DO UT “DEAS” – STEFANIA RANZATO CE L’HA FATTA! L’AVVENENTE E VISPA IMPRENDITRICE HA VENDUTO LA SUA SOCIETÀ DI CYBERSECURITY, LA “DEAS”, PER 85 MILIONI DI EURO, AL FONDO XENON PRIVATE EQUITY – L’OPERAZIONE È STATA AUTORIZZATA DA PALAZZO CHIGI, CHE HA ESERCITATO IL GOLDEN POWER, DANDO L’OK ALLA VENDITA CON UNA SERIE DI PRESCRIZIONI (TRA CUI LA CONTINUITÀ OPERATIVA DEI CONTRATTI RILEVANTI PER LA DIFESA NAZIONALE E LA PERMANENZA DELLA SEDE IN ITALIA) – RANZATO L’ANNO SCORSO È FINITA SOTTO INCHIESTA PER TENTATO PECULATO INSIEME ALL’AD DI SOGEI, CRISTIANO CANNARSA: IN PASSATO AVEVA TENTATO DI VENDERE “DEAS” A COLOSSI DI STATO COME LEONARDO E FINCANTIERI, CHE DECLINARONO…
Estratto dell'articolo di Enrica Riera per “Domani”
La società di cybersecurity Deas, di proprietà dell’imprenditrice Stefania Ranzato, è stata acquistata per 85 milioni di euro da Xenon Private Equity, società indipendente co-amministrata da Franco Prestigiacomo e Danilo Mangano. L’operazione è stata autorizzata con apposito decreto della Presidenza del consiglio dei ministri che, ritenendo l’azienda cruciale per gli interessi dello Stato, ha esercitato il golden power. In che modo? Autorizzando, appunto, l’operazione di vendita e ponendo, al contempo, una serie di prescrizioni.
stefania ranzato enrico credendino
Tra le prescrizioni che il fondo dovrà seguire figura, in base a quanto appreso da questo giornale, la necessità di garantire la continuità operativa dei programmi e dei contratti rilevanti per la difesa nazionale, mantenendo in Italia la sede legale e operativa.
E poi: sarà fondamentale tutelare il know-how, i prodotti, i dati strategici e i diritti di proprietà industriale che dovranno essere adeguatamente protetti e segregati e non potranno essere ceduti, divulgati o commercializzati senza il consenso del ministero della Difesa. Il fondo dovrà anche assicurare la continuità della ricerca e sviluppo, l’autonomia economico-finanziaria e gestionale dell’Organizzazione di Sicurezza e il suo coinvolgimento nei processi decisionali strategici.
Viene inoltre richiesto che nel consiglio di amministrazione di Deas dovrà essere presente un componente di esclusiva cittadinanza italiana, legale rappresentanza, analoghi requisiti dovranno essere posseduti dai responsabili dei settori strategici dell'azienda.
E ancora: dovranno essere garantite l’autonomia e la protezione del laboratorio di prova, nonché la trasmissione annuale di un rapporto sull’adempimento delle prescrizioni, sulle nuove sedi e sui contratti con soggetti esteri.
Ranzato, la cui Deas è da tempo in affari con la Difesa, l’anno scorso è finita sotto inchiesta insieme all’amministratore delegato di Sogei, Cristiano Cannarsa, per tentato peculato. Dopo l’indagine Ranzato ha lasciato la carica di ad, pur restando direttrice generale: oggi ha preso il suo posto il generale Enzo Vecciarelli, che è anche presidente della società. Il suo vice invece è l’ex segretario generale di Aiad, Carlo Festucci.
In base a quanto si apprende, l’indagine nei confronti di entrambi è in via di definizione. E, data la vendita milionaria, non sembra aver minimamente inciso sui business della società.
STEFANIA RANZATO - CRISTIANO CANNARSA
Società che, come rivelato da Domani, a giugno 2025 ha ottenuto un altro grande risultato: la spa ha vinto infatti una gara di rilievo indetta in gran segreto proprio dal ministero della Difesa di Guido Crosetto.
Sul piatto ben 45 milioni di euro: un affidamento decennale che la società dell’imprenditrice ha ottenuto sbaragliando la concorrenza. «Siamo seri e preparati. Insomma, siamo fighissimi, dovreste scrivere questo di noi», diceva l'imprenditrice a questo giornale nell’autunno di due anni fa.
Ora la notizia della vendita dalla cifra da capogiro. Un affare messo a segno da Deas dopo che, come aveva scritto Domani, erano sfumate precedenti tentativi di acquisizione. Il nome di Deas era stato del resto proposto, prima dell’inchiesta, anche a colossi di Stato, da Leonardo a Fincantieri, che però declinarono immediatamente. Allora sfumò anche l’acquisizione da parte di Maticmind, che era la società dell’ex amico del ministro Crosetto, Carmine Saladino, oggi indagato dai pm di Roma nel procedimento sulla squadra fiore e l’opaca gestione dei fondi riservati dei servizi segreti.
STEFANIA RANZATO - ENRICO CREDENDINO
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