È IL GIORNO DELLA VERITÀ A SIENA: L’ASSEMBLEA DEGLI AZIONISTI DOVRÀ VOTARE SUL RINNOVO DEL CDA DI MPS ED È TUTTO IN MANO A DELFIN, LA HOLDING DELLA FAMIGLIA DEL VECCHIO – IL GRUPPO GUIDATO DA FRANCESCO MILLERI, PRIMO SOCIO DEL “MONTE” CON IL 17,5%, È L’AGO DELLA BILANCIA: SE APPOGGIASSE LA LISTA PRESENTATA DALLA PLT, CHE CANDIDA L’EX AD LUIGI LOVAGLIO, POTREBBE RIBALTARE IL TAVOLO – SE INVECE SI ASTENESSE, LA LISTA DEL CDA (BY CALTAGIRONE) POTREBBE ARRIVARE VICINA AL 30% DEL CAPITALE E PIAZZARE FABRIZIO PALERMO SULLA POLTRONA DI AMMINISTRATORE DELEGATO…
Estratto dell’articolo di Gianluca Paolucci e Giuliano Balestreri per "la Stampa"
L'incognita principale riguarda il voto di Delfin. La holding della famiglia Del Vecchio, primo azionista di Mps, è il vero ago della bilancia nell'assemblea che oggi dovrà rinnovare il consiglio di amministrazione del Monte dei Paschi di Siena.
Da come si posizionerà quel 17,5% del capitale che fa capo agli eredi di Leonardo Del Vecchio dipenderanno gli equilibri futuri della banca. Nessuno, a ieri, si azzardava a considerare possibile un appoggio di Delfin alla lista presentata dalla Plt della famiglia Tortora che candidato come amministratore delegato l'ad uscente Luigi Lovaglio.
Ma neppure un voto a favore della lista del cda, che ha l'appoggio del gruppo Caltagirone con Fabrizio Palermo come candidato ad. Contro questa scelta pesa anche l'inchiesta della procura di Milano che vede indagati Milleri e Francesco Gaetano Caltagirone - con il concorso dello stesso Lovaglio - per il presunto concerto nella complessa operazione che li ha portati, tramite Mps, alla scalata a Mediobanca e da qui di fatto alla presa sulle Generali. Resta quindi la terza lista quella di Assogestioni che però può puntare solo alla minoranza.
Oppure l'astensione, che avrebbe comunque una serie di conseguenze sull'assetto futuro della banca. Di certo, i vertici della holding tengono le carte coperte.
FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE - FRANCESCO MILLERI
[...] Se le liste di maggioranza non raggiungessero complessivamente la soglia del 20% dei voti, otterrebbero solo 3 consiglieri su 15, se invece la superassero si procederebbe a una ripartizione proporzionale – con il metodo D'Hondt, lo stesso utilizzato per le elezioni amministrative.
Alla lista vincitrice è comunque garantito un premio di maggioranza con un minimo di 8 consiglieri. Secondo le ultime stime le minoranze dovrebbero aggiudicarsi tra 5 e 6 amministratori, che andrebbero poi ripartiti tra Assogestioni e la lista di Plt.
La vera novità, però, arriva con il voto nominale – previsto solo in caso di vittoria della lista del cda. In quel caso, dopo l'assegnazione dei seggi si svolgerà una seconda tornata elettorale durante la quale ogni azionista potrà esprimere il proprio voto per i singoli candidati. Gli stessi verranno poi ordinati in base al numero dei voti ricevuti.
Un passaggio delicato e non scontato. Se è vero che l'indicazione finale di presidente e amministratore delegato spetta al consiglio d'amministrazione nella sua prima riunione, è altrettanto vero che se i nomi indicati per i vertici di Mps - oltre a Palermo, il presidente uscente Nicola Maione - dovessero risultare tra i meno votati, il segnale non sarebbe dei migliori.
Da capire anche come si posizionerà l'altro socio rilevante di Mps, quel Banco Bpm spesso indicato come partner ideale per una fusione.
A favore della lista del cda dovrebbero schierarsi il Gruppo Caltagirone, secondo azionista con il 13,5% del capitale, Edizione della famiglia Benetton (1,4%), le casse di previdenza Enasarco, Enpam ed Enpaia (1,5%), il fondo Vanguard, accreditato di una quota superiore al 3%, più quei fondi ed azionisti istituzionali che si faranno guidare dai proxy advisors Iss e Glass Lewis, espressisi a favore della lista del cda pur con dei distinguo sui singoli candidati.
Secondo le indicazioni della vigilia, potrebbe raggiungere una percentuale vicina al 30% del capitale. Con Plt voteranno invece Norges e Blackrock, oltre ad altri soci ex Mediobanca che avevano appoggiato la scalata della banca senese. Le simulazioni circolate la indicano tra il 10% e il 15%.
A monte di tutto, va detto che se valesse il principio «una testa, un voto», il voto capitario delle vecchie Banche popolari, Luigi Lovaglio verrebbe probabilmente rieletto amministratore delegato di Monte dei Paschi senza troppi problemi. In questo caso invece le azioni si contano e insieme si pesano - a differenza di quanto sosteneva Enrico Cuccia -. E si pesano e contano in maniera particolarmente complicata grazie alla nuova normativa.
FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE MEDIOBANCA
Lo stato d'animo dei senesi, molti dei quali piccoli azionisti della banca, è di totale disorientamento di fronte alla cacciata del manager che la banca l'ha risanata.
luigi lovaglio il gordon gekko dei riccarelli
GIANCARLO GIORGETTI FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE
LUIGI LOVAGLIO AL SENATO - COMMISSIONE DI INCHIESTA SULLE BANCHE - FOTO LAPRESSE
francesco gaetano caltagirone - ILLUSTRAZIONE DI FRANCESCO FRANK FEDERIGHI PER IL FATTO QUOTIDIANO
FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE - FOTO LAPRESSE
fabio corsico - francesco gaetano caltagirone
FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE TRA I FIGLI AZZURRA E FRANCESCO JR - FOTO LAPRESSE
monte dei paschi di siena




