1. I SONDAGGI SULLE REGIONALI FANNO TREMARE IL PD, A OGGI QUATTRO REGIONI SICURE AL CENTRODESTRA E TRE IN BILICO - IL 21 SETTEMBRE ZINGA LO RITROVIAMO SOLO NEI CAMPI ROM...
2. E NEL PD STA MONTANDO UNA CRESCENTE COLLERA CHE METTE IN DISCUSSIONE LA SCADENZA DEL 2022 DELL'ELEZIONE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA COME DATA LIMITE PER NON ROMPERE L'ALLEANZA CON I 5STELLE - SE SI SONO RIVELATI IMPOSSIBILI GLI ACCORDI PER LE REGIONALI, UN PATTO PER ELEGGERE IL SUCCESSORE DI MATTARELLA CON I 5STELLE NON E’ AFFATTO GARANTITO - C'E' ANCHE IL RISCHIO CHE RENZI FACCIA SALTARE CONTE AD AGOSTO


FLASH - I SONDAGGI SULLE REGIONALI FANNO TREMARE IL PARTITO DEMOCRATICO, A OGGI QUATTRO REGIONI SICURE AL CENTRODESTRA E TRE IN BILICO... - DOPO IL VOTO, GLI UNICI ZINGARETTI CHE RITROVEREMO ANCORA IN GIRO SARANNO QUELLI NEI CAMPO ROM...

 

Marcello Sorgi per “la Stampa”

 

ZINGARETTI - CONTE - DI MAIO

Per qualche verso, bisogna riconoscerlo, Giuseppe Conte comincia a ricordare i vecchi democristiani di una volta, ne sta diventando una specie di parodia involontaria. Quei presidenti del consiglio, tipo Rumor, incaricati di farsi un ultimo giro a Palazzo Chigi, avendo come unico compito di temporeggiare, senza decidere nulla, o fare spostamenti minimi, di centimetri, dall'estrema sinistra della destra all'estrema destra della sinistra del partito, restando in pratica assolutamente immobili.

 

NICOLA ZINGARETTI LUIGI DI MAIO

A chi ha buona memoria, il paragone è venuto in mente, ascoltando le dichiarazioni accomodanti del premier in risposta al leader olandese Rutte, che aveva invitato l'Italia «a farcela da sola», e dopo l'incontro con il segretario Zingaretti, seguito da un'inattesa presa di posizione di Conte a favore delle intese Pd-5stelle per le regionali e dalla prevedibile promessa di un'accelerazione per il decreto semplificazioni, bloccato da giorni per le divisioni interne alla maggioranza.

DI MAIO ZINGARETTI E LE REGIONALI IN UMBRIA

 

Che il leader del Pd, da tempo inquieto per l'andamento del governo, possa ritenersi soddisfatto, non sembra, a giudicare dalle esortazioni che ha ribadito, sottolineando l'eccezionalità della situazione post-emergenza.

 

Una situazione che richiederebbe scelte rapide e non continui rinvii. Ce n'è abbastanza per dire che, al di là della buona volontà e della probabile approvazione entro la prossima settimana di un depotenziato decreto semplificazioni, la situazione è rimasta quella di prima, e non poteva essere altrimenti, in costanza della campagna elettorale e dello stato di confusione che regna tra i grillini.

 

Giovanni Grasso Mattarella

Con una differenza che non tarderà a emergere, se la situazione dovesse mantenersi così. Nel Pd sta montando una crescente insoddisfazione che potrebbe arrivare a mettere in discussione la scadenza del 2022 dell'elezione del Presidente della Repubblica come data limite per non rompere l'alleanza con il Movimento.

 

Questo perché, giorno dopo giorno, sta maturando tra i Democrat la convinzione che se si sono rivelati impossibili gli accordi per le regionali, aprendo la prospettiva di un capovolgimento in almeno due (Marche e Puglia) delle sei amministrazioni in gioco, un accordo per eleggere il successore di Mattarella con i 5 stelle non sia affatto garantito.

Nicola Zingaretti Luigi Di Maio Giuseppe Conte

 

Tutt' altro. Sebbene Grillo si ostini a ribadire la non provvisorietà dell'intesa giallo-rossa, esiste il rischio che in un colpo, approfittando dell'imprevedibilità delle votazioni per il Quirinale, Di Maio, Crimi e soci se ne escano con un controribaltone, pur di eleggere un Capo dello Stato che in nessun modo risulti riconducibile al vecchio regime.

 

Inoltre Conte e M5S continuano a nicchiare sulla legge elettorale proporzionale, che il Pd vorrebbe a tutti i costi approvare almeno in uno dei due rami del Parlamento prima della pausa estiva, perché è l'unica in grado di evitare la vittoria di Salvini e Meloni in caso di voto anticipato, che a questo punto torna ad essere un'eventualità da non escludere.

nicola zingaretti dario franceschini

 

Il ritorno al proporzionale, però, al momento, conviene ai 5 stelle e forse al Pd. Ma certamente non a Renzi, il cui partito è molto in basso nei sondaggi e che solo dal mantenimento dell'attuale sistema, parzialmente maggioritario, potrebbe ricavare, grazie a un sacrificio che Zingaretti non ha alcuna voglia di fare, una rappresentanza parlamentare minima per continuare a restare in gioco.

 

conte renzi

Al punto che non sarebbe sorprendente, se Conte e I 5 stelle si decidessero ad accontentare il Pd proprio su questo terreno, che Renzi faccia saltare il banco. Regalandoci di nuovo una crisi ad agosto.