MUSTIER, OGGI E DOMANI – CHE PIANI HA L’AMMINISTRATORE DELEGATO DI UNICREDIT, CHE DOPO AVER STACCATO E SVENDUTO PEZZI DELL’ISTITUTO (ULTIMO FINECO) VORREBBE TAGLIARE 10MILA POSTI DI LAVORO (SU 86MILA)? – LA CURA DA CAVALLO POTREBBE SERVIRE AL MATRIMONIO CON COMMERZBANK? MUSTIER NON A CASO STA PROVANDO A FARE UN REPULISTI DEI CREDITI DETERIORATI, MA ANCHE L’ISTITUTO TEDESCO NON È IN GRAN FORMA. ANZI…

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Gianluca Baldini per “la Verità”

 

JEAN PIERRE MUSTIER JEAN PIERRE MUSTIER

Non deve essere un momento facile quello attuale in piazza Gae Aulenti, sede del grattacielo milanese che ospita il quartier generale del gruppo Unicredit. Tra le pieghe del nuovo Piano strategico che sarà ufficializzato in dicembre, Unicredit starebbe infatti ragionando sull' opportunità di individuare fino a 10.000 esuberi, numero che tuttavia è ancora in fase di revisione e che pertanto potrebbe essere molto più contenuto una volta che il progetto verrà definito nei dettagli. Di certo, però, non si tratta di un numero leggero, visto che in totale il gruppo conta poco più di 86.000 dipendenti.

 

mustier mustier

La notizia è stata diffusa ieri da Bloomberg, citando una fonte a conoscenza del dossier. Quel che è peggio è che gli esuberi riguarderebbero principalmente l' Italia, dove il gruppo ha il maggior numero di dipendenti, ma includerebbe anche altri Paesi. Nel piano allo studio, inoltre, Unicredit potrebbe ridurre di un altro 10% i costi operativi.

 

fineco fineco

Al momento, il gruppo bancario guidato dall' amministratore delegato Jean Pierre Mustier non ha voluto commentare le indiscrezioni. Certo è che Unicredit viene da un momento di grande ristrutturazione fatto di esuberi e cessioni importanti. Senza considerare il maxi aumento di capitale di inizio 2017 che ha spinto gli azionisti a mettere mani al portafoglio raccogliendo la bellezza di 13 miliardi di euro.

 

BANK PEKAO UNICREDIT BANK PEKAO UNICREDIT

Solo negli ultimi tre anni, come del resto aveva dichiarato lo stesso Mustier per riportare la banca in carreggiata, il gruppo ha dovuto dire addio a diversi assi nella manica come il colosso del risparmio gestito Pioneer, venduto ai francesi di Amundi, Bank Pekao, controllata polacca venduta nel 2017 e, ultima ma non per importanza, la cessione di Fineco, banca digitale e rete di consulenza finanziaria cui Unicredit ha detto definitivamente addio a inizio luglio.

 

jean pierre mustier con elkette versione disegno jean pierre mustier con elkette versione disegno

Del resto, Mustier ha bene in mente il percorso industriale che la banca deve intraprendere e che continuerà con il nuovo piano. La strategia sarà tenuta a battesimo a Londra nel prossimo mese di dicembre. È anche vero, però, che dal 2014 non passano anni senza che la banca non annunci tagli al personale. Di accordi per la riorganizzazione ne sono passati molti: il 28 giugno 2014, l' 8 ottobre 2015, il 5 febbraio e l' 8 marzo 2016, il 4 febbraio 2017. Più altre 3.900 uscite nel 2018. Gli effetti di questi accordi, sommati, secondo una stima sindacale, hanno portato, in Italia, all' uscita di circa 13.000 bancari, tra pensionamenti, prepensionamenti attraverso il Fondo di solidarietà e uscite volontarie.

 

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A tutto questo si devono aggiungere le voci, mai davvero placate, su un possibile matrimonio con Commerzbank. Le indiscrezioni indicano la cura di Unicredit mirata proprio a tornare in forma per unirsi con il colosso tedesco (anch' esso non in forma esattamente smagliante). Non a caso Unicredit sta da tempo facendo pulizia negli Npl sia in Italia che nell' Est Europa e prepara una revisione del perimetro di gruppo in modo da separare il più possibile le attività in Germania (Hypovereinsbank).

 

SEDE HYPOVEREINSBANK SEDE HYPOVEREINSBANK

«Nel nuovo piano lavoreremo molto di più sulla trasformazione di Unicredit. L' efficienza arriverà soprattutto dall' ottimizzazione delle attività. Per esempio semplificheremo i processi e la gamma prodotti grazie all' automatizzazione e alla digitalizzazione.

Questo genere di efficienza consentirà alle nostre persone di dedicare molto più tempo al cliente», ha detto Mustier in una recente intervista.

 

Parole che non hanno certo placato la rabbia delle unioni di lavoratori. Un sindacato fornendo stime ufficiose ha fatto sapere che - a livello potenziale - la banca avrebbe una platea compresa tra le 9.000 e le 12.000 risorse dotate dei requisiti necessari per uscire dall' istituto grazie agli ammortizzatori sociali di categoria e a Quota 100 nell' arco dei prossimi cinque anni. Si tratterebbe di uscite volontarie e incentivate che tuttavia avrebbero un costo non indifferente.

 

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«Se fosse vero sarebbe una vergogna, siamo pronti alla mobilitazione. Manovre di questo tipo sono operazioni di sciacallaggio, tutte a danno del personale, di una banca che pretende di fare affari in Italia senza tener conto del contesto sociale del Paese», ha dichiarato ieri il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, commentando la notizia diffusa da Bloomberg. La Uilca già sabato ha chiesto ufficialmente un confronto serio, puntuale e «quanto mai necessario» con l' ad Mustier. «Le voci di un piano lacrime e sangue che escono quotidianamente non ci rassicurano, anzi siamo molto preoccupati», ha affermato in una nota il segretario generale, Massimo Masi.

UNICREDIT - LE TORRI DI CESAR PELLI UNICREDIT - LE TORRI DI CESAR PELLI

 

Intanto piazza Affari pare non stare troppo a sentire le indiscrezioni e preferisce attendere cosa emergerà dal piano industriale che Mustier presenterà a breve. «Non c' è stato nessun impatto rilevante sul titolo dalle indiscrezioni di stampa sugli esuberi», spiega un esperto che preferisce non comparire. «Il focus del settore bancario resta chiaramente sul taglio dei costi».

mustier mustier

 

Insomma, il mercato dei capitali ieri si è mostrato implacabile e per nulla preoccupato da un taglio ingente del personale. Anzi, si attende un taglio dei costi che rimetta in ordine i conti del gruppo di piazza Gae Aulenti. Ieri il titolo Unicredit è rimasto poco sotto la parità cedendo lo 0,34% a 11,19 euro. Certo, qualche problema gli investitori lo notano. A settembre 2017 il titolo viaggiava a quota 18 euro e a metà 2015 era intono ai 30 euro.

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