MAFIA O NON MAFIA, DALL'INCHIESTA BULGARELLA EMERGE CHE UNICREDIT E INTESA SI CHIAMANO AL TELEFONO PER RIMUOVERE ''OSTACOLI'' AL CREDITO DEI RISPETTIVI (E POCO RISPETTABILI) CLIENTI. MA ABI E BANKITALIA TACCIONO

Da Unicredit chiamano i vertici di Intesa per ''trasformare'' i debiti di Andrea Bulgarella (10 milioni) da sofferenze a incagli: un modo per dargli altro credito senza classificarlo cattivo pagatore - Poi ricambiano il favore per i soli 26mila euro del proprietario dell'ultimo rifugio di Riina...

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Marco Lillo per il “Fatto Quotidiano

 

Sono le due maggiori banche italiane e insieme valgono 85 miliardi di euro: Banca Intesa capitalizza in borsa 50 miliardi e Unicredit si ferma a 35.

TORRE UNICREDIT TORRE UNICREDIT

 

Per avere un' idea le due banche che seguono (Ubi Banca e Banco Popolare) insieme fanno 12 miliardi. Il sistema bancario italiano all' estero è rappresentato dai due grattacieli di Unicredit (146 metri, 239 compresa la guglia) a Milano e di Intesa a Torino (166 metri) eppure se entriamo nei palazzi con le intercettazioni del Ros dei Carabinieri di Firenze grazie all' inchiesta per associazione a delinquere che vede indagati il vicepresidente di Unicredit Fabrizio Palenzona e l' imprenditore siciliano Andrea Bulgarella, scopriamo un mondo meno cristallino.

 

Federico Ghizzoni Unicredit Federico Ghizzoni Unicredit

Al trentesimo piano di Unicredit, per esempio, accanto a quello di Palenzona c' è l' ufficio di Roberto Mercuri, perquisito il 2 ottobre e indagato anche lui. Mercuri è già finito ai domiciliari nel 2011 per un' inchiesta del pm Pierpaolo Bruni a Crotone su una truffa relativa a fondi pubblici per una centrale elettrica. Il 45enne calabrese è ancora imputato a Crotone ma mantiene un rapporto strettissimo con Palenzona, che è anche presidente di Aeroporti di Roma e gli assicura uno stipendio annuo pari a circa 230 mila euro.

 

Francesco Palenzona Francesco Palenzona

Mercuri può influenzare l' erogazione dei prestiti di Unicredit pur non essendo dipendente. Il protagonista dell' inchiesta di Firenze è Andrea Bulgarella, un imprenditore di origini siciliane che secondo i pm antimafia di Firenze investe in Toscana "ingenti capitali da lui accumulati grazie ai vantaggi ottenuti da rapporti con l' associazione mafiosa trapanese facente capo al latitante Matteo Messina Denaro".

 

Cioé il boss di 53 anni che ha realizzato le stragi del 1992-1993 e ora è considerato l' erede di Riina. I pm scrivono che i funzionari di banca "conoscevano i legami con 'Cosa nostra' trapanese" di Bulgarella. Ma a prescindere dalla consapevolezza - tutta da dimostrare - resta il fatto che Unicredit tratta la grande esposizione bancaria di Bulgarella con un occhio di riguardo grazie a Palenzona e Mercuri.

 

Alla fine, secondo i pm "il piano di ristrutturazione del debito di Bulgarella è stato approvato il 23 aprile 2015 pur emergendo in maniera evidente che erano totalmente carenti i presupposti per l' approvazione solo perché di Bulgarella si è interessato personalmente Palenzona".

 

ANDREA BULGARELLA ANDREA BULGARELLA

A un certo punto però tutto rischiava di saltare. A marzo, infatti, l' altra grande banca esposta per 10 milioni con Bulgarella, cioé Intesa San Paolo, aveva peggiorato la sua valutazione passandolo a 'sofferenza'. Intesa San Paolo non ha nessun ruolo nell' indagine.

 

Nessun manager del gruppo è indagato ma nel decreto sono finite le telefonate e gli sms di un dirigente di Intesa San Paolo, Michele Dapri, che parla del direttore generale Gaetano Micciché in relazione alla manovra di persuasione di Unicredit sull' altra banca in favore di Bulgarella.

 

Per convincere Intesa San Paolo a passare la posizione dell' imprenditore siciliano da 'sofferenze' alla meno grave 'incagli', si muove anche il capo dei crediti Italia di Unicredit, Massimiliano Fossati e invia un sms a Mercuri: "Parlato con Michele Dapri. Individuato il dossier da loro. Lo hanno già classificato a sofferenza a febbraio. Stasera parla con Miccichè e vedono di rettificare ad incaglio. Domani ci darà conferma. Ciao".

GAETANO MICCICHE DG INTESA S PAOLO GAETANO MICCICHE DG INTESA S PAOLO

 

L' operazione non si può fare senza parlare con il direttore generale di Intesa San Paolo, Gaetano Micciché. E cosa fa il numero due della banca guidata da Carlo Messina? Ovviamente dice sì. Così l' 8 maggio Tiziano Piemontesi di Unicredit comunica a Intesa che il piano è stato approvato. Passano tre giorni e ora è Intesa che chiede qualcosa a Unicredit.

 

"La mattina dell' 11 maggio è Dapri di Intesa che telefona a Piemontesi per chiedergli di trovare una soluzione favorevole circa la posizione di un imprenditore alberghiero siciliano che ha un contenzioso aperto con Unicredit dell' importo di 26 mila euro. Dapri specifica che la richiesta è stata sollecitata dal proprio direttore generale (Micciché Gaetano)".

 

andrea bulgarella andrea bulgarella

I pm proseguono: "L' imprenditore in questione, come emergerà dalla conversazione del 15 maggio 2015 tra i due medesimi interlocutori, s' identifica in Montalbano Giuseppe che gestiva la società "Villa Antica" proprietaria della villetta sita in Palermo, via Bernini 52, ove Riina Salvatore ha trascorso l' ultimo periodo di latitanza". L' interessamento chiesto da Micciché va a buon fine: "Il 15 maggio Piemontesi infatti telefona a Dapri e gli comunica che la vicenda Montalbano si chiuderà con una dichiarazione liberatoria da parte di Uni credit".

 

Montalbano era socio in passato del suocero del fratello di Micciché ed è stato condannato in via definitiva due volte per fatti di mafia. Prima per concorso esterno e poi nel dicembre 2014 per riciclaggio dei soldi di boss come Riina e Provenzano. Micciché non è indagato. Il punto però non sono i reati ma come si stabilisce in Italia a chi dare o non dare il credito.

ignazio visco ignazio visco

 

Secondo i pm in Italia le cose vanno così: un presunto riciclatore con legami che vanno fino al boss Messina Denaro è stato raccomandato dal vicepresidente di Unicredit a Intesa che lo ha aiutato. Pochi giorni dopo il direttore generale di Intesa chiede a Unicredit un favore per un imprenditore legato a Riina e condannato già per mafia e riciclaggio.

 

antonio patuelli antonio patuelli

Ovviamente Unicredit ricambia il favore. Cosa devono pensare i cittadini comuni di tutto questo? L' inchiesta penale farà il suo corso ma i fatti ricostruiti nel decreto di perquisizione - tutti da verificare certo e magari irrilevanti dal punto di vista penale - dovrebbero già scatenare un dibattito nella politica e nell' opinione pubblica. Nei comitati etici e nei servizi audit delle due banche, all' Abi e in Banca d'Italia non si dovrebbe parlare d' altro. Invece tutto tace.

 

 

 

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