FINISCE L’ERA DEL “SALOTTO BUONO”: MEDIOBANCA USCIRÀ DAL LISTINO DI PIAZZA AFFARI – LA BANCA FONDATA NEL 1946 PER PROTEGGERE I GRUPPI AZIONARI PRIVATI DALLE INGERENZE DEL POTERE POLITICO È FINITA VITTIMA DI QUELLO STESSO POTERE CHE, TRAMITE CALTAGIRONE E MILLERI, HA MESSO LE MANI SU PIAZZETTA CUCCIA – DOPO IL “DELISTING” E LA FUSIONE CON MPS, IL MARCHIO MEDIOBANCA RESTERÀ PER LE ATTIVITÀ DI CORPORATE & INVESTMENT BANKING E PRIVATE BANKING DI FASCIA ALTA, MENTRE LA RETE DI PREMIER E IL CREDITO AL CONSUMO DI COMPASS FINIRANNO SOTTO IL CAPPELLO DEL MONTE DEI PASCHI DI SIENA – IL 13% DI GENERALI RESTERÀ NEL PERIMETRO DELLA NUOVA SOCIETÀ, DELISTATA E CONTROLLATA AL 100% DA ROCCA SALIMBENI...
MEDIOBANCA, L’ADDIO ALLA BORSA DELL’EX “SALOTTO BUONO”
Estratto dell’articolo di Stefano Lepri per “la Stampa”
Abbandona senza gloria la Borsa quello che nel XX secolo era stato lo snodo di potere più importante del capitalismo italiano, conforme al cliché che i giornali ripetevano «il salotto buono della borghesia», naturalmente collocato a Milano.
Mediobanca, anzi «la Mediobanca» come si diceva allora prima che i pubblicitari imponessero di far cadere l'articolo, dalla sua nascita nel 1946 era stata una banca a partecipazione statale che però si poneva il compito principale di proteggere i gruppi azionari privati da possibili ingerenze del potere politico.
Privatizzate poi le banche, il suo qualificatissimo azionariato privato era rimasto a rappresentare l'élite delle grandi imprese, tanto che Silvio Berlusconi si era ritenuto onorato di esservi ammesso con una quota del 2% dopo una lunga battaglia (vendette poi nel 2021).
Ora non serve più, viene gettata via, e la toglie dai listini una coalizione di potere tra pubblico e privato gradita a chi comanda oggi a Roma.
[…] Si diceva che era una banca d'affari, ma quali affari? Vantavano perfino, i suoi dirigenti, di non avere ingegneri alle loro dipendenze, perché ritenevano che non occorresse valutare i piani industriali delle aziende; bastava garantire loro, con vari espedienti finanziari, un controllo azionario solido. Purtroppo, a volte capitò che si sostenessero gruppi di comando che le idee su come fare industria non le avevano chiare.
Il ruolo di Mediobanca cambiò proprio nel periodo che per il capitalismo privato avrebbe potuto rappresentare un trionfo. Lo smobilizzo delle aziende a partecipazione statale ormai cariche di debiti, con lo scioglimento dell'Iri, attuato da Carlo Azeglio Ciampi e poi da Romano Prodi, non trovò una generazione di imprenditori privati capaci di prendere la mano.
Si era criticata Mediobanca perché proteggeva sempre i soliti, ossia le tradizionali grandi famiglie proprietarie italiane; Mario Draghi, allora direttore generale del Tesoro, per cambiare l'aria affidò le privatizzazioni a banche d'affari straniere (e Cuccia gliene serbò rancore).
FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE - FRANCESCO MILLERI
Ma poi verso il capitale straniero la politica italiana continuava a fare resistenza, e spesso si preferirono gruppi italiani senza esperienza di gestione nei settori specifici.
Lungo gli anni '90 Cuccia, ormai anziano, non capì la globalizzazione. Invece di aiutare le grandi aziende italiane a internazionalizzarsi (ad esempio Leopoldo Pirelli ritenne di aver ricevuto da Mediobanca un appoggio poco efficace per un importante tentativo di acquisizione che cercava di compiere in Germania) le incitò a sfruttare le cessioni di aziende di Stato per costruire posizioni di forza nel settore dei servizi in Italia.
FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE MEDIOBANCA
Fu così che al funerale di Cuccia, a Meina sul Lago Maggiore nel giugno del 2000, il «salotto buono» non c'era. Intanto i suoi allievi e successori, quasi a voler dimostrare che non si rivolgevano soltanto ai vecchi soliti potenti, avevano appoggiato la scalata a Telecom Italia di Roberto Colaninno e dei suoi uomini nuovi («capitani coraggiosi», secondo il termine coniato dall'allora presidente del consiglio Massimo d'Alema) che con il tempo si rivelò un disastro dal punto di vista industriale. Chissà, con qualche ingegnere elettrotecnico in squadra si sarebbe fatto di meglio.
CARLO AZEGLIO CIAMPI E MARIO DRAGHI
MPS-MEDIOBANCA, È FUSIONE PER PIAZZETTA CUCCIA SCATTA L’ADDIO AL LISTINO
Estratto dell’articolo di D. Pol. Per il “Corriere della Sera”
Il consiglio del Monte dei Paschi all’unanimità, al termine di una seduta fiume, ha scelto la strada che porterà all’integrazione con Mediobanca. Seguendo la via che era stata delineata al mercato nel documento di offerta di un anno fa e poi vagliato dalla vigilanza Bce.
Il cda riunito ieri ha comunicato che l’istituto procederà alla «piena integrazione» con Mediobanca (di cui Siena ha l’86,3%) attraverso la fusione e incorporazione di Piazzetta Cuccia e «il conseguente delisting» dell’istituto milanese.
Le attività di corporate & investment banking e private banking di fascia alta di Mediobanca «saranno trasferite in una società non quotata posseduta al 100% da Mps che «manterrà la denominazione di Mediobanca» e che poi (essendo controllata appunto al 100%) non sarà più quotata. Questo, per ottenere la maggiore «creazione del valore».
La partecipazione del 13,2 % nelle Assicurazioni Generali resterà sotto la nuova Mediobanca […] L’operazione richiederà tempo. Dovrà attendere in primo luogo il piano di Lovaglio che riflette il percorso disegnato dal manager. Sullo sfondo c’è la lista del cda. Sarà un elenco con 20 candidature dalle quali ne verranno estratte 15. Il presidente, affiancato dal comitato nomine e da Korn Ferry, ha di fatto già chiuso gli incontri con gli azionisti rilevanti, Delfin e Caltagirone per primi.
LUIGI LOVAGLIO FRANCESCO MILLERI GAETANO CALTAGIRONE GENERALI
MEDIOBANCA SARÀ FUSA IN MPS LASCIA LA BORSA, NON GENERALI
Estratto dell’articolo di Andrea Greco per “la Repubblica”
L'integrazione tra Mps e Mediobanca supera lo scoglio del cda senese […]. Dopo 70 anni la creatura di Enrico Cuccia uscirà dalla Borsa quindi: non servirà nemmeno un'offerta pubblica, perché il concambio per il 14% del capitale non ancora di proprietà dei senesi lo definiranno le assemblee dei due istituti dopo le perizie degli advisor.
[…] La fusione manterrà la nuova "Mediobanca spa" come entità autonoma, con al suo interno «le attività di corporate & investment banking e private banking a servizio della clientela di fascia alta», mentre la rete di Premier e il credito al consumo di Compass finiranno sotto il cappello Mps.
L'antica banca d'affari sarà un brand «di altissimo valore con un patrimonio unico di competenze e sinonimo di eccellenza nei servizi di consulenza alle imprese e ai privati»: ma non sarà quotata, e avrà il Monte per unico azionista.
La vera novità, che fa intuire un compromesso tra le istanze iniziali di Lovaglio e quelle dei soci Caltagirone e Delfin (forti anche nel capitale del Leone di Trieste), riguarda il 13% detenuto da Mediobanca in Generali. Il cda senese ha deciso, infatti, che lo storico pacchetto «resterà nel perimetro della nuova Mediobanca spa»: sempre sottoposto a direzione e controllo di Mps, ma direttamente gestito da Alessandro Melzi d'Eril e Vittorio Grilli, insediatisi quattro mesi fa come ad e come presidente in Piazzetta Cuccia.
[…]
Intanto il presidente del Monte Nicola Maione sta sondando i cinque maggiori azionisti (Delfin, Caltagirone, Blackrock, Mef, Banco Bpm) per selezionare i 20 nomi che entreranno nella "lista del cda", al voto dell'assemblea il 16 aprile. L'ad Lovaglio, superato indenne lo scoglio di ieri, vede crescere le chance di un rinnovo, insieme al presidente-mediatore.







