UNA SINDACA IN BALÌA DEI MARPIONI - LA RAGGI DIEDE L'OK AL PROGETTO DEGLI EX MERCATI GENERALI SOLO DOPO CHE I COSTRUTTORI TOTI AVEVANO INGAGGIATO L'AVVOCATO MEZZACAPO, SOCIO OCCULTO DI DE VITO, CON UNA ''CONSULENZA'' DA 110MILA EURO. SECONDO I PM, ERA UNA TANGENTE. CHE HA FUNZIONATO A CONVINCERE I GRILLINI ROMANI - L'EX ASSESSORE BERDINI: ''FINCHÉ C'ERO, TUTTA LA GIUNTA ERA CONTRARIA. POI QUELL'OPERAZIONE FUORILEGGE È STATA APPROVATA. COME MAI?''

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Carlo Bonini per “la Repubblica

 

Claudio Toti Claudio Toti

Un appalto e una tangente più di altre rendono impossibile alla sindaca Virginia Raggi separare le proprie responsabilità politiche dal traffico di denaro e influenze che ha travolto Marcello De Vito.

 

Si tratta della riqualificazione dell' area degli ex Mercati generali. Ottantottomila metri quadrati dismessi di suolo pubblico nel quadrante sud-ovest della città, destinati, nel 2003 (sindaco Veltroni), a regalarle un gioiello architettonico - "il polo dei giovani" - rimasti ibernati per 15 anni in un kafkiano abisso di insipienza politica (due varianti di progetto, con Alemanno e Marino), burocrazia, e appetiti imprenditoriali, prima di essere sbloccati, nel settembre 2017, dagli "uomini nuovi" arrivati in Campidoglio con un progetto che di quello originario è un irriconoscibile parente e al prezzo di una "stecca" di 110 mila euro pagata a De Vito e al suo esattore Camillo Mezzacapo dai fratelli Claudio e Pierluigi Toti, i costruttori che quell' appalto da 500 milioni di euro si sono aggiudicati.

 

RAGGI DE VITO RAGGI DE VITO

Una storia che conviene prendere dalla fine. Dal 22 settembre del 2017 quando Raggi, con accanto l' assessore all' Urbanistica Luca Montuori, annuncia con enfasi che la sua "Giunta del fare" ha sbloccato i cantieri che arrugginiscono lungo la via Ostiense.

 

«Finalmente - dice - un pezzo della città torna a nascere. Abbiamo un nuovo progetto di riqualificazione degli ex Mercati generali, che si erano trasformati nell' ennesima opera incompleta. Il Campidoglio ha ricominciato a dettare le regole, anche sull' urbanistica. Purtroppo, in passato, l' urbanistica è stata moneta di scambio, schiacciata da interessi che non avevano nulla a che vedere con i cittadini».

 

È una retorica fuori luogo, quella di Raggi. Con il senno di poi, persino grottesca. Perché le «regole urbanistiche» non le hanno dettate né lei, né la Giunta. Ma i fratelli Toti. E tuttavia, anche riportando la macchina del tempo a quel settembre, Raggi appare come al solito giocare una partita insincera.

 

pierluigi e claudio toti pierluigi e claudio toti

A metà tra dabbenaggine e manipolazione. Omette infatti di dire che lei e la sua Giunta sono stati chiamati a decidere sotto la spada di Damocle di una penale di 100 milioni di euro da versare ai Toti qualora i cantieri non avessero avuto il via libera. Non dà spiegazioni delle curiose ragioni per cui, in Campidoglio, insieme al Pd e a Fratelli di Italia, uno dei principali sponsor dell' opera sia Davide Bordoni, ex assessore della Giunta Alemanno, capogruppo di Forza Italia in Consiglio e cavallo su cui, con i Toti, ha scommesso anche un altro costruttore, Luca Parnasi.

 

Liquida come irrilevante la circostanza che l' assessore all' Urbanistica che ha avuto accanto fino a sette mesi prima, Paolo Berdini, avesse ritenuto il nuovo progetto «irricevibile».

 

RAGGI MONTUORI RAGGI MONTUORI

Interrogato dalla Procura dirà: «Il progetto non era conforme alla legge, doveva essere modificato e sarebbe di nuovo dovuto passare in Consiglio comunale. Sicuramente fino a febbraio 2017 l' intera giunta era contraria all' approvazione del progetto». Raggi omette di spiegare le ragioni per cui il padre di quel progetto del 2003, l' archistar olandese Rem Koolhaas, abbia nel frattempo ritirato la sua firma.

 

PAOLO BERDINI - ROMA POLVERE DI STELLE PAOLO BERDINI - ROMA POLVERE DI STELLE

Non dice, insomma, che quello che sta per regalare alla città è uno spazio dove un auditorium e spazi per gallerie, sono stati cancellati per essere sostituiti da un mastodontico centro commerciale e una residenza per studenti, dove il rapporto tra cemento e verde, cultura e commercio (il nuovo progetto incrementa dal 41 al 45% le cubature destinate a uso commerciale e raddoppia dal 6 al 12% quelle del terziario), sono stati rivisti a esclusivo vantaggio di chi l' opera deve costruirla e la avrà in concessione per 60 anni. La "Lamaro" dei fratelli Toti e la "Società Generale Immobiliare Italia srl.", subconcessionaria del progetto, di cui è amministratore Davide Zanchi, altro manovratore della cui esistenza non è dato sapere se Raggi sappia o meno.

 

berdini. berdini.

«A me il progetto piace», dice Raggi nel settembre 2017. Di più, «piacerà anche a Roma», aggiunge con sillogismo azzardato. Sicuramente piace ai Toti e ai loro nuovi soci nell' impresa, gli immobiliaristi francesi De Balkany. Che forse non sanno che per ammorbidire l' ostinazione Cinque Stelle ci si è dovuti prima sedere a un tavolo del ristorante "Aroma" con quel furbacchione di Davide Bordoni («Ci penso io a parlare con quelli del Pd», dice) e con De Vito (lo ha fatto il felpatissimo subconcessionario Davide Zanchi), lasciare quindi che De Vito agganciasse l' assessore Luca Montuori, ma, soprattutto, firmare un contratto di consulenza fittizia con un tale indicato da De Vito, Camillo Mezzacapo.

Rem Koolhaas Rem Koolhaas

 

Un avvocato con incarichi professionali da 2 mila euro, che i Toti non avrebbero contrattualizzato neanche per una lite condominiale, ma che fanno "ridere" con una parcella concordata di 180 mila euro (poi scesi a 110 mila). E un contratto che, nella chiarezza dell' oggetto, disciplina tempi e condizioni di pagamento della tangente. Lo firmano il 29 maggio 2017, tre mesi e mezzo prima che Raggi rimanga "folgorata" dal nuovo progetto.

 

Dispone - si legge - che l' incarico di Mezzacapo per la "consulenza sugli ex Mercati generali" si "intenderà risolto ove entro il 30 luglio 2017 non sarà approvato dalle Autorità competenti il progetto definitivo di riqualificazione, ovvero quello esecutivo entro il 15 gennaio 2018".

 

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De Vito e Mezzacapo ci danno dentro. In settembre, Raggi annuncia il via al progetto esecutivo. Il 24 ottobre, la "Silvano Toti Holding" bonifica 110 mila euro. «Una mano lava l' altra ed entrambe lavano il viso», avrebbe detto Salvatore Buzzi. Ma quella, pardon, era Mafia Capitale, mica una storia di «mele marce».

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