ARMANI-COMIO! - SI ALLUNGANO I TEMPI PER LA VENDITA DEL 15% DELLA FONDAZIONE ARMANI, PROPRIETARIA DALLA SOCIETÀ DI MODA: DATA LA COMPLESSITÀ DELL’OPERAZIONE, SI PREVEDE CHE VERRÀ COMPLETATA ENTRO IL 2027 - I TEMPI SARANNO DETTATI DALLA CONVENIENZA, VISTO CHE LA CONGIUNTURA PER IL LUSSO NON È MIGLIORATA - QUANTO VALE LA MAISON: NEL 2025 IL PATRIMONIO NETTO AMMONTA A 2 MILIARDI. IL FATTURATO È STATO DI 2,2 MILIARDI, MA SE SI INCLUDE QUELLO CHE VIENE DAI LICENZIATARI IL NUMERO SALE A 4 MILIARDI. AGGIUNGENDO IL VALORE DEI CAPI VENDUTI AL RETAIL, IL NUMERO CRESCE A OLTRE 6 MILIARDI...
Estratto dell'articolo di Daniela Polizzi, Mario Gerevini per il "Corriere della Sera"
È una fondazione di lotta (per negoziare al meglio l’ingresso di un partner), di governo (del gruppo) e di impegni da rispettare: quelli dettati dal testamento di Giorgio Armani. Il fondatore del gruppo, morto il 4 settembre 2025, ha trasferito idealmente il suo dna nella Fondazione Giorgio Armani, custode dei principi fondanti.
Ed ecco — raccogliendo ulteriori informazioni anche da fonti all’interno dell’azienda — i numeri del primo «vero» bilancio (2025), l’orientamento strategico sulla vendita della prima tranche del 15% (i 18 mesi non sono un dogma) e l’andamento economico del gruppo nella prima parte del 2026.
La partecipazione nella Giorgio Armani spa (66,9 milioni di utile 2025, per metà distribuito ai soci come dividendo) è iscritta dalla Fondazione al patrimonio netto contabile al netto degli usufrutti attribuiti al 90% del capitale: 1,49 miliardi, un valore «tecnico» che non corrisponde evidentemente a una valutazione di mercato.
Al passivo è registrata la cifra di 831,5 milioni come debito derivante dalla «Liquidation Preference». Di cosa si tratta? Di fatto è un legato testamentario posto a carico della Fondazione. Nel testamento infatti «Liquidation Preference» è il nome attribuito a un diritto economico riconosciuto a Leo Dell’Orco, a Silvana, Roberta, Rosanna Armani e Andrea Camerana quando una parte della Giorgio Armani (45%) verrà venduta o collocata in Borsa. E 831 milioni corrispondono al 45% del patrimonio netto della Giorgio Armani spa alla data di apertura della successione (1,84 miliardi).
Il capitolo della vendita Il capitolo chiave resta quello della vendita, per gradi. Gli amministratori della Fondazione presieduta da Pantaleo Dell’Orco, «tenuto conto — scrivono nella relazione — delle indicazioni testamentarie relative alla prima cessione di una quota di minoranza della Giorgio Armani spa, considerati anche i tempi previsti necessari all’organizzazione di un’operazione di vendita con un selezionato e qualificato investitore strategico, ritengono che la cessione non potrà avvenire prima del 2027».
Il banchiere Irving Bellotti, consigliere della Fondazione, intervenendo ad aprile nel cda di approvazione dei conti, aggiunge che si stanno «conducendo valutazioni» sulla cessione del primo 15% ma «sono ancora preliminari» per la «complessità dell’operazione che avrà un suo inizio nell’anno in corso ma per la quale è prevedibile il completamento entro l’anno 2027».
È dunque evidente che l’asticella dei 18 mesi, cioè marzo 2027 secondo le precise indicazioni testamentarie, è flessibile quantomeno nella prospettiva del «completamento» dell’operazione. E ad oggi la linea, secondo fonti interne al gruppo, è questa: i tempi veri saranno dettati dalle opportunità e dalla convenienza, visto che la congiuntura per il lusso non è ancora migliorata; si dovrà aprire un negoziato, i cui termini potrebbero non rendere l’operazione conveniente subito. [...]
Quanto al capitolo tasse di successione, «il testamento del Sig. Giorgio Armani — leggiamo nel documento — prevede un legato in denaro a favore della Fondazione, e a carico di taluni eredi, di importo pari all’intero ammontare». Si tratta di 52,9 milioni di «debiti tributari» che dovranno pagare gli eredi.
Nei primi due mesi del 2026 le vendite nette di gruppo hanno segnato «un declino del 7,5% a cambi correnti e del 3,9% a cambi costanti rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno», spiegava l’amministratore delegato di Armani, Giuseppe Marsocci, invitato ad aggiornare il board della Fondazione nel consiglio di amministrazione di aprile. Una flessione «totalmente imputabile al mercato wholesale che è in flessione del 10,7% a cambi costanti laddove le vendite dirette aumentano del 3,5% a cambi costanti».
I correttivi immediati hanno però generato ulteriori risparmi di 25 milioni sui costi operativi. Una fotografia dell’andamento più recente si avrà solo l’8 settembre, quando il cda sarà chiamato ad approvare i conti del semestre. [...]
Con 2 miliardi di patrimonio netto a fine 2025 che vale il 50% circa delle attività totali e una cassa di 500 milioni, l’azienda è una realtà solida. E forse è più grande di quanto non appaia.
Il fatturato diretto è stato di 2,2 miliardi nel 2025, ma se si include quello che viene dai licenziatari il numero sale a 4 miliardi. Aggiungendo il valore dei capi venduti al retail, il numero cresce a oltre 6 miliardi. Poi ci sono partner e i licenziatari, parte integrante del sistema Armani. L’Oréal, per esempio, vende ai negozianti i prodotti con il marchio per circa 1,7 miliardi, un valore che al prezzo retail raddoppia. [...]





