E ORA CHE FARA’ CALTAGIRONE, DOPO LA SCOPPOLA PRESA SU MPS? POCO DOPO NATALE AVEVA TUONATO: “PIUTTOSTO CHE FAR GESTIRE I MIEI SOLDI DA LOVAGLIO VENDO TUTTO”. ORA IL SUO 13,5% IN MPS VALE 3,5 MILIARDI DI EURO E POTREBBE VENDERE PER CONSOLIDARSI IN GENERALI E SUPERARE DELFIN CHE HA IL 10% - “REPUBBLICA”: “SU MPS MILLERI E IL CDA DI DELFIN HANNO DIFESO L’INVESTIMENTO: DA QUANDO SI È COMINCIATO A PARLARE DI LISTA DEL CDA FORMATA DAL TICKET MAIONE-PALERMO E DI DEFENESTRAZIONE DI LOVAGLIO IL TITOLO HA SOFFERTO MOLTISSIMO IN BORSA. SOLO NEGLI ULTIMI TRE GIORNI SI È RIPRESO DELL’8,4%. ALL’ORIZZONTE POTREBBE ESSERCI UNA FUSIONE CON BANCO BPM” – IL RUOLO DI VITTORIO GRILLI CHE HA SPONSORIZZATO LOVAGLIO PRESSO I GRANDI INVESTITORI INTERNAZIONALI, COME BLACKROCK E NORGES…
Estratto dell’articolo di Giovanni Pons per www.repubblica.it
LUIGI LOVAGLIO FRANCESCO MILLERI GAETANO CALTAGIRONE GENERALI
Al culmine dello scontro, poco dopo Natale, Francesco Gaetano Caltagirone si era sfogato con un amico: «Piuttosto che far gestire i miei soldi da Lovaglio vendo tutto». E infatti la sua battaglia contro il banchiere lucano fino all’assemblea di ieri aveva portato prima alla sua defenestrazione dalla lista del cda, affidata ai suoi uomini più fidati, e poi addirittura al licenziamento.
Ora è difficile prevedere cosa farà Caltagirone ritrovandosi Lovaglio di nuovo alla guida di Mps. Il 13,5% posseduto dall’imprenditore romano, recentemente arrotondato al rialzo, dopo il balzo del 4,6% di ieri vale 3,5 miliardi di euro. Potrebbe venderlo e acquistare altre azioni Generali, il suo vero pallino, e cercare di sorpassare la Delfin di Francesco Milleri, che ha il 10%.
FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE MILLERI
Fino a ieri i due erano alleati, la procura di Milano sostiene che agivano in “concerto”, in base a un patto occulto per conquistare prima Mediobanca e poi Generali. In effetti dal 2019 Caltagirone e Leonardo Del Vecchio si erano mossi a “scacchiera”, come dicono i pm, comprando a più riprese azioni di Piazzetta Cuccia e del Leone di Trieste, fino ad arrivare al 30% della prima e al 20% della seconda. Ma ora, si domandano tutti, dopo lo strappo di ieri, cosa succederà?
Su Mps Milleri e il cda di Delfin hanno voluto fare una scelta di continuità, avendo creduto fin dall’inizio al piano industriale concordato a suo tempo con Del Vecchio e con il loro consulente finanziario di fiducia, Vittorio Grilli, di creare una piccola Jp Morgan italiana. Con la banca commerciale (Mps) a fare da motore alla banca di investimento (Mediobanca).
E non a caso Grilli si è dato un gran da fare a sponsorizzare la lista Lovaglio presso i grandi investitori internazionali, come BlackRock e Norges, che si sono rivelati determinanti per la vittoria. «L’unica cosa che ha contato per Delfin - rivela una fonte molto vicina alla famiglia - è stata quella di difendere il suo investimento lungo tutta la filiera».
E in effetti da quando si è cominciato a parlare di lista del cda formata dal ticket Maione-Palermo e di defenestrazione di Lovaglio il titolo ha sofferto moltissimo in Borsa. Solo negli ultimi tre giorni si è ripreso dell’8,4%. All’orizzonte potrebbe esserci una fusione con Banco Bpm, che non a caso ha votato a favore della lista Plt. Milleri dunque con la scelta di campo di ieri lancia un messaggio di stabilità: non vogliamo vendere Mps, c’è ancora tanta strada da fare.
FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE - FRANCESCO MILLERI
E Pierluigi Tortora, l’imprenditore dell’energia che ha lanciato la lista Lovaglio, è sicuramente favorevole a un matrimonio Mps-Banco. Il problema di Delfin è che almeno 5 dei suoi 8 soci-eredi vorrebbero dismettere le partecipazioni finanziarie e distribuirsi i proventi.
In ogni caso la partita più delicata che da oggi dovranno giocarsi Milleri e Caltagirone è quella su Generali. I due […] sul tema hanno idee diverse. Il primo, insieme all’ascoltato Grilli, sarebbe favorevole a un ancoraggio istituzionale come richiesto dal Mef e da Palazzo Chigi, con il 13,2% oggi nella pancia di Mediobanca da distribuire a investitori di alto standing, come Cdp, Banca d’Italia, Intesa Sanpaolo, Poste.
In questo modo si metterebbe il Leone di Trieste e i suoi 800 miliardi di risparmio gestito al riparo da eventuali attacchi dall’estero. Per Caltagirone invece la priorità sarebbe quella di prendere in mano la gestione della compagnia cambiando il cda esistente e in prospettiva rafforzando ancora di più la sua presa nell’azionariato. Due visioni diverse che spiegano molto dell’improvviso risveglio di Milleri nell’assemblea Mps: un modo per non subire ma guidare anche il futuro di Generali.

