COMANDAMENTO N° 11: NON PARLARE DI TASSE! - NON SOLO L’ICI SU TUTTI I SUOI IMMOBILI E LA RIDUZIONE DEL 50% DELL’IRES, LA SANTA SEDE NON CORRISPONDE NELL’ORDINE: L’IMPOSTA LOCALE SUI REDDITI DEI SUOI FABBRICATI, L’IVA PER LE PRESTAZIONI RESE DA ENTI DI BENEFICIENZA, OSPEDALI ETC., L’IRAP SUGLI STIPENDI AI SACERDOTI, L’ IRPEF PER IMPIEGATI E SALARIATI, I DIRITTI DOGANALI E DAZIARI PER LE MERCI ESTERE DIRETTE ALLE SUE SEDI - senza considerare l’incredibile partita di giro dell’8 per mille…

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1- COMANDAMENTO N° 11: NON PARLARE DI TASSE
Filippo Facci per "Libero"

VaticanoVaticano

L'intervento anti-evasione del cardinale Angelo Bagnasco, questa la verità, si è rivelato un boomerang: e a rilevarlo non sono stati soltanto i Radicali o un drappello di agnostici razionalisti,ma anche giornali come La Stampa, Libero, Repubblica e il Corriere della Sera, questo tralasciando vari e accalorati interventi in rete. È stato il pulpito ad insospettire, ed è stata la straordinarietà della crisi a rendere possibile un'accennata discussione sull'indiscutibile: cioè i privilegi fiscali della Chiesa.

Persino il prudentissimo Corriere,dopo cento righe di cerimoniale dialettico, ieri l'ha scritto: «È innegabile che la Chiesa in Italia goda di un regime fiscale agevolato, anche in alcune sue attività commerciali, certo legittime,ma inevitabilmente in concorrenza con piccoli imprenditori che le tasse devono pagarle tutte».

Il riferimento è all'esenzione parziale dell'Ires e totale dell'Ici per gli edifici cosiddetti «adibitia culto», espressione che qualche cavillo gesuitico ha reso estremamente elastica: il calcolo è difficile,ma non è azzardato ipotizzare che le tasse non pagate dalla Chiesa - secondo una stima dell'Unione europea -ammontino a circa 4miliardi di euro, più o meno l'intero contributo di solidarietà che gli italiani saranno chiamati a pagare nei prossimi tre anni.

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Giusto, sbagliato? Una sola categoria non ha partecipato alla discussione oppure l'ha liquidata, peggio, come una schermaglia tra mazziniani e clericali: la nostra classe politica. Radicali a parte, si sono segnalati pochissimi interventi che hanno brillato per vacanza o per reticenza. Tutto il centrodestra ha sostanzialmente taciuto. Da sinistra, invece, ha palesato dubbi il «rottamatore» del Pd Pippo Civati («non capisco perché a sinistra non se ne possa neppure parlare») ma gli ha subito risposto Maria Rosaria Bindi, secondo la quale un emendamento per far pagare l'Ici alla Chiesa «non lo appoggeremo»,ha detto, perché «la Chiesa è una grande ricchezza per la società italiana, l'unica veramente impegnata con il volontariato nella lotta alla povertà».

Come se la discussione vertesse su questo, come se non stessimo invece parlando delle attività «non commerciali» della Chiesa che tuttavia commerciali lo sono eccome. A parte una difesa d'ufficio di Pierferdinando Casini, poi, è intervenuto il margheritino Pierluigi Castagnetti che in un articolo sull'Unità ha precisato che le esenzioni non riguardano solo la Chiesa cattolica - identica posizione di Avvenire- ma tutte le confessioni e tutti gli enti non commerciali come sono ad esempio le associazioni sportive dilettantisti che, quelle di volontariato,le onlus eccetera.

Un falso argomento, visto che in Italia le succitate categorie di associazioni appartengono quasi tutte alla Chiesa. Però «non è vero», ha aggiunto Castagnetti, «che basti inserire una cappella in un immobile per godere del beneficio».

FacciFacci

Ha ragione,non basta una cappella dentro un immobile: può anche essere fuori, e su questo possiamo solo invitare Castagnetti e Avvenire a informarsi meglio,perché le cose non stanno come dicono loro:soprattutto per quanto riguarda alberghi, ristoranti, cinema, cliniche, scuole, impianti sportivi e interi palazzi con appartamenti in affitto.

Se stessero come dicono loro, del resto, non dovrebbe esserci problema ad approvare un emendamento semplice semplice, più volte proposto in passato: l'esenzione dall'Ici deve essere riservata esclusivamente a luoghi come chiese, santuari, sedi di diocesi, parrocchie, biblioteche e centri di accoglienza.

E però emendamenti del genere sono stati sempre respinti, e non è chiaro perché. Cioè: è chiarissimo. Un tartufesco intervento del governo Prodi, nel 2006, precisò che il privilegio dell'esenzione dall'Ici era da intendersi esteso a tutte le attività «non esclusivamente commerciali»: un'espressione abbastanza ambigua da meritarsi un'indagine della Commissione europea (tutt'ora in corso) per verificare se i citati vantaggi fiscali non siano contrari alle norme comunitarie sulla concorrenza.

Vantaggi che sono tanti altri, invero: dagli oneri di urbanizzazione per l'edilizia «di culto» ai contributi statali per le scuole cattoliche, dagli insegnanti di religione - pagati dallo Stato - all'esenzione delle imposte doganali per tutte le merci dirette dall'estero al Vaticano e a tutti gli uffici vaticani del Paese.

MARIO STADERINIMARIO STADERINI

Questo senza considerare che i lavoratori che lavorano in società con sede in Vaticano- parliamo di lavoratori italiani - non pagano completamente l'Irpef. E questo senza considerare - anche se si fa una certa fatica- l'incredibile partita di giro dell'8 per mille, quella che ogni anno indirizza alla Chiesa cattolica l'80 percento delle quote di 8 per mille che gli italiani scelgono espressamente di non donare a nessuno. Fanno circa 600 milioni di euro. Vogliamo parlarne? A quanto pare, no.


2- TUTTE LE TASSE (NON PAGATE) DEL VATICANO - NON SOLO L'ICI SU TUTTI I SUOI IMMOBILI E LA RIDUZIONE DEL 50% DELL'IRES, LA SANTA SEDE NON CORRISPONDE NELL'ORDINE: L'IMPOSTA LOCALE SUI REDDITI DEI SUOI FABBRICATI, L'IVA PER LE PRESTAZIONI RESE DA ENTI DI BENEFICIENZA, OSPEDALI ETC., L'IRAP SUGLI STIPENDI AI SACERDOTI, L' IRPEF PER IMPIEGATI E SALARIATI, I DIRITTI DOGANALI E DAZIARI PER LE MERCI ESTERE DIRETTE ALLE SUE SEDI - CHISSÀ PERCHÉ GLI UNICI A DENUNCIARLO SONO I RADICALI...

Caterina Perniconi per il "Fatto Quotidiano"

Gli evasori devono mettersi in regola. Parola del Vaticano, per voce del presidente dei vescovi, Angelo Bagnasco. L'importante è che a pagare non sia la Chiesa. L'appello del cardinale fa sorridere i radicali, che stanno denunciando le esenzioni e i privilegi di cui godono Oltretevere, in un momento di crisi economica dove tutti sono costretti a sacrificarsi.

Angelo BagnascoAngelo Bagnasco

A partire dall'ICI, la tassa sugli immobili da cui il Vaticano è esente, perno della battaglia del partito di Mario Staderini: "É fuori dal tempo - spiega il segretario radicale - che la Chiesa goda di detrazioni per l'equiparazione degli enti ecclesiastici ad enti di beneficienza. Prima bisognerebbe verificare che in quei luoghi la beneficienza si faccia davvero. Mi vengono in mente le famiglie indigenti sfrattate da Propaganda Fide per far spazio a potenti o speculazioni edilizie".

I radicali contestano l'articolo 29 del Concordato del 1929, che stabilisce il principio cardine della normativa tributaria, ancora valido: gli enti ecclesiastici sono equiparati ex lege sotto il profilo tributario agli enti di beneficienza. Si fanno rientrare nella parificazione normativa non solo tutti gli enti beneficali (mense vescovili, benefici parrocchiali, chiese) ma anche i seminari, i santuari, e qualsiasi ente che, da chiunque amministrato, ha quale fine esclusivo o principale il culto.

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Lo speciale regime tributario è stato applicato anche ad attività diverse dal culto o dalla religione purché dirette e strumentali alla realizzazione di tali finalità. "É proprio il criterio della strumentalità che consente ampi spazi di possibile elusione fiscale da parte dei soggetti economici di natura ecclesiastica", aggiunge Staderini.

PIERLUIGI CASTAGNETTIPIERLUIGI CASTAGNETTI

Ma la lista delle riduzioni stilata dai radicali è lunga: a partire dalla riduzione del 50% dell'imposta sul reddito delle persone giuridiche (Ires), all'esenzione da imposta locale sui redditi dei fabbricati di proprietà della Santa sede (l'incremento di valore degli edifici del Vaticano non è neanche soggetto all'imposta comunale sull'incremento di valore degli immobili). In più i fabbricati destinati esclusivamente all'esercizio del culto e quelli esistenti nei cimiteri e loro pertinenze non vengono considerati produttivi di reddito, sempre a prescindere dalla natura del soggetto che li possiede.

Non sono inoltre considerate produttive di reddito imponibile le cessioni di beni e prestazioni di servizi compiute, anche verso pagamento di corrispettivi specifici, in favore di associati oppure in favore di altre associazioni che operano nello stesso settore. Sono deducibili dal reddito complessivo degli enti ecclesiastici anche i canoni, le spese per manutenzione o restauro dei beni, le spese per attività commerciali svolte dall'ente, dai membri delle entità religiose. Per ciascuno dei membri alle dipendenze dell'ente religioso è deducibile un importo pari all'ammontare del limite minimo annuo previsto per le pensioni Inps.

DIPIETRODIPIETROPIERFERDINANDO CASINIPIERFERDINANDO CASINI

Poi c'è l'esenzione dell'Iva per le prestazioni rese da enti di beneficienza, ospedali, ricoveri e scuole. E le retribuzioni corrisposte ai sacerdoti sono dispensate dall'Irap. C'è anche un'esonero Irpef per gli impiegati e salariati, anche non stabili, della Santa Sede. E per finire le esenzioni da diritti doganali e daziari per merci estere dirette alla Citta del Vaticano o a istituti della Santa sede ovunque situati.

NIKI VENDOLANIKI VENDOLA

In un tentativo di difesa dei privilegi della Chiesa il leader Udc, Pierferdinando Casini, ha sostenuto che i radicali "ignorano la straordinaria dimostrazione giornaliera di solidarietà da parte del volontariato, ragione per cui non si può considerare la Chiesa alla stregua di un imprenditore immobiliare". Per Staderini, invece, è proprio quello il punto: "L'area di esenzione è così ampia che l'intervento sull'Ici è necessario. Tra l'altro mi soprende che non ci sia stata ancora una presa di posizione su quello, e sui metodi di ripartizione dell'8 per mille, né di Di Pietro né di Vendola. Per non parlare del Pd con Bersani che ha sempre dichiarato di voler tassare i grandi patrimoni immobiliari. E dove ne trova uno più grande del Vaticano?".

 

 

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