BASTA CAZZATE: IL PRESTITO SAFE PER LA DIFESA È UN’OPPORTUNITÀ PER L’ITALIA – PERMETTEREBBE DI RISPARMIARE TRA I 4 E I 6,5 MILIARDI DI EURO IN TASSI DI INTERESSE E SAREBBE UNA MANNA PER L’INDUSTRIA TRICOLORE – IL FONDO EUROPEO VIENE OFFERTO A UN COSTO INFERIORE DI QUELLO DEI TITOLI DI STATO, CON UN PERIODO DI “GRAZIA” DI DIECI ANNI. I PROGETTI DEVONO INVESTIRE ALMENO IL 65% IN BENI EUROPEI (OTTIMO PER LEONARDO E MBDA, COLOSSI CHE FANNO PARTE DEI PRIMI CINQUE GRUPPI DELLA DIFESA) – L’ALTERNATIVA È CHE A PAGARE SIANO I CONTRIBUENTI: LE SPESE PER LA DIFESA SONO IMPROROGABILI - NON ABBIAMO NEMMENO UNO STRACCIO DI SISTEMI ANTI-MISSILE. SE PUTIN CI VOLESSE COLPIRE, NON TROVEREBBE OSTACOLI. E NON SOLO PER I MOLTI “PUPAZZI PREZZOLATI” (COPYRIGHT DRAGHI) PRONTI A STENDERGLI TAPPETI ROSSI...
Estratto dell’articolo di Federico Fubini per il “Corriere della Sera”
guido crosetto giorgia meloni - armamenti
Il prestito europeo Safe (Security Action for Europe), nella sua forma più brutale comporta una scelta fra due opzioni: ottenere un risparmio fra circa 4 e 6,5 miliardi di euro, o lasciare sul tavolo questi soldi e far sì che a versarli siano i contribuenti italiani quando si dimostreranno necessari.
Perché accadrà: investire di più nella difesa diventerà probabilmente inevitabile nei prossimi anni, per ragioni tecnologiche oltre che geopolitiche. Queste ultime sono le più visibili.
ursula von der leyen giorgia meloni conferenza sulla ricostruzione dell ucraina. foto lapresse
Gli sviluppi più recenti rivelano come l’Italia sia indietro, come Paese europeo proteso nel Mediterraneo che dipende dall’export. Sempre più i protagonisti dei grandi conflitti in corso si stanno affacciando sui tratti di mare dai quali dipende la sicurezza delle rotte italiane.
Non c’è più solo la questione degli houthi, che minacciano costantemente il percorso del made in Italy verso i mercati asiatici (al punto che l’Italia partecipa da anni a una missione militare europea attorno allo stretto di Bab el-Mandeb). Anche l’Iran […] ha iniziato a colpire alcuni scali egiziani e Suez - parte della stessa rotta strategica - per ostacolare i flussi del petrolio saudita dal Mar Rosso.
GIORGIA MELONI - ESERCITO - MEME BY EMILIANO CARLI
C’è poi un terzo punto critico, di fronte al quale l’Italia oggi è impreparata: la Russia presidia quattro basi militari nella parte della Libia controllata dal clan Haftar, nelle quali ha installato missili a medio raggio per contrastare attacchi ucraini sulle petroliere di Mosca in transito dal Mar Nero verso Gibilterra attraverso il canale di Sicilia.
Di fronte a simili minacce, l’Italia oggi non ha intercettori a sufficienza per proteggere le rotte del proprio export. Intanto i rischi non fanno che divenire sempre più concreti.
Solo nella notte fra il 18 e il 19 luglio la Russia ha spedito contro l’Ucraina 41 missili balistici, superando i cento lanci di questo tipo di arma solo questo mese.
Ciò significa che, probabilmente, l’esercito di Mosca ha una capacità di produzione di missili balistici da quasi cento pezzi al mese. Le attuali difese antimissile italiane basterebbero forse per una o due notti.
GIORGIA MELONI GUIDO CROSETTO - FOTOMONTAGGIO IL FATTO QUOTIDIANO
Peraltro Mosca non avrebbe bisogno di attaccare: basta l’evidenza dell’asimmetria fra le forze in campo per darle un implicito potere di coercizione. Ci sono le poi le svolte tecnologiche. […]
I conti attorno a Safe partono da qua. Il fatto che il prestito sia disponibile ai tassi d’interesse delle emissioni europee offre potenziali risparmi all’Italia: quasi quattro miliardi di euro in costo del debito (ai rendimenti attuali), se rimborsa gradualmente in 45 anni dopo il «periodo di grazia» dei primi dieci; poco più di 6,5 miliardi, invece, se il rimborso avvenisse tutto dopo 55 anni.
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GIORGIA MELONI CON UN CANE DELL ESERCITO AL VILLAGGIO DELLA DIFESA - FOTO LAPRESSE
C’è poi una questione industriale: i progetti finanziati con Safe devono coinvolgere almeno due Paesi europei e devono investire almeno il 65% in beni europei (esclusi i britannici, ma inclusi gli ucraini). Per l’Italia è un’opportunità. Già oggi il 58% del made in Italy nella difesa è esportato, mentre Leonardo e Mbda (partecipata da Leonardo stessa) sono fra i primi cinque gruppi della difesa in Europa. Entrare in Safe significa conquistare credibilità per le imprese italiane. Anche perché oggi il Paese è indietro: indecisioni e ambiguità nelle scelte lo stanno tagliando fuori dalle nuove start up tecnologiche della difesa, concentrate nei Paesi baltici e scandinavi, in Polonia, Germania, Olanda e Danimarca. Restare fermi equivale ad accettare il rischio di svegliarsi , presto, con molte nuove minacce e mezzi troppo vecchi per affrontarle .
MEME SULLE ARMI ITALIANE A KIEV - BY DEMARCO
ursula von der leyen olena e volodymyr zelensky giorgia meloni - conferenza per la ricostruzione dell ucraina a roma