ENI, STA PER PARTIRE LA RESA DEI CONTI? - A RISCHIO CINQUE TOP MANAGER COINVOLTI NELL'INCHIESTA SU OPL-245 IN NIGERIA, COME ROBERTO CASULA E MASSIMO MANTOVANI. MA TRABALLANO ANCHE LA ROCCA E CLAUDIO GRANATA, BRACCIO DESTRO DI DESCALZI. DUBBI ANCHE SU ALBERTO CHIARINI, EX DIRETTORE FINANZIARIO SAIPEM – E IL PROSSIMO ANNO IL GOVERNO DOVRÀ NOMINARE IL NUOVO CDA, CON I PROCESSI TUTTORA IN CORSO IN PROCURA DI MILANO

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descalzi descalzi

Alessandro Da Rold per “la Verità”

 

Nel prossimo consiglio di amministrazione si potrebbe parlare anche di riassetto organizzativo, nel mirino chi è stato coinvolto nell'inchiesta su Opl-245 in Nigeria, come Roberto Casula e Massimo Mantovani. Ma traballano anche Vincenzo Maria La Rocca e Claudio Granata. Dubbi anche su Alberto Chiarini, ex direttore finanziario Saipem, multato da Consob per 350 mila euro sul prospetto dell'aumento di capitale da 3,5 miliardi di euro del 2015.

emma marcegaglia emma marcegaglia

 

«La gestione del personale di Eni rientra nelle prerogative del management della società e non in quelle del consiglio di amministrazione». E' questa la risposta ufficiale che il Cane a sei zampe ha rilasciato alla Verità rispetto alle indiscrezioni che vanno avanti da almeno due settimane sul prossimo consiglio di amministrazione. E' un virgolettato che mette in guardia sulle voci che hanno preannunciato per diversi giorni una riunione di fuoco, alla presenza del presidente Emma Marcegaglia e dall'amministratore delegato Claudio Descalzi.

Claudio Granata Claudio Granata

 

A quanto risulta alla Verità, infatti, i vertici del colosso petrolifero controllato dallo Stato, vorrebbero rivoluzionare i manager che in questi anni hanno accompagnato l'azienda, lasciando fuori dalla porta soprattutto quelli che sono stati coinvolti nelle numerose inchieste della magistratura degli ultimi anni.

 

Sarebbero 5, in particolare, nell'occhio del ciclone. E molti di questi sarebbero vicini proprio a Descalzi. Di fondo si tratta di un consiglio di amministrazione che fa da preambolo alla grande partita del prossimo anno, quando il governo dovrà mettere mano alla governance, con i processi tuttora in corso in procura di Milano. Dice un attento conoscitore del mondo Eni, sotto anonimato, che «sta per partire la resa dei conti, si scioglie la compagine finora solida e solidale e ognuno gioca la sua partita».

ROBERTO CASULA jpeg ROBERTO CASULA jpeg

 

Il primo nome a rischio è quello di Roberto Casula, ex numero due del Cane a sei zampe, auto sospeso da tempo dall'azienda, dopo le indagini per corruzione sul giacimento Opl-245 in Nigeria e sulle ultime in Congo, dove compare anche Marie Madeleine Ingoba Descalzi, moglie dell'amministrazione delegato del colosso dell'energia. Dopo Casula l'altro nome caldo è quello di Massimo Mantovani, coinvolto nell'indagine di Siracusa per il presunto depistaggio ai danni della procura di Milano sempre per il caso nigeriano.

Massimo Mantovani Massimo Mantovani

 

Mantovani è stato per anni il capo degli affari legali, fino al 2016 altro fedelissimo di Descalzi, da tempo è Chief gas & Lng marketing and power officer. La lista non è finita. Trema la poltrona di Vincenzo Maria Larocca, attuale amministratore delegato di Syndal, società del gruppo che fornisce un servizio integrato nel campo del risanamento ambientale attraverso le attività di approvvigionamento, ingegneria e realizzazione dei progetti e di logistica dei rifiuti. Larocca è anche lui spuntato fuori nel processo su Op1-245 citato dal consigliere indipendente Karina Litvack nell'udienza del 20 dicembre scorso.

DESCALZI CON MOGLIE DESCALZI CON MOGLIE

 

 Fu lui, spinto da Mantovani, a spiegare parte dell'operazione Nigeria, anche perché ex capo della compliance. A rischio c'è anche Claudio Granata, altro manager di peso del Cane a sei zampe, da alcuni considerato un possibile successore proprio di Descalzi. E infine l'ultimo che potrebbe essere messo alla porta è Alberto Chiarini, amministratore delegato di Eni gas e luce, ex direttore finanziario Saipem, multato da Consob per 350 mila euro sul prospetto dell'aumento di capitale da 3,5 miliardi di euro del 2015.

Marie Madeleine Ingoba moglie di Claudio Descalzi Marie Madeleine Ingoba moglie di Claudio Descalzi

 

Insomma, a un anno di distanza dalle nomine, a San Donato, l'aria si fa effervescente. E' evidente che il riassetto organizzativo dovrà passare attraverso le decisioni dell'amministratore delegato. Come è certo che mettere alla porta manager di questa portata potrebbe innescare problemi interni e nuovi veleni, soprattutto per i processi in corso. I vertici sono tutti d'accordo? C'è chi assicura di sì. Ma la partita è appena cominciata.

 

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