È L’ETÀ DELL’ORO NERO PER LE BIG OIL – LA GUERRA DEL GOLFO HA GONFIATO I BILANCI DELLE COMPAGNIE PETROLIFERE AMERICANE, CHE AVRANNO PROFITTI TRIPLICATI NEL SECONDO TRIMESTRE DEL 2026. A FARE LA PARTE DA LEONE SONO "EXXONMOBIL" E "CHEVRON" CON GUADAGNI STIMATI RISPETTIVAMENTE A 15 E 9,7 MILIARDI DI DOLLARI - IN EUROPA INVECE I COLOSSI DELLE FONTI FOSSILI MOSTRANO UN ANDAMENTO DIVERGENTE: CRESCE LA COMPAGNIA STATALE NORVEGESE EQUINOR (+11% DEGLI UTILI), PERDE TERRENO LA FRANCESE TOTALENERGIES (-12,7%) - TRUMP AVEVA ACCUSATO LE BIG OIL DI SPECULARE, ORDINANDO PURE UN’INDAGINE SUI PREZZI ALLA POMPA…
Estratto dall’articolo di Nicola Borzi per “Il Fatto Quotidiano”
La guerra del Golfo gonfia gli extraprofitti di “Big Oil”. Le major Usa del petrolio, secondo le anticipazioni del Financial Times, si apprestano a chiudere conti da record nel secondo trimestre del 2026, con profitti che superano il triplo rispetto al periodo precedente. Il conflitto tra Israele-Usa e Iran, scoppiato a fine febbraio, ha fatto schizzare il prezzo del greggio oltre i 100 dollari al barile e spinto i guadagni.
ExxonMobil e Chevron guidano la volata con profitti stimati rispettivamente a 15 e 9,7 miliardi di dollari. Questo boom segna una svolta rispetto all’inizio della guerra: nel primo trimestre dell’anno i colossi statunitensi avevano subito perdite miliardarie a causa di scommesse errate sui derivati, che prevedevano prezzi in calo e che lo choc bellico aveva lasciate spiazzate. Anche raffinatori come Marathon e Valero marciano verso i risultati più alti dal 2022.
stretto di hormuz - petrolio e gas
In Europa, invece, le “big six” del comparto delle fonti fossili mostrano un andamento divergente: l’impatto della guerra si inserisce in modo diverso in un delicato equilibrio tra prezzi del barile, margini di raffinazione e scelte strategiche interne.
La compagnia statale norvegese Equinor guida la crescita degli utili, con profitti stimati in rialzo dagli analisti dell’11,2% tra 3,2 e 3,5 miliardi di dollari, trainati da volumi record di estrazione nel Mare del Nord e dal balzo del gas europeo che al mercato olandese Ttf viaggia a 49 MWh. Segue la spagnola Repsol (utili trimestrali attesi a +8,6%), che beneficia del forte recupero dei margini di raffinazione saliti a 14 dollari per barile.
prezzo del petrolio e inflazione
Al contrario, la francese TotalEnergies sconta una flessione del 12,73% degli utili per la contrazione dei prezzi del gas rispetto ai picchi eccezionali del 2025. Gli analisti vedono invece i profitti di Eni scendere del 9,41% tra 1,15 e 1,3 miliardi di euro: pur mantenendo stabile la produzione, il risultato è penalizzato da manutenzioni straordinarie degli impianti in Africa e margini ridotti nel downstream.
Anche Shell segna una lieve contrazione degli utili (-4,46%) legata alla marginalità nella petrolchimica, mentre i profitti di Bp si mantengono stabili (+1,2%) solo grazie a un aggressivo piano di tagli da 2 miliardi di dollari sui costi operativi.
prezzi del petrolio e rendimenti dei titoli di stato a dieci anni
La guerra del Golfo ha consentito comunque all’industria petrolifera globale di realizzare una massa di utili senza precedenti: nel primo mese di guerra, le 100 maggiori aziende mondiali del greggio hanno realizzato extraprofitti per oltre 30 milioni di dollari ogni ora. Entro la fine di maggio, il cumulo di questi utili speculativi, calcolati sulla differenza tra il flusso di cassa con il greggio a 100 dollari rispetto ai 70 dollari pre-bellici, ha raggiunto gli 80 miliardi di dollari.
Questa dinamica è stata “pompata” dal blocco dello Stretto di Hormuz, che ha rimosso dal mercato il 20% dell’offerta globale di petrolio e gas naturale e che rischia di riprendere. Questa valanga di dividendi però ha innescato anche uno scontro frontale tra Big Oil e Donald Trump. Il presidente statunitense ha accusato le compagnie di speculare e ha ordinato al Dipartimento di Giustizia un’indagine sui prezzi alla pompa. [...]
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PRODUZIONE DI PETROLIO
PREZZI DEL PETROLIO SI IMPENNANO CON LA GUERRA IN IRAN
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