CLIC! BAILEY IN – AL LIVE AID FREDDIE MERCURY MI MISE LA LINGUA IN BOCCA. GLI GRIDARONO: FERMO, È ETERO” – RICORDI E RITRATTI DEL FOTOGRAFO DELLA 'SWINGING LONDON' 'KING' DAVID BAILEY -  "I BEATLES ERANO UNA BOY BAND, BLOW-UP? CHE FILM NOIOSO! ANTONIONI NON SAPEVA UN CAZZO DELLA CULTURA LONDINESE - PASOLINI? DETESTO. PREFERISCO LA VOLGARITÀ DI FELLINI O IL GUSTO SOFFOCANTE DI VISCONTI. IL RIMPIANTO? NON AVER CONOSCIUTO PICASSO, ME LA SAREI FATTA ADDOSSO" – LIBRO+VIDEO

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Giuseppe Videtti per il Venerdì-la Repubblica

 

david bailey david bailey

L' enorme libro è aperto sul leggio davanti alla finestra più alta dello studio di Brownlow Mews, copertina di canapa, un vangelo medievale, non fosse per quella foto assassina che campeggia sulla pagina di destra con una provocante Kate Moss dall' ampia scollatura che lascia scoperto un capezzolo. «Kate è nata nell' East End, come Hitchcock e me» dice David Bailey, 81 anni, il fotografo della swinging London, mentre ammira la smisurata creatura, un volume "formato sumo" (50x70, più grande di un bagaglio a mano) in cui la casa editrice Taschen ha raccolto i suoi celebri ritratti, frutto di una laboriosa ricerca negli archivi del fotografo che «ai suoi personaggi ruba l' anima» - parola del suo migliore amico, l' artista Damien Hirst che, ça va sans dire, si è fatto fotografare nudo.

 

Bailey, occhi penetranti e look ribelle, sfoglia il suo messale con sessant' anni di icone, mentre due cani neri gli scodinzolano tra i piedi: una foto austera di John Lennon, una severa di Paul McCartney, poi un Mick Jagger a dir poco seduttivo col viso incastrato dentro una pelliccia di lupo, un' altra dello stesso devastato dopo un concerto, il volto rigato dal rimmel. Beatles o Rolling Stones? chiedo a bruciapelo.

david bailey warhol david bailey warhol

«Stones per tutta la vita!». Risponde d' impeto. «I Beatles erano una boy band. Con gli Stones è stato speciale, sono amico di Mick, lo conosco da quando andava a scuola. Ora mi sento più spesso con Ronnie Wood, nel libro c' è una foto in cui tiene in braccio i suoi gemellini.

E Keef, ah Keef (Keith Richards)! La rockstar più intelligente che abbia mai conosciuto».

 

King David, come hanno cominciato a chiamarlo da quando è diventato più famoso delle celebrity che ritrae, è ancora il bad boy che, negli anni della British Invasion, con Terence Donovan e Brian Duffy, entrambi scomparsi, creò dal basso una nuova estetica radical (non necessariamente) chic che le riviste di moda abbracciarono con entusiasmo. «The Black Trinity» battezzò quei ragazzi il veterano Norman Parkinson, uno che faceva arrampicare le modelle sulle Piramidi per realizzare servizi per Vogue.

david bailey kate moss david bailey kate moss

 

Erano gli anni della sbornia rock, il dilagare del prêt-à-porter firmato aveva bisogno di nuovi testimoni.

«Quando iniziai, tutti, anche le modelle, si scandalizzavano per il mio terribile accento. Da dove vieni? Da dove cazzo vuoi che venga? Da una Londra che non conoscete! Dalla "vera" Londra, quella proletaria, l' East End. Perché faccio questo lavoro? Perché a scuola un ragazzo dislessico come me non avrebbe avuto un futuro». Brian Duffy raccontava che «prima del 1960 i fotografi di moda erano alti, borghesi e un po' effeminati; noi eravamo il contrario, bassi, grassi, eterosessuali, tre amici per la pelle che si facevano la guerra».

 

«Modelmakers» li definì Francis Wyndham, il geniale giornalista del Sunday Times che poi avrebbe spifferato a Michelangelo Antonioni tutti i "tic" di Bailey, con i quali il regista avrebbe istruito l' attore David Hemmings sul set di Blow-Up («Che film noioso! Antonioni non sapeva un cazzo della cultura londinese»).

david bailey david bailey

«Eravamo considerati gli imitatori dei fotografi, le scimmie della fotografia» sbuffa Bailey.

 

«Per la verità da ragazzino sognavo di diventare un pittore. A sedici anni frequentavo una comitiva di ebrei e irlandesi della scuola d' arte che mi fecero conoscere i pittori cubisti e surrealisti e il jazz. Picasso e Chet Baker mi cambiarono la vita, cominciai anche a suonare la tromba. Ero incantato dalle foto di Chet scattate da William Claxton, fu allora che mi balenò l' idea di fare questo mestiere». E la tromba? «Per fortuna dei posteri qualcuno me la rubò, mentre ero arruolato nell' Air Force, di stanza a Singapore, la seconda volta nella vita in cui mi sentii un po' snob anch' io.

La prima fu quando, a dodici anni, diventai vegetariano.

Un vegetariano nell' East End, se lo immagina?».

 

david bailey freddie mercury david bailey freddie mercury

La trinità dei fotografi ne aveva anche una di modelle: Jean Shrimpton, Twiggy e Penelope Tree. Con Shrimpton, durante una fuga d' amore a New York, Bailey realizzò il reportage che gli avrebbe spalancato le porte del fashion business. «Era la mia Monna Lisa» dice accarezzando una foto scattata proprio a New York nei primi anni Sessanta che ritrae "Gamberetto" con Federico Fellini e Marcello Mastroianni. Si diverte, ride a crepapelle mentre racconta aneddoti sugli aristocratici colleghi che avevano imperato nei primi cinquant' anni del secolo scorso: «Norman Parkinson detestava il suo vero nome, in realtà si chiamava Ronald Smith, lo scoprii sbirciando il suo passaporto all' aeroporto di Heathrow. Mi confidò che da ragazzo aveva lavorato per un fotografo che si chiamava Parkinson e quando quello era morto gli aveva scippato il nome. Era figlio di ricchi, non come me che sono cresciuto tra gang di scippatori e mafiosi; figlio della guerra, ricordo i bombardamenti, noi bambini non capivamo, per noi era un gioco. Quando sei povero, la morte fa meno paura. Poi la situazione cambiò, per la prima volta la classe operaia aveva una voce. La swinging London? Eccitante per qualche migliaio di noi, i minatori neanche ci fecero caso».

 

All' alba degli anni Settanta King David non aveva più rivali. La Bbc gli commissionò un documentario su Cecil Beaton, il querulo e altezzoso fotografo adorato dalla regina (Bailey avrebbe a sua volta fotografato Elisabetta per il suo 88° compleanno, nel 2014) e dalle star di Hollywood.

 

david bailey david bailey

Fu un passaggio di testimone? «Lei che dice?» e scoppia in una risata che fa scattare su i due cani. «La verità è che a me Cecil non piaceva per niente. Era snob e un po' fake. Andava dicendo: "Non sopporto quel Bailey, ma ammetto che ha un certo fascino proletario". Conoscendolo, apprezzai il suo humour, la capacità di ridere di sé, comunque inferiore a quella di qualsiasi altro inglese. Mentre lo fotografavo seduto su una panchina nel parco, invece del solito cheeeeeese, continuava a urlare come un ossesso: leeeeesbian! leeeeesbian! (è tutto nel film, anche su YouTube, ndr). Amava circondarsi di bei ragazzi, tutti giovani; eterno Peter Pan, fottuto vanitoso con una volontà di ferro. Quando rimase paralizzato nella parte destra imparò a dipingere con la sinistra».

 

Il fascino proletario che solleticava le fantasie erotiche di Beaton ha fatto strage di cuori femminili; dopo il matrimonio con Rosemary Bramble e il flirt con Jean Shrimpton, scattò la scintilla con Catherine Deneuve («Fui io a presentarle Yves Saint Laurent, spero se lo ricordi»), furono sposati dal 1965 al '72 (nel libro le dedica molti scatti, uno rarissimo con la sorella Françoise Dorléac, morta nel 1967 in un incidente stradale). Finito il terzo matrimonio, con Marie Helvin, ha finalmente messo su casa stabilmente con la bellissima Catherine Dyer, di 23 anni più giovane. «La bellezza? È un' arma potente anche per un uomo, chi lo nega? Nella moda?

david bailey cover david bailey cover

 

Nella vita, non prendiamoci in giro. Devo aver preso da mia madre, bellissima e remissiva. Mio padre, un operaio di sartoria, le rese la vita impossibile, un uomo tutto fuck and drink, un' amante dietro l' altra. Mi disse: "Solo un cretino può sognare di fare il fotografo, non sarai mica una checca?"».

 

Di lui le celebrity si fidano ciecamente. Diversamente Jerry Hall non si sarebbe abbassata lo slip emettendo a nudo "la cosa", Andy Warhol non l' avrebbe accolto sotto le lenzuola, Marianne Faithfull non si sarebbe fatta ritrarre sovrappeso in biancheria intima. «Odio la parola celebrity» sbotta Bailey, «preferisco parlare di gente con del talento. Io le celebrity, famose dopo un passaggio televisivo, le schivo. Anzi, le detesto».

 

david bailey marianne faithfull david bailey marianne faithfull

Degli anni Ottanta ricorda con passione il Live Aid: «Fotografai il concerto, il backstage, ma prima ancora i bambini che morivano di fame nella zona più povera del Sudan. Un' esperienza scioccante, fin dall' atterraggio a Khartum, dove credevano fossi una spia. Rimasi sconcertato anche durante il concerto, quando Freddie Mercury da dietro mi mise una mano sulla spalla, mi girai e lui mi ficcò la lingua in bocca (ride di cuore). C' era una donna che gridava come una pazza, ma che fai? Lui è etero!». E i colleghi? «Ero molto amico di Newton, ma il mio fotografo preferito è Bruce Weber. Nella mia top ten ci sono anche due italiani, il mio coetaneo Gian Paolo Barbieri (che mi ha messaggiato stamattina) e Oliviero Toscani; un romantico e un provocatore, mi piace pensarli come il Visconti e il Fellini della fotografia. Tra i giovani, il numero uno è Tim Walker». Infine l' Italia: «Negli anni Sessanta guardavo solo film italiani. Antonioni? No, no. Pasolini? Detesto. Preferisco la volgarità di Fellini o il gusto soffocante di Visconti. Ho adorato lavorare per Vogue Italia, mi hanno sempre lasciato libero, e paga meglio di tutti».

 

david bailey david bailey

Bailey chiude rumorosamente il sumo-libro (presentato in pompa magna mercoledì scorso al Claridge' s di Londra): «Non sono di quelli che rimpiangono i bei vecchi tempi, il momento magico è adesso.

david bailey queen david bailey queen

Rimpiango solo di non aver conosciuto Picasso. Me la sarei fatta addosso».

 

 

 

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