CROLLA L’AUTO: MARPIONNE SENZA SPONDE E SENZA MARCEGAGLIA - E MODIANO SE NE VA CON 20 MLN € - ABETE STRARIPA A ROMA, MA CALTA NON AIUTA - UNA DONNA DI PASSERA AL FIANCO DI COLANINNO - IL BOCCONIANO BOERI VS TEO-TREMONTI… -

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1 - CROLLA L\'AUTOMOBILE: MARPIONNE SENZA SPONDE E SENZA MARCEGAGLIA
Non era affatto allegro Sergio Marpionne quando ieri ha riunito i dirigenti per gli Auguri di Natale.

Per il manager italo-canadese che indossa il pullover anche davanti al Papa, bruciano le notizie che arrivano dall\'America e dalle banche d\'affari. Mentre ricordava ai suoi collaboratori che il 2008 segnerà per la Fiat il risultato operativo più alto in 109 anni di storia, gli fischiava nelle orecchie il report di Morgan Stanley che ha stimato il valore del titolo a 2 euro, un declassamento che rovinerà le feste alla Sacra Famiglia degli Agnelli.
In genere le case d\'affari compilano i loro report con freddezza burocratica, ma una di queste ha intitolato il suo documento sulla Fiat \"mamma mia che disastro!\", un linguaggio davvero inconsueto.

Forse Marpionne sapeva già ciò che è avvenuto stanotte al Senato americano dove il piano di salvataggio da 15 miliardi di dollari per le industrie automobiliste è stato bocciato spalancando il terrore su questo venerdì nero che porta General Motors, Crysler e Ford sulla strada del fallimento. La Borsa di Tokyo è finita nell\'abisso e il titolo Fiat ha aperto stamane a -8%, e da lunedì i cancelli della fabbrica torinese saranno chiusi per 58mila operai che speravano nel miracolo.

A questo punto non c\'è alternativa: Fiat dovrà trovare un partner e lo dovrà trovare al più presto per sopravvivere. Gli ultimi operai di Mirafiori scommettono che la scelta cadrà entro febbraio sul gruppo francese Peugeot Citroen che produce 3,5 milioni di macchine, mentre non credono all\'ipotesi di un\'alleanza con i giapponesi di Honda e i sudcoreani di Hyundai-Kia, troppo lontani per diventare compagni di strada.

Anche la banca svizzera Ubs spinge sull\'alleanza con i francesi di Peugeot e questo orientamento non sembra casuale perché Marpionne siede come vicepresidente non esecutivo nel board dell\'istituto. Per il 56enne manager di Chieti che in tre anni ha rivoltato la Fiat come un pedalino è il momento della verità e dell\'orgoglio. L\'orgoglio lo ha spinto a rifiutare qualsiasi complicità con la politica romana e ogni idea di aiuto di Stato. Adesso si trova profondamente solo e senza sponde. Il governo ha fatto l\'elemosina ai poveri con la social card e si è preoccupato di Alitalia, ma nulla impedisce di pensare che già ieri nell\'incontro di Bruxelles Sarkozy e Berlusconi abbiano affrontato il dramma delle quattro ruote.

Un\'altra sponda su cui Marpionne non può contare è Confindustria, dove Luchino di Montezemolo ha tirato la volata a Emma Marcegaglia pensando (nella migliore tradizione Fiat) di avere una quinta colonna nell\'Associazione degli imprenditori. Non è così perché a Dagospia risulta che nel Direttivo che si è svolto mercoledì pomeriggio a viale dell\'Astronomia, appena la moretta di Mantova ha accennato all\'eventualità di aiuti e incentivi per l\'automobile, c\'è stata un\'autentica rivolta.
 
2 - E MODIANO SE NE VA CON 20 MILIONI DI EURO...
\"Con la presente le comunichiamo che a partire da oggi il suo rapporto di lavoro con la banca è da considerare concluso. Ringraziandola per la collaborazione, porgiamo distinti saluti\".
Questa lettera l\'hanno ricevuta oltre 10.000 dipendenti di Intesa-SanPaolo e di Capitalia quando i magnifici condottieri di Abramo-Bazoli e Cesarone Geronzi hanno deciso le fusioni dei diversi istituti. Non l\'ha ricevuta invece Pietro Modiano, il 57enne banchiere milanese, che ha iniziato a lavorare al Credito Italiano nel 1977 e poi è passato nel 2004 alla torinese SanPaolo. Per rimuoverlo dalla sua poltrona si è mosso il mistico Bazoli che in un colloquio di oltre tre ore ha convinto il marito di Barbara Pollastrini a lasciare il suo incarico.

Per gli uscieri di BancaIntesa l\'esito era scontato e adesso si dedicano a fare due conti perché l\'oggetto della lunga conversazione tra Bazoli e Modiano è stata soltanto l\'entità della liquidazione.  
Nel 2007 il banchiere amico di Fassino si è portato a casa 3,9 milioni di compenso e secondo gli uscieri che calcolano l\'anzianità e la buonuscita, adesso Modiano potrà portare a casa 15-20 milioni di euro, quanto basta per regalare alla moglie che sfila oggi nel corteo insieme ad Epifani, un pensierino dignitoso. Ciò che più conta però è il risultato politico e la lettura dell\'intera vicenda dove il perdente non è Modiano ma Enrico Salza, il massiccio presidente del SanPaolo che esce con le ossa rotte da quando si è messo in ginocchio davanti alla Sacra Sindone di Bazoli e Passera.

Quest\'ultimo è il vero protagonista e vincitore perché adesso potrà sistemare il vertice di Intesa con uomini che godono della sua fiducia e non disturbano il sonno del Cavaliere di Arcore. Al posto di Modiano che ha inventato e gestito la Banca dei Territori con risultati brillanti, arriva Francesco Micheli, l\'altro direttore generale di Intesa dal profilo modesto che si occupa del personale.

Lo scontro tra i longobardi e i sabaudi è finito. È stato uno scontro di potere all\'insegna del cesarismo che Passera vuole imporre a Ca\' de Sass con la benedizione di Abramo-Bazoli (un uomo che predica l\'etica e se la dimentica quando difende l\'amico Zaleski).
Dal suo attico in via della Madonnina, affittato per la miserabile cifra di 22mila euro al mese, Corradino Passera ha iniziato il countdown che lo porterà a diventare il numero uno di BancaIntesa.
È solo questione di tempo.
 
3 - ABETE STRARIPA A ROMA, MA CALTAGIRONE NON L\'AIUTA...
Luigino Abete,
presidente di Bnl-Paribas, ha ripreso a sudare.
Chi lo ha visto in questi giorni l\'ha trovato particolarmente agitato, ma chi lo conosce da vicino sa che quando c\'è una battaglia di potere il suo intelletto si ravviva e la fronte s\'imperla. La partita che in questo momento eccita i cromosomi di quest\'uomo riguarda la presidenza della Camera di Commercio che il barbuto Andrea Mondello ha lasciato nei giorni scorsi dopo 15 anni di efficiente gestione.

Luigino è davvero un personaggio strano; non ha lo spessore di un vero imprenditore, ma è riuscito a scalare prima la Confindustria e poi l\'Unione industriali di Roma dove ha piazzato il suo amico, Aurelio Regina; come banchiere non ha sulle spalle alcuna esperienza, ma è servito ai francesi di Paribas per gestire la piazza italiana; come politico è una specie di Zelig che dopo aver sperato nella discesa in campo del suo compagno di scuola, Luchino di Montezemolo, ha fatto il pendolare dalla sinistra dell\'Ulivo alla destra di Alemanno.

Il suo sogno è comunque di essere il regista principe delle operazioni di potere che si svolgono nella Capitale, ed è questa la ragione per cui ha messo nel mirino la presidenza della Camera di Commercio anche a costo di far fuori Cesare Pambianchi, l\'albergatore 62enne che avrebbe tutti i titoli per salire sulla poltrona di Mondello.

Purtroppo i calcoli di Abete, stratega della \"lobbycontinua\" del Campidoglio veltroniano, adesso si devono misurare con la lobby del sindaco dalle scarpe ortopediche, Gianni Alemanno. Dalla fine di aprile ad oggi il neosindaco si è occupato poco dei tombini e degli argini sul Tevere ma con determinazione ha piazzato le sue pedine all\'Acea (Cremonesi), Ama (Clarke e Panzironi) e all\'Atac (Tabacchiera). A dargli manforte nello spoil system è Andrea Augello, il 48enne politico di Novara che da ragazzo ha organizzato il Fronte della Gioventù e adesso è diventato il \"Bettini\" della Giunta.

Per Luigino la partita è dura, ma la sua figura continua a dimenarsi tra i poteri forti di Roma dove ha preso a bussare per la presidenza della Camera di Commercio. Purtroppo qualche porta non si apre. È il caso di Francesco Gaetano Caltagirone, l\'imperatore del cemento che non vuole entrare in rotta di collisione con il sindaco e il suo Augello. A Dagospia risulta che già per la presidenza dell\'Acea, l\'irrefrenabile Abete abbia bussato chiedendo la protezione del Calta, ma il candidato per quella poltrona per il costruttore era il figliol prodigo Alfio Marchini, e non se ne fece nulla.
Luigino suda, spera e non dispera.
 
4 - UNA DONNA DI PASSERA AL FIANCO DI COLANINNO...

Mentre Lufthansa piazza le sue bandierine su Malpensa facendo incazzare Alemanno e Marrazzo, AirFrance serra le fila per aiutare i patrioti di Cai a far volare la Nuova Alitalia.
Secondo il \"Sole 24 Ore\" alla vigilia di Natale arriverà a Palazzo Chigi Cyril Spinetta e sotto l\'albero gli italiani potranno trovare il Paradiso di una Compagnia che aumenterà le tariffe e per tre anni avrà il monopolio della rotta Roma-Milano.

Intanto si apprende qualcosa di più sulla divisione dei poteri al vertice di Cai tra Roberto Colaninno e Rocco Sabelli, il tandem che insieme a Corradino Passera ha tessuto la trama dell\'operazione. Al padrone della Piaggio resteranno in mano le relazioni esterne, i rapporti con le istituzioni e con la stampa, il controllo interno e la segreteria societaria. Il pacchetto di deleghe è molto modesto perché i veri poteri saranno concentrati nelle mani di Sabelli, l\'uomo che nel 2006 sbattè la porta della Piaggio e con la liquidazione mise in piedi la piccola società di informatica Dataservice. A descrivere il profilo delle deleghe tra i due manager è come al solito Gianni Dragoni, il giornalista del \"Sole\" che riesce a mettere gli occhi nei documenti mentre i suoi colleghi dormono sonni tranquilli.

Adesso la curiosità insaziabile di Dagospia si spinge a chiedere chi sarà l\'uomo o la donna che curerà l\'immagine della Nuova Alitalia in staff del presidente Colaninno. Nei giornali è noto che il maggior supporto all\'imprenditore mantovano è stato dato in questi anni da Vittorio Meloni, l\'uomo delle relazioni esterne che dopo Telecom ha sempre dato una mano a Colaninno per affermare la sua immagine nei media. Adesso Meloni lavora a BancaIntesa come direttore delle relazioni esterne e non sembra avere alcuna intenzione di lasciare Corradino Passera. L\'altro candidato è Giovanna Salza, la donna che dopo aver lavorato alle Poste e alla Sace, nel 2007 è entrata in AirOne a fianco di Carlo Toto. Anche lei è molto vicina a Corradino Passera di cui condivide gli affanni e la gloria.
 
5 - IL BOCCONIANO BOERI CONTRO IL TEOLOGO TREMONTI...
Avviso ai naviganti: \"Si avvisano i signori naviganti che l\'economista-fighetto Tito Boeri ha fatto le bucce al teologo più amato dal Papa, Giulietto Tremonti. Per saperne di più bisogna leggere l\'articolo pubblicato sul sito www.lavoce.info dove Boeri dimostra che il decreto anti-crisi del genietto di Sondrio non costerà un euro allo Stato, ma anzi porterà nelle casse del Tesoro 390 milioni\".

 

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