BIG TECH, I CONTI NON TORNANO! – I COLOSSI DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE STANNO FINANZIANDO LA COSTRUZIONE DI DATA CENTER E INFRASTRUTTURE ACCUMULANDO DEBITI FUORI BILANCIO, TRAMITE SOCIETÀ VEICOLO CHE RACCOLGONO I FINANZIAMENTI DA FONDI O BANCHE – PER “MORGAN STANLEY”, QUESTI IMPEGNI SUPEREREBBERO I 3MILA MILIARDI DI DOLLARI, TRA ACQUISTI DI CHIP E HARDWARE E LEASING FUTURI – IN QUESTO MODO, I CONTI DELLE AZIENDE DI SILICON VALLEY APPAIONO PIÙ SOLIDI – PER GLI ESPERTI, C’È IL RISCHIO CHE, IN CASO DI UN CALO NELLA DOMANDA DELL’IA, QUESTI “DEBITI FANTASMA” SI TRASFORMINO IN UN’ENORME ZAVORRA PER TUTTA L’INDUSTRIA…
Estratto dell’articolo di Fabrizio Goria per “la Stampa”
Il conto dell'intelligenza artificiale quadra sempre meno. Le Big Tech, secondo un numero maggiore di analisti, stanno costruendo il futuro nascondendo i costi sotto il tappeto dell'esoticità finanziaria.
La corsa ai data center richiede capitali sterminati e la liquidità generata dai bilanci non basta a finanziare ogni cantiere.
La logica della Silicon Valley per giustificare questo enorme esborso la riassume Mark Zuckerberg. Il fondatore di Meta sostiene che «lo svantaggio di restare indietro è di trovarsi fuori posizione per la tecnologia più importante dei prossimi 10 o 15 anni». Il problema sorge quando per mantenere questa posizione dominante si alimenta una bolla da 3.100 miliardi di dollari di debiti fuori dai bilanci bancari, come ricordato da Morgan Stanley in una nota.
I SOLDI INVESTITI DALLE BIG TECH NELL INTELLIGENZA ARTIFICIALE
[…] La società di consulenza McKinsey stima un fabbisogno globale pari a 7.000 miliardi di dollari entro il 2030. Per assecondare questa fame di chip le grandi aziende tecnologiche firmano contratti di leasing a lunghissima scadenza, garanzie collaterali e accordi di acquisto per server e connessioni. […]
Se un gigante come Google vuole un nuovo polo di calcolo evita di sborsare 10 miliardi dal proprio bilancio. Una società veicolo separata raccoglie i fondi in prestito da banche o fondi di private credit e costruisce l'impianto. I finanziatori concedono il credito perché il committente firma un contratto blindato in cui promette di pagare l'affitto della struttura per i successivi quindici anni.
L'investimento prende forma nel presente ma i costi vengono spalmati nei decenni futuri e sfuggono alla contabilità del debito tradizionale.
La Banca dei Regolamenti Internazionali inquadra questa dinamica con il termine "shadow borrowing", un prestito ombra pronto ad allargarsi a macchia d'olio nel sistema. E ha richiamato sui rischi correlati, fra cui l'opacità e l'eccessiva leva finanziaria.
[…] I numeri elaborati da Morgan Stanley fotografano un boom creditizio in fase di surriscaldamento. Sui 3.100 miliardi di dollari di impegni fuori bilancio che legano le società cloud e i produttori di semiconduttori pesano per 1.700 miliardi i contratti di acquisto per unità di elaborazione grafica e memorie di archiviazione. Altri 1.100 miliardi risultano legati a leasing futuri da onorare nel tempo.
Il grafico della banca d'affari mostra una Alphabet esposta per oltre 707 miliardi in soli acquisti di materiale, seguita da Meta con impegni per 349 miliardi e Microsoft con 229 miliardi di dollari.
bolla intelligenza artificiale - mercati
[…] Nvidia ha strutturato un supporto del valore residuo da 125 miliardi per una potenziale linea di credito legata ai propri chip. Il gruppo garantisce una copertura del 25% su una maxi operazione da 500 miliardi, un accordo nato dalla partnership siglata nell'agosto 2026 con colossi finanziari come Blackstone e Apollo. Con un'intesa che crea un vincolo stringente sui flussi di cassa del futuro.
[…] Gli analisti di Morgan Stanley avvertono che una porzione dell'investimento economico reale non appare come Capex tradizionale nei documenti contabili.
Il risultato è un'illusione ottica, una prospettiva in cui le spese sembrano inferiori alla realtà e il flusso di cassa libero appare florido.
data center per intelligenza artificiale in cina
[…] Nel 2027 i giganti del cloud arriveranno a spendere 1.200 miliardi in contanti per le infrastrutture a fronte di un flusso di cassa operativo di circa 1.000 miliardi. E ne deriva che l'AI richiede più capitale di quanto le aziende riescano ad autofinanziare e questo disavanzo spinge le tesorerie a emettere nuove obbligazioni. Nel 2025 i cinque grandi operatori cloud hanno piazzato sul mercato 121 miliardi di debito, un record storico in grado di equipararli alle grandi banche sistemiche americane.
E su questo punto gli analisti sono divisi. Da un lato chi ritiene che i ritorni futuri ripagheranno la pazienza degli investitori. Dall'altro chi teme per la stabilità finanziaria.
Del resto, spiegano i secondi, il modello si regge su un precario equilibrio, un circuito in cui i capitali raccolti vengono reinvestiti negli stessi fornitori di infrastrutture alimentando una domanda guidata dall'ingegneria finanziaria.
bolla intelligenza artificiale - mercati
Se la corsa ai servizi avanzati dovesse frenare, o se il costo del denaro dovesse subire nuove impennate, le promesse di pagamento firmate oggi diventeranno zavorre troppo pesanti e affosseranno i bilanci. Secondo i regolatori il rischio di un sovrainvestimento minaccia di trasformare una correzione tecnologica in una crisi sistemica globale. […]
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