IL CORONAVIRUS PER LA CINA È STATO UNO STARNUTO. E ORA FA VOLARE IL SUO EXPORT (+9,5%) - IL SURPLUS COMMERCIALE DI AGOSTO È STATO DI QUASI 60 MILIARDI, DI CUI 34 LEGATI AGLI STATI UNITI: POICHÉ IL MONDO PRODUTTIVO È PARALIZZATO DALLA PANDEMIA CHE VIENE DALLA CINA, CI PENSA PECHINO A PRODURRE PER TUTTI GLI ALTRI. E DOPO AVER RICEVUTO IL REGALINO DEL MORBO, CI TOCCA ANCHE LA BEFFA DI ARRICCHIRE IL DRAGONE…

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xi jinping

 (ANSA) - Il surplus commerciale di agosto della Cina si è attestato a 58,93 miliardi di dollari, di cui 34,24 miliardi legati all'interscambio con gli Stati Uniti, con l'export cresciuto del 9,5% a fronte del 7,1% atteso. Il riallineamento della catena del valore lontana da Pechino deve ancora verificarsi dato che i dati forniti dalle Dogane cinesi hanno tracciato che le esportazioni tengono il passo nonostante il coronavirus e le importazioni da Paesi primari, come Giappone e Corea del Sud, si mantengono stabili: il risultato complessivo è che gli Usa si sono confermati, per il quinto mese consecutivo, i più grandi acquirenti di beni cinesi nel mezzo dell'emergenza del Covid-19, malgrado le pressioni per arrivare al 'disaccoppiamento' tra le prime due economie del pianeta sotto le pressioni e i proclami dell'amministrazione Trump.

 

xi jinping con la mascherina 5

Il surplus totale di agosto, salito dai 34,72 di 12 mesi fa e migliore delle stime dei mercati di 50,5 miliardi, vale quasi il 5% Pil cinese, rimanendo nella forchetta del 4-5% per il quarto mese: da inizio anno l'attivo commerciale si è attestato a 266 miliardi. La pandemia ha causato un calo nel commercio globale e squilibri in Paesi come Cina e Usa, segnati dall'impennata speculare, rispettivamente, di surplus e di deficit. Il saldo commerciale della Cina con gli Usa si è ampliato ad agosto a 34,24 miliardi di dollari (+27% annuo), dai 32,46 miliardi di luglio: l'export è balzato del 20% a 44,8 miliardi e l'import è salito di appena l'1,8%, a 10,5 miliardi, malgrado i massicci acquisti di soia e mais nel rispetto della 'fase 1' dell'accordo sul commercio firmato il 15 gennaio.

 

donald trump xi jinping

Anche con gli Stati Uniti, malgrado le tensioni commerciali, l'accelerata del surplus ha mostrato come la ripresa post Covd-19 di Pechino sia stata sostenuta da export (beni medicali ed elettroncia) e investimenti, piuttosto che dai consumi interni ancora sotto pressione. A sorpresa, infatti, l'import è calato del 2,1% contro le stime di un +0,1% e la frenata dell'1,4 di luglio: gli acquisti dall'Ue sono scesi del 6,8%, dal Giappone dell'1,4%, dalla Corea del Sud del 4,1% e dall'Australia, nel mezzo di un scontro diplomatico-commerciale, del 7,5%. Per aree di riferimento, nei primi otto mesi del 2020 i Paesi dell'Asean sono stati i principali partner commerciali della Cina con una fetta totale pari al 14,6%. L'Unione europea è al secondo posto con il 14%, mentre gli Stati Uniti si fermano al 12,1% al terzo posto, seguiti poi dal Giappone con il 7%.