DOVE SONO FINITI I 6 MILIONI DELLA FONDAZIONE RENZIANA? PER I PM, UNA PARTE È ANDATA A FINANZIARE (ILLECITAMENTE) POLITICI ATTRAVERSO BANCOMAT E CARTE DI CREDITO MESSI A DISPOSIZIONE - NELLA LISTA DEI PERQUISITI SPICCA DAVIDE SERRA, POI I MENARINI, L'ARMATORE ONORATO, ALFREDO ROMEO, I PIZZAROTTI DI PARMA, I GAVIO E I TOTO, CHE ALL'AVVOCATO BIANCHI HANNO PAGATO LAUTE PARCELLE, POI ''GIRATE'' AI CONTI DELLA FONDAZIONE

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Antonella Mollica e Fiorenza Sarzanini per il “Corriere della sera

 

davide serra matteo renzi maria elena boschi davide serra matteo renzi maria elena boschi

La fondazione Open gestita dall' avvocato Alberto Bianchi era una vera e propria cassaforte che Matteo Renzi utilizzava per la sua attività politica. E per questo «bisogna accertare quali siano stati nel dettaglio i rapporti instauratisi tra la stessa Open e i soggetti finanziatori». 

 

È in questa frase, contenuta nel decreto di perquisizione eseguito ieri dalla Guardia di finanza, la chiave dell' indagine della procura di Firenze che mira a verificare dove siano finiti i soldi che imprenditori e aziende hanno versato dal 2012 al 2018. Ma soprattutto se quel denaro potesse essere in realtà, almeno in alcuni casi, un finanziamento illecito che aveva lo scopo di portare vantaggi a chi decideva di sostenere economicamente la carriera di Renzi e il partito. Ecco perché, dopo aver acquisito nei mesi scorsi i documenti relativi ai bonifici nello studio di Bianchi, i pubblici ministeri guidati da Giuseppe Creazzo hanno deciso di verificare le «uscite» delle aziende.

 

vincenzo onorato vincenzo onorato

Nella lista dei perquisiti spicca Davide Serra imprenditore amico di Renzi, poi c' è la multinazionale del farmaco Menarini della famiglia Aleotti e ci sono anche le società dell' armatore napoletano Onorato, oltre a quelle che fanno capo all' imprenditore napoletano Alfredo Romeo (già coinvolto nell' inchiesta Consip). I finanzieri sono entrati pure nella sede dell' impresa di costruzioni di Parma Pizzarotti, e in quella della holding del gruppo Gavio, secondo concessionario italiano delle autostrade, così come alla Garofalo Health Care, società del settore della sanità privata. 

Beniamino Gavio Beniamino Gavio

 

E poi hanno «visitato» la Getra di Napoli, che produce trasformatori elettrici, e la British American Tobacco. In sei anni sono stati elargiti quasi sette milioni di euro e adesso si vuole verificare se almeno una parte di questi contributi fosse la contropartita di «favori», come già contestato nelle scorse settimane al gruppo Toto. Il sospetto è che Bianchi fungesse da mediatore con la politica e in particolare con il «giglio magico», visto che la fondazione è stata aperta nel 2012 e chiusa nel 2018 quando Renzi si è dimesso da premier.

 

alberto bianchi alberto bianchi

Nel provvedimento viene specificato che «la fondazione Open ha agito come articolazione di partito politico» e per dimostrarlo vengono elencate le iniziative «relative alle "primarie" dell' anno 2012, quelle per il "comitato per Matteo Renzi segretario", ma anche le ricevute di versamento da "parlamentari"». Nel capitolo relativo al «sostegno» dei parlamentari si sottolinea come «Open ha rimborsato loro le spese e ha messo a loro disposizione carte di credito e bancomat». Una cassaforte, quindi, che era alimentata dai soldi versati dai privati.

 

Denaro che in alcuni casi veniva pagato all' avvocato Bianchi per pratiche legali o consulenze, ma che poi veniva «retrocesso» dal professionista. Un modo - questa è l' accusa - che in realtà serviva a mascherare il finanziamento illecito. Non a caso si sottolinea la «necessità di vagliare le sue condotte, considerato che le acquisizioni investigative evidenziano significativi intrecci tra prestazioni professionali rese da Bianchi e dai suoi collaboratori e i finanziamenti alla Open».

alberto bianchi boschi alberto bianchi boschi

 

Dopo aver esaminato chat e messaggi nei computer, iPad e iPhone di Bianchi relativi al rapporto con la Toto costruzioni, i magistrati hanno deciso di analizzare anche il legame con gli altri finanziatori per verificare se il «sistema» utilizzato in quel caso potesse essere stato replicato con altre aziende. La Toto aveva pagato quasi 3 milioni di euro a Bianchi per la sua attività professionale, ma una parte del denaro era stata poi versato da Bianchi a Open come «contributo volontario». 

 

La difesa ha contestato che potesse trattarsi di un «giroconto» ma i giudici del Tribunale del riesame hanno ritenuto fondati i sospetti dell' accusa parlando di «operazioni di trasferimento di denaro che appaiono dissimulatorie». I controlli sui documenti sequestrati ieri serviranno a stabilire se anche altri abbiano utilizzato la stessa tecnica.

CARLO TOTO CARLO TOTO

 

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