ENI OTHER NAME - RIUSCIRÀ DESCALZI A FINIRE IL SUO MANDATO AL VERTICE DELL'ENI, CHE SCADE AD APRILE 2020? (SPOILER: NO). INDAGATO PER IL CONFLITTO D'INTERESSI CON LA MOGLIE, ACCUSATA DI CORRUZIONE INTERNAZIONALE, IL TOP MANAGER HA PERSO IL SUO ULTIMO SPONSOR (SALVINI) ED È STATO ''LICENZIATO'' DAL GRILLINO BUFFAGNI

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Sandro De Riccardi per ''la Repubblica''

 

Descalzi Descalzi

L' amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, indagato per omessa dichiarazione di conflitto di interessi. La moglie, Maria Magdalena Ingoba, indagata per corruzione internazionale. L' indagine della procura di Milano sulle concessioni petrolifere al Cane a sei zampe in Congo, dopo le inchieste per le presunte corruzioni sui giacimenti in Algeria e Nigeria, è partita quasi due anni fa sull' ipotesi che pure per il giacimento nello stato dell' Africa Centrale siano state pagate tangenti milionarie, anche a funzionari locali. Ed è nell' analisi dei contratti e dei flussi finanziari che il procuratore aggiunto Fabio De Pasquale, con i suoi sostituti Sergio Spadaro e Paolo Storari, s' imbatte nei rapporti tra Eni e società riconducibili a Ingoba.

 

Le scatole cinesi

Sono cinque entità (Petro Services e Petro Serve Shipping) in Congo, Gabon, Ghana e Mozambico, che (dal 2009) la moglie di origini congolesi dell' ad di Eni non controlla in modo palese, ma attraverso una complessa catena societaria. Le rogatorie le riconducono a Petroserve Holding (in Olanda), a sua volta controllata da Cardon Investments (in Lussemburgo), di proprietà di due fiduciarie cipriote. In cui gli investigatori sono convinti di aver scoperto lo stretto legame di Ingoba con Alexander Anthony Haly, uomo d' affari britannico residente a Monaco, che si rivelerà il vero fulcro dell' inchiesta.

CLAUDIO DESCALZI CLAUDIO DESCALZI

 

Cardon Investments è infatti controllata dal 2009 da due ulteriori società: al 66% da Cambiasi Holding, riconducibile a Ingoba, e al 33% da Maggiore Ltd, di Haly. Quote che l' 8 aprile 2014, pochi giorni prima della nomina ad amministratore delegato di Descalzi, Cambiasi vende (ad appena ventimila euro) a Maggiore, lasciando Haly unico proprietario.

Gli appalti coniugali

 

Per la procura, tra il 2007 e il 2018, sono circa 300 i milioni di dollari in commesse assegnate da Eni alla galassia Petroservice, senza informare gli organi societari. E nonostante queste società - ha verificato la Guardia di Finanza di Milano - non avessero una vera organizzazione aziendale. Rispetto anche ad altre realtà del mercato africano - per esempio quello angolano - con un know-how più sviluppato e a costi più vantaggiosi nel settore dello shipping. Per questo Ingoba - insieme al marito - è stata iscritta nel registro degli indagati per omessa dichiarazione del conflitto d' interessi.

 

Ma a far scattare l' accusa di corruzione internazionale - esclusa allo stato per Descalzi - sono invece i legami societari di Ingoba proprio con Haly, ritenuto dalla procura suo prestanome, e attivo negli affari per lo sfruttamento del giacimento Marine XI. «Non ho mai avuto rapporti con Cardon», aveva assicurato la moglie di Descalzi. «Accuse nei miei confronti prive di fondamento», ha detto due giorni fa anche l' ad Eni.

DESCALZI CON MOGLIE DESCALZI CON MOGLIE

 

La concessione miliardaria

Marine XI è un pozzo petrolifero valutato circa due miliardi di euro. Nel 2013, Wnr Congo acquista una quota del 23% del giacimento. I suoi azionisti però rimangono a lungo schermati dietro trust e società off shore.

 

È stato L' Espresso a svelarne, un anno fa, la composizione azionaria, riconducibile in buona parte a soggetti legati a Eni, tutti ora sotto inchiesta per corruzione internazionale a Milano: oltre a Andrea Pulcini, ex dirigente Agip e per il settimanale registrato come procuratore Eni, sua moglie e i manager Eni Roberto Casula (ex) e Maria Paduano, tra gli azionisti compare proprio Haly.

 

La cassaforte nel Principato

Presente in Wnr e socio di Ingoba, la figura di Haly è da mesi centrale nell' inchiesta. Tanto che i pm hanno inoltrato rogatoria ai colleghi del principato di Monaco - dove Haly nei mesi scorsi è stato perquisito per avere la documentazione bancaria di Petro Services. I 300 milioni in appalti incassati da Eni sono ancora depositati lì o sono stati dirottati altrove, per esempio su conti svizzeri? E chi ne sono i beneficiari finali?

 

Per avere le risposte a queste domande, il procuratore De Pasquale invia la rogatoria a Monaco il 2 febbraio 2018. Ricevendo, solo il 6 giugno scorso, un secco no a causa di errori degli stessi monegaschi sull' analisi del materiale informatico. «Un blocco degno d' altri tempi», commenta un investigatore con amarezza.

 

descalzi descalzi

Mitigata dal fatto che proprio ieri sono arrivati in procura, dopo tre anni di attesa, i documenti della valigetta sequestrata a Ginevra nel 2016 a Obi Emeka, presunto mediatore già condannato per corruzione internazionale nel processo Eni-Nigeria. «Se ci sono tutte queste indagini, non è che va tutto perfettamente - ha commentato ieri il viceministro allo Sviluppo economico, Stefano Buffagni (M5S) -. Qualcosa in quell' azienda va cambiato».

 

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