CICLISTI E RICICLISTI - IL GENIO DEL MARKETING CHE FORNISCE BICI ELETTRICHE E RICICLA 100 MILIONI DI TASSE IN CINA: ARRESTATO MARIO RICCIOTTI, MANAGER RAMPANTE E ACCUSATO DI ESSERE IL PERNO DI UN SOFISTICATO SISTEMA DI FONDI NERI: PARTIVANO I BONIFICI, GIRAVANO IL MONDO VIA PARADISI FISCALI E TORNAVANO SOTTO FORMA DI CASH

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Luigi Ferrarella per il “Corriere della sera

 

Genietto del marketing in Italia. E però riciclatore in Cina di tasse evase. Il volto ufficiale di Mario Ricciotti è quello di amministratore di avviate società (come Communication Trade) nel merchandising promozionale delle aziende: in rapporti di lavoro ad esempio con Enel, Ferrovie, Lottomatica, Aeroporti di Roma, o fornitrici (ma qui con un contenzioso costato l' estromissione dal prossimo ottobre) delle bici elettriche del servizio di bikesharing «Bikemi» gestito da Clear Channel per il Comune di Milano.

bikemi bikemi

 

Ieri, però, ecco l' altra faccia della luna: Ricciotti, 50 anni, romano, è stato arrestato come polo in Cina di una piattaforma internazionale di riciclaggio (insieme all' Austria dei già arrestati Giancarlo Cervino e Massimo Alvares) utilizzata nel 2015-2018 quantomeno da 30 imprenditori italiani di piccole/medie dimensioni per evadere prima, e poi vedersi riconsegnare in nero in contanti in Italia, 100 milioni di euro.

 

Il loro filo d' Arianna, lungo almeno nove Paesi, è stato inseguito dai pm Paolo Storari e Gaetano Ruta con il «Gicef-Gruppo investigativo criminalità economico finanziaria» della Gdf e con Bankitalia: sino a recuperare allo Stato, in sette mesi di indagini, 23 milioni tra sequestri e restituzioni di sette dei 30 imprenditori sinora incriminati per false fatture ed evasione fiscale.

 

Facendo finta di dover pagare prestazioni (in realtà inesistenti) a fornitori esteri, gli imprenditori bonificavano il corrispettivo delle false fatture a due società di Cervino in Austria, che da lì avviavano una vorticosa centrifuga del denaro italiano su conti di mezzo mondo: dall' Austria a Dubai via Svizzera e Gran Bretagna, poi in Belize passando per Cipro e Mauritius, quindi Hong Kong e infine Cina, dove appunto Ricciotti (ieri agli arresti per specifici 8,7 milioni) disponeva di un prezioso manipolo di referenti locali (celati dietro 15 sigle societarie) gonfi di contanti da scambiare con i bonifici europei.

Mario Ricciotti Mario Ricciotti

 

«L' arrivo del denaro in Cina - scrive la gip Cristina Mannocci - implica la perdita delle tracce documentali del suo percorso, ma le indagini hanno comunque evidenziato che il denaro ricompare poi in contanti a Roma nelle mani di Ricciotti e di sua moglie, che lo consegnano a Cervino, che poi lo distribuisce (anche) ad Alvares, il quale lo restituisce ai suoi "clienti", ossia agli imprenditori che hanno utilizzato le fatture false».

 

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