1. “AL VOTO! AL VOTO!” PERCHÉ LA VOGLIA DEL TRAVAGLINO CONTE È DESTINATA A NAUFRAGARE
2. OGNI GIORNO CHE PASSA VUOL DIRE PERDERE VOTI, QUINDI HA FATTO SUO IL PIANO T (COME TRAVAGLIO): SFANCULARE DRAGHI E LETTA, RIASSORBIRE DI BATTISTA E ANDARE AL VOTO ANTICIPATO. TANTO ALLA POCHETTE DAL VOLTO UMANO BASTA IL 10%, I VOTI GIUSTI PER FAR ENTRARE IN PARLAMENTO CASALINO E SEGUACI, ORSINI E QUEL CUOR DI CONIGLIO DI DI MAIO 
3. MA TRA TRA IL DIRE E IL VOTARE, C’È DI MEZZO IL COLLE. MATTARELLA HA FATTO SAPERE AI SUOI COLLABORATORI CHE NON PERMETTERÀ L’APERTURA ANTICIPATA DELLE URNE A OTTOBRE
 


sergio mattarella carlo cottarelli

DAGOREPORT

 

‘’Tanto vale andare a votare in autunno’’, intona il De Profundis sulla prima pagina de “La Stampa” Carlo Cottarelli. E sadicamente scodella ragioni e motivazioni e soluzioni: “Il governo aveva due compiti, ossia affrontare la campagna vaccinale e portare a casa un accordo con l'Europa sul Recovery Plan. Ha raggiunto entrambi gli obiettivi e bene. Ma ora mi sembra che i partiti che sostengono il governo non stiano prestando la necessaria collaborazione. Si va avanti a forza di compromessi al ribasso.”

 

meme travaglio conte

“L'anomalia più evidente – continua Cottarelli - è il ruolo sproporzionato del Movimento 5 Stelle che, nei prossimi mesi, sarà sempre più propenso a muoversi per recuperare consensi, piuttosto che sostenere vere riforme. Tanto vale allora andare a votare”.

 

Ancora frustrato e disingannato dalle “chiamate” del Quirinale per Palazzo Chigi - nel 2011 gli preferì Monti, nel 2018 arrivò Conte - Cottarelli evita di fare i conti con l’oste della Repubblica, alias Mattarella, diventato SuperSergio con la bis-presidenza. Tra il dire e il fare, c’è di mezzo la Mummia Sicula.

travaglio conte

 

Certo: “Meglio andare a votare in autunno” è esattamente quello che cogita il ciuffo catramato di Peppiniello Conte. Con Draghi che lo sfancula ogni volta che lo vede, e dopo l’incontro fallimentare con Enrichetto Letta, Conte ha deciso: dopo le amministrative, a giugno, davanti a un risultato clamorosamente negativo (i candidati grillini a sindaco si vedono col binocolo) consumerà definitivamente la spaccatura con Draghi e con il governo. Vuole andare al più presto al voto, anche se i sondaggi sono sempre più crudeli: il Movimento che nel 2018 divenne il primo partito del Parlamento con il 32 per cento, oggi viene dato tra il 10 e il 13.

mario draghi luigi di maio

 

Ma l’Avvocato Appulo sa bene che ogni giorno che passa vuol dire perdere i voti della parte protestataria del movimento, che è quella a cui tiene, quindi ha fatto suo il piano T (come Travaglio): sfanculare Draghi e il Pd di Letta, riassorbire Di Battista e andare al voto anticipato. Tanto alla Pochette dal volto umano basta il 10%, i voti giusti per far entrare in Parlamento Casalino, i vice presidenti e pochi altri, Orsini compreso.

alessandro orsini

 

Nei palazzi della politica e dintorni sono molti che vagheggiano di una spaccatura tra il draghiano Di Maio e il travaglino Conte, ma quel Cuor di Coniglio napoletano non lascerà il movimento. Recentemente, infatti, l’ex Bibitaro ha blindato la linea Conte della legittima difesa degli ucraini e stop: pace & amore.

salvini conte

 

Intanto Conte, a colpi di telefonate quotidiane, ce la sta mettendo tutta per portare Salvini dalla sua parte. Ma il Capitone è molto perplesso sul mollare il governo: intanto, deve fare attenzione a non farsi processare da Giorgetti-Zaia che hanno in mente già la carta Fedriga; secondo, se non c’è a settembre l’anticipo della legge Finanziaria, è impossibile votare a ottobre.

mattarella conte

 

Ma l’ostacolo ai sogni contiani (e di Cottarelli) di resettare il Parlamento, si chiama Quirinale. Mattarella ha fatto sapere a più riprese ai suoi collaboratori che non permetterà l’anticipo di Finanziaria né tantomeno l’apertura anticipata delle urne a ottobre. Prima di tutto c’è una devastante guerra in ballo e far cadere il governo Draghi è da irresponsabili (eufemismo). E anche se entro l’estate si dovesse aprire un tavolo per la pace, c’è poi una gestione del dopo guerra che sarà di sicuro politicamente complessa. E l’ipotesi più ottimista degli analisti di geopolitica prevede il cessate il fuoco tra Russia e Ucraina al termine dell’anno.

 

DANIELE FRANCO E IGNAZIO VISCO

Bocciatissima dal Colle anche l’idea di un governo tecnico guidato da Daniele Franco per galleggiare fino al voto del febbraio 2023: intanto il nostro ministro dell’Economia a livello internazionale nessuno lo conosce, mentre a Roma è ben noto con il nomignolo di “Alexa” per essere sempre pronto a portare caffè e brioche a Draghi. Infine è lo stesso Franco che non vuole andare a palazzo Chigi; anzi, non vede l’ora di  tornarsene a girare i pollici in Banca d’Italia (a proposito: con la BCE in azione, a che servono oggi le banche centrali, tra l’altro costosissime e zeppe di privilegi?).