ALTRA GUERRA, ALTRA SGASATA PER L’ITALIA – IL NOSTRO PAESE, CHE NEGLI ULTIMI QUATTRO ANNI HA COMPENSATO LO STOP ALLE FORNITURE ENERGETICHE RUSSE, ORA DOVRÀ FARE A MENO DEL METANO DEI PAESI DEL GOLFO, CHE PASSA PER LO STRETTO DI HORMUZ – NEL 2025 DAL QATAR È ARRIVATO IL 10% DEL GAS NATURALE LIQUEFATTO IMMESSO NELLA RETE TRICOLORE. LE ROTTE DA ALGERIA E MARE DEL NORD POSSONO SUPPLIRE QUELLA MANCANZA – UN CUSCINETTO IMPORTANTE È GARANTITO DAI CINQUE TERMINALI DI RIGASSIFICAZIONE IN MARE – NOTA POSITIVA: I CONSUMI DOVREBBERO CALARE CON L'ARRIVO DELLA PRIMAVERA…
Estratto dell’articolo di Emma Bonotti per "la Repubblica"
Fornitore che va, fornitore che viene. Dall'invasione russa dell'Ucraina, l'Italia – e con lei l'Europa – ha dimostrato una certa maestranza nel modificare il mix di approvvigionamenti di gas con rapidità. Come richiedono i tempi.
Basti pensare che nel 2022 oltre il 40% dei flussi di metano del continente provenivano da Mosca, mentre oggi la quota è irrisoria (sebbene qualcuno vorrebbe rivedere le sanzioni).
giorgia meloni gilberto pichetto fratin - foto lapresse
Il vuoto è stato colmato dai carichi di gas naturale liquefatto, che il più delle volte salpano dagli Stati Uniti o dei Paesi del Golfo Arabico. Passando attraverso lo stretto di Hormuz.
[…] A differenza di quattro anni fa, l'esposizione italiana è limitata. L'anno scorso dal Qatar è arrivato il 10 per cento del gas immesso nella rete tricolore e per questo mese i cinque carichi acquistati da Edison sono stati confermati. Ma da aprile la situazione si complica: il fornitore QatarEnergy ha fatto appello alla forza maggiore, cancellando le consegne.
il gas liquefatto nello stretto di hormuz
Che fare, dunque, se il blocco persiste? Le soluzioni sono diverse, ma nessuna è sufficiente presa singolarmente. La prima e più costosa è acquistare gas liquido sui mercati spot, pagandolo al prezzo che impone l'elevata concorrenza asiatica. Le cifre si aggirano intorno ai 50 euro al megawattora.
Lo sforzo potrebbe essere necessario, ma non subito: i consumi dovrebbero calare con l'arrivo della primavera e gli operatori hanno ancora qualche settimana di tempo prima che inizi ufficialmente la stagione in cui riempire gli stoccaggi in vista dell'inverno.
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Ragionando in un'ottica di più lungo respiro, l'Italia può far leva sui margini inutilizzati dell'infrastruttura gas nazionale, gestita da Snam. Nel 2024, l'ultimo anno per cui sono disponibili i dati, i dieci punti di entrata della rete tricolore totalizzavano una capacità di trasporto di quasi 140 miliardi di metri cubi. Più del doppio della domanda di metano annuale.
IMPIANTO DI PRODUZIONE DI GAS NATURALE LIQUEFATTO A RAS LAFFAN, IN QATAR
Un cuscinetto importante è garantito dai cinque terminali di rigassificazione - Panigaglia, Rovigo, Piombino, Ravenna e Livorno - che nel 2025 hanno accolto e convertito 20,2 miliardi di metri cubi di gas, contro una capacità totale di 28. Aumentare i flussi di navi richiede però contratti di lungo periodo, che richiedono tempo per essere negoziati ed entrare in esercizio.
Edison ed Eni, ad esempio, hanno un accordo con l'americana Venture Global, ma nel secondo caso le consegne sono previste per la fine del decennio e non è detto che siano dirette in Italia. Anche A2A ha firmato un contratto simile con Bp, con carichi previsti già a partire dal 2027.
PUTIN E IL GAS - BY EMILIANO CARLI
Le opportunità non potranno che aumentare se, come prevede il capo dell'Agenzia dell'energia, Fatih Birol, nei prossimi cinque anni approderanno sul mercato 300 miliardi di metri cubi extra di Gnl. Si guarda alla Nigeria, al Venezuela, all'Argentina e al Congo.
L'ultima preziosa risorsa risiede nei gasdotti. Gli occhi sono puntati sulla rotta algerina che sbuca a Marzara del Vallo, in Sicilia, dove nel 2024 il livello di saturazione era poco sopra all'80%.
C'è margine anche nel Tap, potenziato di recente, e soprattutto a Passo Gries, nelle Alpi piemontesi, dove arriva il gas dei rigassificatori francesi e quello estratto nel Mare del Nord. […]
Anche nel peggiore degli scenari, Roma non dovrà giocare tutte le carte: l'infrastruttura è pensata per essere ridondante e flessibile, non per viaggiare a tappo. La rete non lo sopporterebbe - anche se Snam lavora a una nuova dorsale lungo la penisola - e la domanda oggi non lo richiede.
stretto di hormuz e guerra nel golfo


