BENVENUTI IN EUROPA! – MOLTI AMERICANI CHE SI SONO TRASFERITI NEL VECCHIO CONTINENTE PER FUGGIRE DA TRUMP SI SONO PENTITI. E TE CREDO: HANNO SCOPERTO CHE GLI STIPENDI SONO VICINI ALLA SOGLIA DI POVERTÀ NEGLI USA E CHE LE TASSE SI PORTANO VIA METÀ REDDITO – I RACCONTI STRACULT DEGLI “YANKEE” PENTITI E LA PAURA DI ESSERE ACCUSATI DI ESSERE DEI PRIVILEGIATI…
Sintesi dell'articolo di Alexander Hall per "Fox News", pubblicato dal “New York Post”
Si erano trasferiti in Europa dopo la rielezione di Donald Trump, in cerca di una vita più vicina alle proprie idee politiche. Una volta arrivati, alcuni americani hanno però scoperto che l’espatrio comportava difficoltà inattese: stipendi più bassi, burocrazia, problemi a trovare lavoro e un’accoglienza meno calorosa di quanto immaginassero.
Le loro testimonianze sono state raccolte da “Wired” nell’articolo “They Fled Trump’s America. Now They Regret It”, ripreso da Alexander Hall per Fox News e ripubblicato dal New York Post.
Annie, nome usato dalla rivista per una donna trasferitasi nel Regno Unito, racconta di aver maturato sui social un’immagine idealizzata della vita britannica. L’esperienza quotidiana, dice, si è rivelata diversa: dal costo della vita alla disponibilità di alcuni beni domestici, come lavastoviglie e asciugatrice, che negli Stati Uniti considera comuni.
Anche l’assistenza sanitaria si è dimostrata più complicata del previsto. Annie pensava di poter contare sulle cure gratuite del sistema pubblico britannico, ma afferma di pagare tasse elevate e un supplemento legato all’immigrazione per accedervi.
A deluderla, secondo il suo racconto, sono stati anche alcuni aspetti dei rapporti personali e professionali. Annie dice di essere stata sorpresa dalla disinvoltura con cui, sul posto di lavoro, venivano derisi il suo accento e la sua cultura. E l’idea di una particolare cortesia britannica, alimentata anche dai film, non avrebbe trovato riscontro nella sua esperienza: a suo giudizio, nella vita di tutti i giorni le è mancata la disponibilità verso gli altri che associava a diverse comunità americane.
Sarah Wood González, giornalista e consulente, ha invece rivalutato il ritmo e l’approccio al lavoro negli Stati Uniti. Dopo essersi trasferita all’estero, ha detto alla rivista di aver riscoperto l’intraprendenza americana e la tendenza a cercare collaborazioni. Il metodo di lavoro statunitense, ha aggiunto, può essere più rapido nel portare a una decisione, positiva o negativa.
vignetta volodymyr zelensky offerto a donald trump dai leader europei
Per Josh, che si era stabilito in Germania, gli ostacoli maggiori sono stati trovare un impiego e affrontare una burocrazia che, a suo dire, era diventata ancora più pesante dopo la sua partenza. Gli mancavano la libertà di parola, la facilità della vita quotidiana e le persone più amichevoli che ricordava negli Stati Uniti. Ha raccontato a “Wired” di essere rientrato da poco e di stare meglio; ripensando alla scelta di partire, ha ammesso di poter aver reagito in modo eccessivo.
Le testimonianze raccolte dalla rivista descrivono anche un altro motivo di disagio: chi esprime online nostalgia per gli Stati Uniti o valuta di tornare può essere accusato da altri utenti liberal di essere privilegiato o di non essersi impegnato abbastanza per integrarsi. “Wired” riferisce che, in un caso recente, una persona che rimpiangeva la propria comunità in una città e in uno Stato a maggioranza democratica si è vista definire «folle» da molti dei commentatori più votati.
Daniel Di Martino, economista del Manhattan Institute nato in Venezuela, ha spiegato a Fox News Digital che le condizioni di vita in Europa cambiano molto da Paese a Paese. Secondo il suo esempio, il reddito medio in Grecia può corrispondere a una condizione vicina alla povertà negli Stati Uniti, mentre in Danimarca è più che sufficiente, pur restando inferiore alla media americana.
Di Martino riconosce che alcuni aspetti, come criminalità e qualità del cibo, possono essere migliori in diversi Paesi europei; sul piano dei guadagni, però, sostiene che molti americani rischierebbero di stare peggio trasferendosi.
Tra le ragioni indica le difficoltà di accesso al mercato del lavoro e il livello delle imposte, che in gran parte d’Europa, con l’eccezione di Svizzera e Paesi baltici, graverebbe in misura elevata sui redditi medio-bassi per finanziare sanità e pensioni. L’esperienza degli americani intervistati da Wired non restituisce un giudizio uniforme sul continente, ma mette in luce lo scarto tra le aspettative costruite prima della partenza e la vita incontrata dopo il trasferimento.





