1- NON SOLO LA ’NDRANGHETA. TRA I \"POLLI\" DI GIANFRANCO LANDE, IL MADOFF DEI PARIOLI, CI SAREBBERO ANCHE PERSONAGGI LEGATI ALLA SACRA CORONA UNITA E ALLA MAFIA - 2- COME DAGO ANNUNCIATO, LA MAXI TRUFFA DEI PARIOLI PIOMBA SU BANKITALIA E CONSOB - 3- I LEGALI DELLE VITTIME (UNA TRUFFA COMPLESSIVA DI 350 MILIONI EURO) ALL’ATTACCO: SOTTO ACCUSA L´ANOMALIA NEI CONTROLLI RISPETTO ALLA SOCIETÀ EIM, POI CONFLUITA IN EGP, E AI MEMBRI CHE DI QUESTE AZIENDE FACEVANO PARTE, LANDE & COMPANY - 4- ALTRA FINANZIARIA, ALTRA TRUFFA: ORCONSULT E I TRENTA MILIONI SPARITI. UNA RAGNATELA DI AZIENDE DIETRO LA SIGLA CHE RACCOGLIEVA FONDI NEI CIRCOLI DEI VIP -

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1- LA MAXI TRUFFA DEI PARIOLI PIOMBA SU BANKITALIA E CONSOB
Federica Angeli per \"la Repubblica\"

GianfrancoGianfranco Lande

Montagne di bugie. Così Gianfranco Lande è riuscito, fino al giorno della perquisizione della finanza nella sua roccaforte di via di Villa Grazioli, a convincere i suoi clienti che «era tutto a posto», che «gli investimenti erano al sicuro e fruttavano parecchio», che «non c´era nulla da temere».

La Egp stava sprofondando eppure il re della truffa continuava a mentire. Nel suo lussuoso ufficio - quadri di Capogrossi alle pareti e busti in marmo per i corridoi - composto, impassibile, a chi gli chiedeva conto dei propri risparmi, consegnava frottole rassicuranti.

Nel frattempo Consob e Banca d´Italia entrano nel mirino di uno dei pool di avvocati che segue le vittime del mago della truffa. Sotto accusa il mancato controllo, o più precisamente l´anomalia nei controlli rispetto alla società Eim, poi confluita in Egp, e ai membri che di queste aziende facevano parte, Lande & company. Un aspetto che «ha di sicuro un peso specifico» in tutta la vicenda.

LANDE-LANDE- SEDE EGP

«Perché - dicono i legali dei clienti raggirati - se gli organismi preposti a vigilare fossero intervenuti tempestivamente, forse non sarebbero spariti nel nulla i 170 milioni di euro investiti dai risparmiatori». E, probabilmente, non si sarebbe arrivati a un buco di ben 350 milioni di euro, tutto da ricostruire, scavato dalla Egp Italia di cui Gianfranco Lande era il rappresentante legale. Le prime denunce contro il Madoff dei Parioli e le sue società - Eim prima, Egp dopo e Dharma Holdings - sono dell´ottobre 2009. La procura aprì un fascicolo per abusivismo.

L´avvocato Pietro Andrea Guiso, che cura gli aspetti civili della vicenda per conto di un gruppo di truffati, ma che è in continuo contatto col i legali di tutti gli altri gruppi di vittime che si stanno muovendo, spiega che «alla fine del 2009 è partita un´indagine a seguito dell´anomalo comportamento della Eim che non aveva né una sede secondaria in Italia e non era ben chiaro se fosse una società inglese o delle Bahamas, eppure faceva attività di raccolta di risparmi». La Eim non aveva nessun potere per esercitare e, in questa situazione nebulosa, la Consob avrebbe fatto verifiche ma senza esiti.

HeinzHeinz Becks

«Il primo procedimento penale a carico del gruppo Lande - prosegue l´avvocato Guiso - è stato quello per esercizio abusivo. Poi c´è stato lo scudo e i truffatori hanno trasferito tutta l´attività alla Egp che invece era un intermediario autorizzato e registrato nell´albo della Consob. La Commissione nazionale per le società e la borsa però, che già aveva il naso dentro la faccenda, ha registrato questo anomalo passaggio da 50 a 700 clienti, mandando degli ispettori».

SAMANTHASAMANTHA DE GRENET - copyright Pizzi

Poi è arrivata la guardia di finanza ma nel frattempo si è arrivati all´ottobre del 2010 quando da parte dell´autorità di vigilanza francese è stato nominato un liquidatore per verificare tutti i conti. Il liquidatore italiano invece è stato nominato dalla Banca d´Italia, su sollecitazione della Consob: ma per arrivare a questo, sono passati quindici mesi. E i clienti in tutto questo tempo hanno continuato a investire.

«Sono stati fatti esposti da colleghi avvocati alla Consob - conclude Guiso - a fronte di questa anomalia di comportamento della Egp. Ma le risposte, quando ci sono state, sono state evasive. Noi riteniamo che ci siano delle omissioni nelle attività di controllo, altrettanto dicasi degli istituti bancari che hanno appoggiato Lande e i suoi soci. La caratteristica della frode è da una parte la leggerezza con cui le persone si sono fidate di pseudo professionisti, e lì c´è la negligenza del risparmiatore, ma è inquietante la scarsa collaborazione di tutto il controllo istituzionale. Che la gente muova centinaia di milioni, facendoli entrare e uscire dall´Italia, e nessuno si chieda come mai, è piuttosto singolare».

«È nelle nostre intenzioni - rincara la dose il penalista Stefano Giorgio - non trascurare nessun responsabile di questa vicenda. Perché se da una parte è vero che questa società si giovava anche di una rete internazionale di sigle straniere, sotto l´egida di società una francese e una belga, e che questo rende più difficoltoso i tempi di intervento, dall´altra La Consob è intervenuta solo quando i soldi avevano preso il volo, ha fatto un controllo sulle ceneri della società. La possibilità di operare con sigle di pura fantasia è sintomo di un sistema di controllo assolutamente deficitario».

PaoloPaolo Guzzanti


2- TRUFFA DEI PARIOLI, SPUNTA LA MAFIA
I CLAN POTREBBERO AVER USATO IL MADOFF ROMANO PER RICICLARE DENARO
Lavinia Di Gianvito per il \"Corriere della Sera\"

Non solo la \' ndrangheta. Tra i clienti di Gianfranco Lande, il Madoff dei Parioli, ci sarebbero anche personaggi legati alla Sacra corona unita e alla mafia. I loro nomi apparirebbero sull\'ultima lista sequestrata, che contiene l\'elenco di 500 vittime (su 1.200 circa) del raggiro da 170 milioni di euro. L\'aver individuato alcuni truffati vicini ai clan siciliani e pugliesi rafforza la possibilità che la procura contesti ai promotori arrestati il 24 marzo scorso anche il riciclaggio, come si era ipotizzato quando è emerso l\'investimento di 14 milioni di euro dei fratelli Piromalli. Ma Lande rischia un\'altra accusa ancora, la bancarotta fraudolenta, che scatterà se le sue società falliranno.

Da ieri, la possibilità del crac è più vicina. Il liquidatore della finanziaria che ha truffato vip, imprenditori e aristocratici, Gianluca Brancadoro, ha depositato al tribunale fallimentare la richiesta di dichiarazione di insolvenza per la Egp Italia e per la capogruppo Dharma. «Nel frattempo - spiega Brancadoro, che è professore di diritto commerciale - in Francia è stato dichiarato il fallimento di Agharti» , un\'altra società controllata da Dharma.

SABINASABINA GUZZANTI

Già interrogato dal gip Simonetta D\'Alessandro e poi dal pm Luca Tescaroli, ieri pomeriggio Lande (da giorni in sciopero della fame, difeso dall\'avvocato Salvatore Sciullo) è stato convocato per la terza volta dal magistrato. Nel lunghissimo faccia a faccia, durato oltre sei ore, il broker dei Parioli avrebbe risposto a ogni domanda, spiegando per filo e per segno i meccanismi della truffa.

CLAUDIACLAUDIA RUSPOLI

E i motivi per i quali versava ogni anno 600 mila euro a una società austriaca. Già in precedenza Lande aveva ammesso di aver tenuto in modo irregolare le scritture contabili e aveva riconosciuto di aver compiuto alcune anomalie nella gestione dei capitali a lui affidati, pur sostenendo che i suoi blasonati clienti conoscevano bene i rischi legati agli investimenti. Clienti fra i quali c\'erano la principessa Claudia Ruspoli, i calciatori Massimo Agostini e Ruggiero Rizzitelli, l\'ex vicedirettore di Rai3 Fernando Masullo, il musicista e conduttore radiofonico Ernesto Bassignano e la capostipite dell\'impero del caffè Rossana Palombini, i comici Sabina Guzzanti e David Riondino.

Anche gli altri arrestati (Roberto Torregiani, Gianpiero Castellacci de Villanova, Raffaella e Andrea Raspi) saranno interrogati ancora una volta nei prossimi giorni, mentre sarebbero in dirittura d\'arrivo nuovi decreti di sequestro. Infatti il Nucleo valutario della Finanza, diretto dal generale Leandro Cuzzocrea, avrebbe scoperto altre case e conti correnti dopo quelli già bloccati nei giorni scorsi: otto appartamenti a Roma e uno all\'Argentario, una villa a Orani, in provincia di Nuoro, due multiproprietà a Venezia e a Cortina e inoltre magazzini, garage e auto.

DAVID DAVID RIONDINO

Di questi immobili si occuperà domani il tribunale del riesame, dopo che gli arrestati hanno presentato il ricorso per ottenere il dissequestro. Per i beni individuati ma non ancora bloccati invece stanno per essere inoltrate le rogatorie a Malta, nel Regno Unito, in Svizzera, in Lussemburgo, nelle isole Jersey e Vergini Britanniche e alle Bahamas. Dopo che il tribunale del riesame ha confermato il carcere per Torregiani, gli altri arrestati sono in attesa che venga fissata l\'udienza per discutere i loro ricorsi.

 

3- LA SOCIETÀ MESSA IN LIQUIDAZIONE DAL MINISTERO DEL TESORO: \"TROPPE IRREGOLARITÀ\" - ORCONSULT E I TRENTA MILIONI SPARITI \"PETROLIO, 53 CONTRATTI SENZA GARANZIE\" - UNA RAGNATELA DI AZIENDE DIETRO LA SIGLA CHE RACCOGLIEVA FONDI NEI CIRCOLI DEI VIP
Daniele Autieri per \"la Repubblica\"

Trenta milioni di euro: a tanto ammontava il tesoro gestito dalla Orconsult di Cesare Fusco prima della liquidazione di tutte le attività imposta dal ministero del Tesoro. Tanti soldi, raccolti per la maggior parte tra i soci dei ricchi circoli romani e destinati a investimenti rischiosissimi. Denari persi sulla via del petrolio, in un percorso tortuoso che oggi Repubblica è in grado di ricostruire.

uu Ernesto Bassignano settanni

L´oro nero era infatti l´investimento privilegiato dai \"maghi della finanza\" che promettevano interessi a due cifre. «Ho conosciuto quest´uomo ad una cena tra amici - racconta un noto medico romano che chiede di rimanere anonimo - e gli ho affidato 30mila euro. Mi ha detto che li avrebbe investiti in titoli petroliferi, ma non ho più visto niente».

I soldi versati finivano nella galassia di società proprietarie della holding Orconsult Capital Management Italia spa. Una manciata di titoli e un intreccio di rapporti societari collega infatti Fusco (amministratore della Orconsult) a Fin. Pet - Finanziaria petrolifera (primo azionista della stessa), Imm. Pet - Immobiliare petrolifera, C. I. Pet. - Commercio italiano petroli, Com. Pet. - Commercio prodotti petroliferi, Tras. Pet - Società trasporti prodotti petroliferi, e I. r. pet. - Impianti di riscaldamento e petroliferi.

SABINASABINA GUZZANTI

Una ragnatela di aziende dove a fare la parte del leone è l´azionista di maggioranza Fin. Pet., a sua volta controllata dalla Halston international investment and development, e per la quota maggioritaria (222mila azioni pari a 1,1 milioni di euro) da banca Finnat, la fiduciaria della famiglia Nattino che da sempre gestisce i patrimoni e tutela la riservatezza degli affari romani.

Ma il petrolio non basta ad oliare gli ingranaggi della macchina: nel 2007 qualcosa comincia a cigolare; arriva la prima stangata dalla Consob, poi dalla Banca d´Italia e infine il commissariamento del ministero e la segnalazione in procura.

A spulciare la relazione del commissario liquidatore, Andrea Guaccero, emerge che al momento della liquidazione la Orconsult aveva in piedi 53 contratti legati al risparmio gestito e che, rispetto a un portafoglio di investimenti di 29,8 milioni, aveva accantonato solo 13.934 euro per far fronte a eventuali rischi. Troppo poco per mettere al sicuro i risparmi investiti nel petrolio. A conferma che non è tutto oro quello che luccica. Soprattutto quando è nero.

4- DAGOREPORT DEL 4 APRILE 2011: DOV\'ERA LA CONSOB?

IL PDF DELLA SENTENZA DELLA CASSAZIONE: http://www.dagospia.com/img/cass.23marzo.pdf

1- DOV\'ERA LA CONSOB?
Quel fattaccio brutto del Madoff dei Parioli ha un sepolcro imbiancato chiamato Consob. Dai documenti che abbiamo raccolto salta evidente come la famigerata società EGP di Gianfranco Lande che è riuscita a infinocchiare la Roma pariola (e dintorni) per la sommetta di 170 milioni di euro era iscritta all\'albo degli intermediari autorizzati da Consob.

GianfrancoGianfranco Lande

Come mai l\'EGP è risultata immune da ogni controllo e vigilanza dell\'ente all\'epoca presieduto da Lamberto Cardia (contrallare i bilanci, investimenti, flussi finanziare, indagare sul rispetto delle norme di legge)?

Essì: ecco i documenti che provano l\'iscrizione di EGP

Sito della Consob - Comunicati, interventi e convegni
http://bit.ly/f9Yzfk


2- CRONOLOGIA DELLA TRUFFA
Ma procediamo con ordine, anche cronologico, per sbrogliare la matassa:

1- Almeno da settembre-ottobre 2010 si sapeva del crac di EGP. La finanziaria prima zompa in Francia e poi si chiude la stalla in Italia.

2- Il 13 dicembre 2010 l\'EGP viene cassata dall\'elenco delle imprese francesi di investimento.

3- Il 10 gennaio 2011, su proposta della Consob e su parere di Bankitalia, il Ministero Economia e Finanze emette un provvedimento per la messa in liquidazione coatta amministrativa della succursale italiana dell\'EGP.

SABINASABINA GUZZANTI

(Intanto. Una società \"qualunque\" va in liquidazione normale oppure fallisce. Per entrare in liquidazione coatta significa essere un soggetto di rilevanza pubblica assoggettato a controllo pubblico, e in questo caso da parte della Consob. E l\'EGP brillava come iscritta all\'albo degli intermediari autorizzati da Consob.)

4- L\'11 gennaio, Consob e Bankitalia, emettono un comunicato stampa congiunto con il quale informano di questo decreto del Ministero dell\'Economia. - La Consob - Comunicati, interventi e convegni - Comunicati Stampa

5- Sempre l\'11 gennaio del 2011 sono stati nominati i commissari della liquidazione coatta - (pubblicati su Gazzetta Ufficiale del 11 febbraio 2011 con la nomina del Commissario liquidatore avv. Gianluca Brancadoro )

6- Infine, pubblichiamo la sentenza numero 6681 della Cassazione del 9 gennaio 2011, resa pubblica il 23 marzo, che condanna la Consob, sulle basi delle sue responsabilità di ente di controllo e di vigilanza, per omesso controllo e vigilanza ai sensi dell\'art. 2043 del codice civile. (risarcimento per fatto illecito)

 

 

 

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