo blog, segugio.splinder.com, perplessità a proposito di quell\'intestazione a Berlusconi e Dell\'Utri appiccicata in calce. La prova della menzogna starebbe invece in un altro libro, «Don Vito», scritto a quattro mani dallo stesso Massimo Ciancimino e dal giornalista de La Stampa Francesco La Licata. Alla pagina 229 di questo testo, c\'è infatti un altro pezzo di quella letterina, il pezzo mancante dal quale sarebbe stato effettuato il copia e incolla che ha portato alla lettera finale portata in aula lo scorso 8 febbraio. Ricordate?

vitovito e massimo ciancimino

Ciancimino depone in aula non al processo Dell\'Utri - dove i giudici lo hanno ritenuto inattendibile - ma al processo contro il generale Mori. Al termine di cinque ore di testimonianza produce un documento esplosivo. Una \"lettera\" scritta da suo padre a Berlusconi, negli interessi del capomafia Provenzano. A suo dire, la missiva è del 1994. Lo scritto sarebbe una rielaborazione di un\'altra lettera scritta dal capo di Cosa nostra. Il testo, chiaramente, è monco, all\'inizio e alla fine.

Recita: «anni di carcere per questa mia posizione politica, intendo dare il mio contributo (che non sarà modesto) perché questo triste evento non abbia a verificarsi. Sono convinto che se si dovesse verificare questo evento (sia in sede giudiziaria che altrove) l\'on. Berlusconi metterà a disposizione una delle sue reti televisive. Se passa molto tempo ed ancora non sarò indiziato del reato di ingiuria, sarò costretto ad uscire dal mio riserbo che dura da anni e pertanto sarò costretto (cancellato) a convocherò...».

ManganoMangano

Ciancimino dice che quel documento non è completo, «manca una parte». Spiega che si tratta di una minaccia a Berlusconi perché mantenga gli impegni presi - evidentemente con Cosa nostra - altrimenti è pronto a uscire dal riserbo. Data del documento: «Il 1994».

Il Pm si guarda bene dal contestare al teste che negli interrogatori del 30 giugno e del 1 luglio 2009 sulla data di quel testo e su chi l\'abbia scritto Ciancimino junior ha detto tutto e il contrario di tutto: prima che risale al 2000, \'99-2000; poi che è stata scritta tra il \'90 e il \'92, precedentemente all\'arresto di don Vito del 23 dicembre del \'92, sicuramente prima del papello; poi genericamente il periodo in cui il padre era in carcere.

MARIOMARIO MORI

All\'udienza dell\'8 febbraio 2010, anticipata qualche mese prima in un articolo da Repubblica, la data della lettera diventa con certezza «1994», toh, guarda, l\'anno della nascita di Forza Italia. All\'udienza dell\'8 febbraio il Pm chiede a Massimo Ciancimino se sappia cosa si doveva convocare. E Ciancimino junior risponde a tappo: una conferenza stampa. Una conferenza stampa?, si meraviglia il Pm.

Il perché è chiaro: nel 1994 Ciancimino è in carcere, Provenzano è latitante: nessuno dei due è in grado di convocare conferenze stampa. «Mi viene in mente una conferenza stampa...» insiste Massimo. Il Pm non insiste. L\'argomento viene lasciato cadere. Perché Ciancimino junior abbia detto «conferenza stampa» si capisce quando esce il libro scritto insieme a La Licata. A pagina 229, presentata come «una seconda parte della bozza di lettera di Vito Ciancimino», c\'è un documento. Identico in parte alla lettera prodotta in aula. Ma contenente tre righe mancanti.

Al «convocherò» infatti segue: «una conferenza stampa non solo per questo modesto episodi ma soprattutto per dimostrare l\'inattivismo che dura da quando io ho...». Altro che intuizione, come raccontato in aula. Ecco la prova della bugia, spacciata per verità. Ecco la prova della - probabile - manomissione del documento, quelle tre righe tirate via magari per aggiungerne altre, forse l\'intestazione.

FALCONEFALCONE E BORSELLINO

E che di bugia si tratti si capisce anche usando la logica. Se davvero la data, come sostenuto da Ciancimino jr, fosse il \'94, il testo della lettera non avrebbe senso: don Vito parla di «anni», nel \'94 Forza Italia è appena nata. Non quadra. Come non quadra tutto il resto: dalle troppe versioni sul misterioso signor Franco a quelle sulla grafia della lettera che un giorno attribuisce a Provenzano, poi al padre, poi a se stesso. Oppure su chi quella lettera gliel\'ha data, un giorno Provenzano, un altro Lipari, poi un autista, poi non se lo ricorda più.

«Minchiate», insomma, per dirla con uno dei bersagli di Ciancimino junior, Marcello Dell\'Utri. «Irrisolta contraddittorietà», per usare il termine usato dai giudici del processo Dell\'Utri, che non l\'hanno voluto neanche ascoltare.

 

 

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