l’evaporante Profumo AVREBBE ridotto tutti i fidi delle aziende del Cavaliere - DALLA GUERRA IN CORSO TRA BERLUSCONI E TREMONTI, SBOTTerà L’UOMO FORTE 2009 - INCONTRA BERSANI E MIELI, POI GIULIETTO FILA DA ‘BALLARò’ E SI SMARCA DA RE SILVIO

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Nei palazzi della politica e dell\'economia gira una domanda: oltre al Cavaliere dai capelli cremolati che punta diritto al Quirinale, chi sarà l\'uomo forte del 2009? La risposta è univoca: sarà colui che avrà in mano i soldi e le risorse da spendere per risollevare le sorti di un Paese stremato e un\'economia in ginocchio.

GiulioGiulio Tremonti e Cesare Geronzi

Quest\'uomo ha il profilo di Giulietto Tremonti, il 61enne tributarista di Sondrio che ama andar per funghi e una volta si è presentato con gli scarponi nella villa Certosa di Berlusconi. Del genietto che dopo il liceo classico e la laurea a Pavia è salito in cattedra a 27 anni, si è detto tutto o quasi tutto, e spesso si è insistito sugli aspetti caratteriali che lo mettono al primo posto nella graduatoria degli antipatici; nessuno però può negargli un bel quoziente di intelligenza che scatena l\'invidia degli altri ministri e in particolare di Renato Brunetta convinto di avere la statura di un premio Nobel.

L\'ultimo Tremonti, quello degli ultimi mesi, è però un personaggio diverso che si sforza di iniettare la speranza dentro la paura e raccoglie gli applausi del Vaticano che da ieri ha cancellato Gianfranco Fini per le sue dichiarazioni sul silenzio della Chiesa verso le leggi razziali. E anche ieri sera a \"Ballarò\" (il salottino televisivo dove la dialettica si sta spegnendo lentamente) è apparso un Tremonti buonista, preoccupato dei poveri e con le braccia aperte verso l\'opposizione che rischia di sfracellarsi nelle aule giudiziarie.

PierluigiPierluigi Bersani

Nel pomeriggio Giulietto aveva incontrato Bersani e Paolino Mieli, ieri sera non ha potuto che sottolineare il modo civile e garbato con cui il ministro si sta smarcando da Berlusconi. Nel Partito delle Libertà e soprattutto in Forza Italia si sta diffondendo la convinzione che Tremonti giochi più per sé che per il Governo.

Le ragioni non mancano e la differenza di toni tra l\'Uomo dell\'economia e l\'Uomo della Provvidenza si vede alla luce del sole; quando Berlusconi invita gli italiani a spendere, ecco Tremonti che invoca il rigore, il rispetto dei criteri di Maastricht e i vincoli europei, e si erge a difensore di un\'economia in cui \"è finita l\'età dell\'oro ed è finita la fiaba del progresso continuo e gratuito\" (così ha scritto nel best-seller \"La paura e la speranza\").

Su questa strada l\'ex-socialista, arrivato a Roma negli anni \'70 con Franco Reviglio e Domenico Siniscalco, rischia di diventare addirittura simpatico e di prendersi gli applausi come è avvenuto ieri sera a \"Ballarò\" dopo alcune battute fulminanti accompagnate da strizzatine d\'occhio furbesche.

È furbo, furbissimo, questo Tremonti che fa approvare in 10 minuti la sua Finanziaria e senza critiche da parte dei giornali ormai assopiti si contraddice saltando tutti gli ostacoli. A metà di novembre aveva annunciato a Washington un piano da 80 miliardi che tre giorni dopo erano diventati 12,7, poi semplicemente 7, e alla fine del mese erano 3,7. Il suo Decreto anticrisi ha un saldo netto in positivo di 390 milioni e la sua manovra (come ha scritto l\'economista fighetto Tito Boeri) aumenta di 3,5 miliardi la pressione fiscale.

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Tuttavia ciò che più conta è il braccio armato di cui dispone, un braccio che gli consentirà nel 2009 di manovrare 110 miliardi di euro e di essere il padrone della spesa: la Cassa Depositi e Prestiti, l\'ente pubblico finanziario controllato al 70% dal ministero dell\'Economia e al 30% da diverse fondazioni bancarie.

Su questo formidabile caveau Tremonti ha messo le mani con il ricambio del vertice e con una ristrutturazione (apparentemente piccola) che è contenuta nel Decreto anticrisi. Al posto del presidente Alfonso Iozzo che è stato rispedito a Torino, ha piazzato l\'amico ex-socialista Franco Bassanini, e alla direzione generale è arrivato Massimo Varazzani, il 57enne avvocato di Parma che come \"tecnico\" dovrà eseguire le direttive di Giulietto.

La vera rivoluzione però è quella contenuta nell\'articolo 22 del Decreto che estende le competenze della Cassa anche all\'utilizzo dei soldi raccolti dalle Poste (ben 190 miliardi di euro) in libretti, buoni, cct e così via. Una parte di queste risorse servirà per pagare stipendi e per erogare mutui agli enti locali, ma il resto (oltre 100 miliardi) potrà essere utilizzato \"per ogni altra operazione di interesse pubblico prevista dallo statuto della Cassa\".

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Questo vuol dire che d\'ora in avanti il Tesoro avrà via libera per operazioni e investimenti di ogni genere: finanziamenti di opere pubbliche, salvataggi di aziende, sostegno alle imprese o ai settori produttivi, aiuti all\'edilizia residenziale e via dicendo.

Dentro le grandi banche il mal di pancia per la rivoluzione di Tremonti è grande e se finora hanno commentato in modo neutrale il blitz sulla Cassa Depositi e Prestiti, sanno benissimo che non possono alzare la voce perché anche loro potrebbero aver bisogno del tesoretto per salvare l\'equilibrio patrimoniale.

Ai loro occhi non fa paura la Banca del Sud di cui il genietto di Sondrio ha parlato più volte ed è rimasta un fantasma; piuttosto temono che con la forza d\'urto di 110 miliardi Tremonti possa dar seguito alla sua minaccia di mandare a casa o in galera i banchieri incapaci.

Queste preoccupazioni sono arrivate alle orecchie di Berlusconi che non è affatto indifferente alle mosse del suo ministro che già nel 2006 fu costretto a dimettersi. Il Cavaliere dai capelli cremolati sa che il genietto di Sondrio è \"un leghista con la tessera di Forza Italia\" e ricorda la scena del gennaio 2005 quando dopo la malattia Umberto Bossi riapparve a Lugano sottobraccio al ministro dell\'Economia. E qualcuno ha messo in testa a Berlusconi che con tutti quei soldi in mano Giulietto stia preparando i fondi per sostenere il federalismo che tanto sta a cuore della Lega e di cui è in pratica il garante nei confronti del premier.

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Al Cavaliere che sogna il Quirinale e promette il Paradiso non resta che guardarsi intorno e cercare un uomo di finanza che gli sia d\'aiuto a riprendere in mano i cordoni della Borsa che da un po\' di tempo non riesce più a manovrare. Non c\'è occasione in cui il suo ministro non rivendichi di essere l\'unico in grado di stringere o allargare quei cordoni, e più di una volta Berlusconi ha allargato le braccia dicendo sconsolato: \"Giulio dice sempre di no\".

Come se non bastasse c\'è stata la totale estraneità di Tremonti nei confronti della vicenda Alitalia che ha visto in prima linea un longilineo banchiere, innamorato di AirOne e di Carlo Toto inguaiato nel PD d\'Abruzzo. Questo banchiere si chiama Corradino Passera, l\'uomo che da ieri ha preso in mano le redini di BancaIntesa lasciando le spoglie di Modiano nelle mani di Abramo-Bazoli.

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Nei confronti del banchiere McKinsey hanno cominciato a suonare le sirene di Palazzo Chigi e nel Palazzo c\'è chi è convinto che Berlusconi pensi a lui perché cerca un \"uomo di sistema\" che lo affianchi nelle sue strategie. Deve essere un uomo intelligente, relativamente giovane e furbo, capace di volteggiare da destra a sinistra e da sinistra a destra senza rimorsi e complessi di inferiorità.
Se poi non strizza gli occhi furbi come Tremonti poco importa. L\'importante è che obbedisca.

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